Friuli vicino alla soglia dei 250 positivi: è il requisito per tornare arancioni

Grazie alla zona rossa l’indice su centomila abitanti sta calando: il 18 marzo era a 463, lunedì 5 aprile a 267

UDINE. È uno degli indici “chiave” per far tornare in zona arancione il Friuli Venezia Giulia. E da due settimane sta calando, tanto che si può pensare che entro pochi giorni la regione rientri in regola. Si tratta del parametro che fissa una soglia precisa, quella dei 250 positivi su centomila abitanti su base settimanale. Se i contagi superano questo limite si passa automaticamente nella fascia di colore superiore (da arancione a rossa) e viceversa. Il Friuli Venezia Giulia sta percorrendo rapidamente la strada che da un indice pari addirittura a 463,76 contagi su centomila abitanti (registrato il 18 marzo) sta conducendo verso i 250. Lunedì 5 aprile, infatti, l’incidenza era scesa a quota 267,95.

L’andamento della curva e la situazione nelle quattro province regionali sono evidenziati in uno dei grafici elaborati dal professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università degli studi di Udine. La flessione della curva è comune a tutte le province, anche se Pordenone è stabilmente al disotto della soglia già da inizio marzo. «Il calo è il risultato che ci si attendeva dopo l’applicazione della zona rossa – sottolinea Della Mea – e bisogna dire che tutto sta avvenendo molto rapidamente. Ciò significa anche che la maggioranza dei cittadini rispetta le limitazioni».

È infatti da metà marzo che il valore sta diminuendo.

E proprio il 15 marzo la nostra regione ha subìto la stretta, finendo in zona rossa. Quasi immediata la risposta dei numeri che prendono in considerazione la media degli ultimi sette giorni. In particolare la provincia di Udine aveva toccato una punta di contagi elevata: il 14 marzo eravamo arrivati a 629,28 positivi su centomila abitanti, il record in regione, dove le altre province sono rimaste a quote inferiori. Ieri proprio Udine presentava un indice di 294,98, mentre Trieste era a 365,96, Gorizia a 304,07 e Pordenone appena a 133,01. La media regionale, come si diceva, era di 267,95.

Quando la prossima settimana la cabina di regia del Governo prenderà nuovamente in considerazione tutti i parametri per decidere il colore della regione, è probabile che l’indice sia tornato al di sotto dei 250 contagi, aprendo la strada a un ritorno in zona arancione. È comunque scontato che tutta questa settimana si passi in zona rossa. L’obiettivo si sposta sul periodo successivo.



«Bisogna però rendersi conto che non si sta facendo una garetta fra regioni a chi arriva prima sotto la soglie dei 250 contagiati – dice il professor Della Mea – . Qui si sta parlando della salute pubblica e dunque bisogna sempre valutare se mantenere una restrizione forte come la zona rossa e dare decisamente dare una spallata al virus. Sento che qualcuno contesta la validità di questo parametro che in effetti dipende dalla volontà di una regione di fare più tamponi. Chi ne fa meno trova meno contagiati e si ritrova in regola con la soglia. Ma un atteggiamento serio è quello che spinge a eseguire tutti i tamponi necessari per individuare i nuovi positivi e isolarli, impedendo al virus di circolare. La situazione è infatti ancora molto grave e per accorgersene basta guardare i numeri delle terapie intensive. Nella nostra regione siamo oggi ai valori più alti di occupazione, tutto il sistema sanitario è sotto pressione».



«Sappiamo che l’impatto della zona rossa sulle terapie intensive e sui decessi avviene con un certo ritardo rispetto alla prima diminuzione ci si osserva, ossia quella sul numero dei nuovi positivi. Bisogna dunque valutare bene quali limitazioni applicare in un territorio. Se abbiamo fatto 30 forse è meglio fare 31 e abbassare decisamente i numeri dei contagi piuttosto che galleggiare su valori a rischio».

Sarà anche interessante valutare la tenuta del sistema dopo l’apertura delle scuole, che in Friuli Venezia Giulia avverrà mercoledì 7 aprile. Molti esperti avevano consigliato di tenere le scuole chiuse ancora per qualche settimana, mentre altri non hanno ritenuto pericoloso il ritorno in classe degli studenti. Nelle prossime settimane si aggiungeranno al quadro regionale alcuni fattori – come l’innalzamento delle temperature e la progressione della campagna vaccinale – che dovrebbero produrre effetti di contrasto alla diffusione del Covid.
 

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