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L'alpino Ottavio Pes reduce di Nikolajewka si vaccina a 100 anni: «Mi pesa stare a casa»

Fu in Grecia, sopravvissuto sul Don e superstite in Russia. E' di Vigonovo di Fontanafredda. «Voglio rivedere gli amici»

All’appuntamento con il vaccino anti Covid si è presentato con il cappello da alpino. Del resto per Ottavio Pes, di Vigonovo di Fontanafredda, 100 anni compiuti da poche settimane e reduce di Russia, le penne nere sono una seconda famiglia e come tale lo accompagnano nei momenti più importanti. Come quello di ieri, con la prima dose del vaccino, prenotata per le 18. 45 all’ambulatorio del distretto di San Vito al Tagliamento.

Ottavio ha raggiunto il traguardo del secolo il 23 marzo scorso e attendeva il vaccino con ansia, per poter tornare a fare la vita di prima: la passeggiata al bar e, soprattutto, gli incontri con gli amici alpini.

Il reduce di Nikolajewka si vaccina a 100 anni: «Voglio rivedere gli amici»



Ieri finalmente il grande giorno. È arrivato con qualche minuto di anticipo all’appuntamento. Commovente vederlo incedere lentamente nel corridoio, cappello da alpino in testa, a voler rivendicare l’ appartenenza.

Accompagnato da due parenti, ha sbrigato le pratiche burocratiche e si è sottoposto alla vaccinazione.

«Non vedeva l’ora di farlo» ha raccontato il figlio, aggiungendo che il padre s’era presentato con il cappello da alpino «proprio perché per lui sono una seconda famiglia. Quando ha compiuto 95 anni alla festa c’erano 450 persone».

«Lo aspettavo, questo vaccino – ha detto Ottavio dopo la somministrazione della prima dose, durante il quarto d’ora di osservazione – perché mi pesa proprio stare a casa».

Nel suo bagaglio di vita c’è anche una guerra vera, così riassunta dal parroco nel giorno in cui Ottavio si sposò, nel 1953: “Alpino della Divisione Julia, 8° reggimento, battaglione Tolmezzo, 114ª Compagnia, reduce di Grecia, testimone del siluramento del Galilea, sopravvissuto sul Don e superstite di Nikolajewka”.

A Pes, abituato fino all’emergenza Covid a recarsi ogni mattina al bar del paese per bere il caffè e parlare con gli amici, pesa il non poter uscire. «Mi mancano gli amici – ha confermato – ma tengo duro lo stesso, non mollo il fronte mai. Ho fatto tutta la ritirata dalla Russia e li sì che era da morire».

Nessun timore di fronte alla somministrazione della prima dose: «Le cose si fanno quando si devono fare – ha commentato – e sono contento di essere qui oggi per il vaccino».

Poi i ricordi, sollecitati anche dalle persone in attesa con lui, sono andati di nuovo alla Russia e ai momenti difficili: la ritirata a piedi sulle punte per i talloni congelati, i mesi senza lavarsi e sempre con gli stessi vestiti. «Però sono stato fortunato perché mi sono salvato e sono ancora qui».

Ottavio adesso attende la seconda dose, programmata tra 21 giorni, e il periodo richiesto per l’immunizzazione, per tornare alla vita di prima, anche se ieri gli hanno spiegato che la cautela sarà necessaria anche dopo.

Oltre a un briciolo di normalità, lo attendono le celebrazioni per i 100 anni, festeggiati sinora con i familiari, ma non ancora con gli amati alpini e tutti gli amici. Ieri, in tal senso, è stato compiuto un passo importante.

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