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Fondazione Friuli, Morandini va verso la riconferma

Un giro di telefonate, ieri, fatte dal presidente Giuseppe Morandini ha mandato in fibrillazione (moderata) la politica friulana. A fine mese scade infatti il consiglio di amministrazione della Fondazione Friuli e nessuno dei componenti è rinnovabile perché tutti hanno raggiunto il limite massimo di mandati. Tutti tranne uno, il presidente Morandini che di quel cda è l’espressione più alta. Il presidente viene infatti designato dal cda a sua volta votato dall’Organo di indirizzo, il vasto parlamentino nel quale siedono i portatori di interesse dei territori delle province di Udine e Pordenone.

Non potranno ricandidarsi Pietro Cappelletti, Maurizio Cini, Barbara Comparetti, Sergio Dell’Anna, Edgarda Fiorini, Flavio Pressacco e i due vicepresidenti Flavia Brunetto e Gianfranco Favaro. Da quest’anno il cda passerà da nove a sette componenti, rendendo la competizione ancora più aspra di quanto non lo sia stata quattro anni fa, quando Morandini penò un pochino per spegnere gli appetiti pordenonesi rappresentati da Favaro, anch’egli in lizza, il quale fu osteggiato da una parte del suo territorio. Vinse Morandini e fu pace anche con Favaro del quale il presidente, sempre parco di giudizi, specie in pubblico, non ha mai avuto modo di lamentarsi. Anzi, ne ha apprezzato la lealtà.

Fra pochi giorni, il 19, l’organo di indirizzo si esprimerà sul nuovo cda. Come funziona? Le buone maniere e la concordia istituzionale cui sono ispirate, fin dai tempi del presidente Lionello D’Agostini -uomo felpatissimo- le tradizioni della casa, vorrebbero che fosse presentata una sola lista comprendente il presidente e i suoi sei uomini (alcuni esterni e altri provenienti dal parlamentino).

Giuseppe Morandini si ricandiderà per altri quattro anni e questo toglie ogni spazio alla competizione, giacché il presidente uscente è ben voluto da tutte le categorie professionali e dalle istituzioni rappresentate. Anche la politica regionale ai massimi livelli ne ha una buona opinione. In un periodo così difficile Morandini è riuscito a mantenere costanti le erogazioni senza intaccare il capitale. La politica di differenziazione degli investimenti e di abbattimento del rischio, iniziata con D’Agostini e consolidata da Morandini, pare aver messo in sicurezza il patrimonio dai cui ricavi giungono le risorse per il territorio. Si è vagheggiato nel periodo pre-pasquale della possibilità di una seconda lista con nomi di peso. Fra questi Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato e indicato dalla Camera di commercio nell’organo di indirizzo, la cui scadenza -a differenza che per il cda- è fissata al 30 aprile 2024. Al momento non risulta che Tilatti abbia i numeri per farcela. Così come non ha trovato grande seguito, finora, il dissenso di Francesco Macagno, pure lui nell’organo di indirizzo e espresso dall’Ordine dei medici di Udine. Morandini tesse dunque la sua tela in grande serenità, pur sapendo che il rischio di un blitz (un’altra lista che gli contenda la presidenza) è possibile fino al giorno prima. Attento alla questione di genere, Morandini si sta interrogando pure sul vice che deve essere un pordenonese essendo egli, invece, udinese. Sarà con ogni probabilità l’avvocato Bruno Malattia (un esterno) mentre sembra tramontata la candidatura della commercialista pordenonese Michela Colin (che è nell’organo di indirizzo), da alcuni indicata. Scade, infine, anche il collegio sindacale. Non sono designabili Lucia Pippan (presidente) e Alberto Cimolai e Gian Luigi Romanin (sindaci). A Morandini tocca poi trovare un rappresentante per la montagna che non è espressamente previsto nel regolamento, ma non per questo viene ritenuto meno importante.
 

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