Tutti i dubbi su AstraZeneca, perché viene (erroneamente) ritenuto pericoloso: la risposta è nelle piastrine

VENEZIA. Era stato annunciato come la soluzione europea al Covid. Ma ora è l’Europa a procedere in ordine sparso su AstraZeneca. Italia e Spagna continuano a somministrare il vaccino senza limitazioni, la Germania lo vieta a chi ha meno di 60 anni, e addirittura c’è l’Olanda che – notizia di ieri – lo sospende per tutte le classi d’età. Eppure il vaccino è lo stesso. E così capirci qualcosa diventa un’impresa. Soprattutto per chi, in Veneto come nel resto d’Italia, ha già ricevuto la prima dose oppure è in lista d’attesa per riceverla. Chi glielo dice se fa bene a fidarsi o no? La risposta arriva innanzitutto dalla scienza.

Un passo indietro. L’Ema prima e l’Aifa poi, il 18 febbraio autorizzano il siero anglo-svedese. I certificati di sicurezza, secondo le due agenzie regolatorie europea e italiana, ci sono tutti. Con il passare delle settimane, iniziano ad emergere i primi (rarissimi) casi di trombosi successive alle somministrazioni. Anche mortali e in età compresa tra i 20 e i 63 anni. Si parla di numeri infinitesimali in proporzione alle dosi inoculate: per l’Ema un caso sospetto ogni 100 mila vaccinati al di sotto dei 60 anni. La Gran Bretagna ha annunciato di averne osservati 30 sospetti, di cui 7 fatali, su 18,1 milioni di iniezioni con AstraZeneca. Il rapporto fra rischi e benefici resta evidentissimo: il vaccino salva innumerevoli vite evitando il coronavirus.

Eppure i casi sospetti di trombosi continuano, a metà marzo si arriva a una sospensione precauzionale e il 18 al definitivo semaforo verde.

È qui, però, che la politica ruba la scena alla scienza. Dopo aver sospeso le somministrazioni al di sotto dei 60 anni – dopo 5 casi di trombosi in altrettante donne tra i 25 e i 65 anni, con un decesso, su 400 mila iniezioni – ieri l’Olanda ha deciso di bloccare in via preventiva altre inoculazioni. A fine marzo la Germania aveva deciso di sospendere il siero per gli under 60. Svezia e Finlandia hanno dato l’ok a chi ne ha più di 65. E ancora la Francia, che anche dopo le rassicurazioni dell’Ema del 18 marzo non ha mai più ripreso le somministrazioni addirittura per chi ha meno di 55 anni. Siringhe ferme invece in Norvegia e Danimarca. Ci sono poi paesi come l’Italia e la Spagna che hanno invece ripreso a pieno ritmo le somministrazioni.

Ma chi ci capisce qualcosa? «Secondo me alcuni governi, come quello francese e tedesco, non amano smentirsi, e - a costo di smentire l’Ema - hanno ribadito alcuni concetti pur non essendoci alcuna prova provata di un nesso tra questo vaccino e quelle particolari trombosi». Per Massimo Galli, infettivologo e direttore del dipartimento delle malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, la risposta è da ricercarsi su un piano prettamente politico più che scientifico.

E si capisce meglio se si guarda al primo stop imposto a metà marzo da alcuni Paesi, prima cioè delle ulteriori rassicurazioni dell’Ema. E su cui ora sarebbero refrattari a tornare indietro. «È un po’ quanto si assiste anche per le regioni italiane, dove si viaggia a velocità differenti» aggiunge Galli «in più alcune nazioni europee hanno una popolazione inferiore e possono anche permettersi di fare valutazioni diverse. Di certo, noi abbiamo bisogno del vaccino di AstraZeneca».

In questo caos, resta però l’incertezza. Ed è alla scienza che si chiedono certezze. «Questa cosa delle trombosi del seno cavernoso riguarda una condizione molto rara» aggiunge Galli. «Queste situazioni caratterizzate da piastrinopenia sono meritevoli di attenzione, ma prima d’ora non sapevamo quale fosse la vera incidenza. Ora è evidente che con la vaccinazione si controlla ogni cosa con molta precisione. Dovremo riuscire a capire se queste evenienze sono casuali, come io ritengo, o se c’è sotto qualcosa. Francamente mi sento di avanzare dubbi, anche alla luce dei dati inglesi che hanno vaccinato 18 milioni di persone».

Sta di fatto che a uscirne indebolita, da questa specie di scacchiere disordinato, è l’Europa. E la campagna vaccinale di un intero continente. «È un dato di fatto» conclude Galli «si percepisce questa pericolosa voglia dei governi europei di fare per conto proprio. E questo non fa bene a nessuno»

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