ReiThera, quando sarà disponibile? Ora si sperimenta anche in Friuli Venezia Giulia e si cercano ancora volontari

TRIESTE. Passa da Trieste la fase decisiva della sperimentazione del primo vaccino anti-Covid italiano, sviluppato dall’azienda biotecnologica laziale ReiThera in collaborazione con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Spallanzani”. Un siero il cui utilizzo su larga scala, previsto entro la fine dell’anno se non ci saranno intoppi, potrebbe davvero imprimere un’accelerata importantissima alla campagna vaccinale garantendo al nostro Paese un primo margine di autosufficienza nell’approvvigionamento delle dosi.

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Da venerdì il vaccino ReiThera verrà inoculato per la fase 2 della sperimentazione clinica nella struttura complessa di Pneumologia dell’ospedale di Cattinara, diretta dal professor Marco Confalonieri. Quello triestino sarà uno dei 23 centri, tra Italia e Germania, scelti per le due fasi dell’iter sperimentale. Saranno 30 i volontari necessari per i test a Cattinara e ci sono ancora posti disponibili per chi volesse farsi avanti: basta contattare il reparto di Pneumologia. 


La fase 1 è partita in agosto ed è stata condotta su 90 volontari: l’obiettivo era anzitutto verificare la sicurezza del vaccino e in questo senso il siero ReiThera non ha evidenziato problematiche, dimostrando di stimolare il sistema immunitario per quanto riguarda la produzione di anticorpi e la formazione di linfociti T. Ora tocca alla fase 2. I 900 volontari coinvolti saranno divisi in tre gruppi o “bracci ciechi” e saranno inoculate due fiale: a un terzo il vaccino in due dosi, a un altro terzo una fiala di vaccino e una di placebo, al terzo restante due fiale di placebo.

ReiThera a gennaio aveva ricevuto un aiuto finanziario da Invitalia, l’agenzia diretta dall’allora commissario per l’emergenza Arcuri e in cambio l’azienda laziale, il cui centro di produzione è a Castel Romano, si è impegnata a soddisfare in via prioritaria le esigenze di approvvigionamento italiane. Si parla di una capacità produttiva di 100 milioni di dosi all’anno.

«Saremo gli unici a sperimentarlo in regione – spiega il professor Confalonieri –. Ora avvieremo lo studio di fase 2 per valutare se il vaccino, per poter dare una sufficiente immunizzazione, dovrà essere somministrato in una sola dose, come il Johnson&Johnson, o se servirà anche la seconda dose di richiamo. Per quanto riguarda i volontari abbiamo già esaurito i posti per soggetti più giovani e sani. Ne restano ancora per soggetti sani, ma con più di 65 anni, e per persone under 65 con malattie croniche, che possono essere anche la semplice obesità oppure patologie broncopolmonari, cardiovascolari, oncologiche ipertensione o diabete». «Né i volontari né i medici – precisa il primario – sapranno all’inizio se le fiale inoculate contengono vaccino o placebo. Da specificare che chi riceverà solo il placebo, e dunque non svilupperà anticorpi, potrà poi tranquillamente immunizzarsi con un altro dei sieri oggi in uso. Sottolineo, inoltre, che i volontari saranno sottoposti a vista iniziale e poi, per due mesi, a costanti controlli. Possiamo dire che sarà un’iniziativa benefica, insomma, per la salute di chi deciderà di partecipare».

«C’è da augurarsi – osserva Confalonieri – che possa bastare una sola dose per l’immunizzazione perché ciò renderebbe più competitivo il vaccino. Poi, si passerà alla fase 3 che sarà fatta con il dosaggio definitivo e che porterà, si spera, all’autorizzazione definitiva. Secondo lo “Spallanzani” si potrebbe arrivare all’inserimento nella campagna vaccinale del siero ReiThera entro la fine del 2021. Sappiamo che di vaccini anti-Covid ce ne sarà bisogno ancora per diversi di anni ed è evidente a tutti quanto sia importante poter avere un vaccino italiano a disposizione. Con lo “Spallanzani” abbiamo una collaborazione già consolidata, ad esempio l’anno scorso avevamo portato avanti insieme uno studio sui cortisonici».

«Il ReiThera ha un profilo di sicurezza analogo agli altri vaccini – aggiunge il primario –: il meccanismo di funzionamento è basato su un adenovirus di gorilla, assolutamente innocuo per l’uomo, che viene percepito come estraneo e provoca la reazione del nostro sistema immunitario, spingendolo a sviluppare gli anticorpi contro il Covid».

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