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#iocomebiagio: parte la raccolta di fondi per aiutare le partite Iva in difficoltà

L’iniziativa partita dopo la “ribellione” del parrucchiere di Spilimbergo, multato due volte per non aver chiuso il negozio 

SPILIMBERGO. Dopo il lancio dell’hashtag #iocomebiagio, la protesta contro le chiusure di alcune attività per la pandemia organizzata dal parrucchiere di Spilimbergo Biagio De Biase, titolare del salone La vetta dei divi, si allarga: ieri anche la commerciante Giuliana Tel, titolare nella città del mosaico di Fonda uomo, ha aderito, indossando la maglietta realizzata per l’occasione.

La donna ha sì il negozio aperto, ma può vendere solamente calzini: è chiaro che, con questi ultimi, non si possono incassare migliaia di euro. Intanto Biago ha lanciato una raccolta fondi on line, che verranno impiegati per la causa e per garantire sostegno alle partite Iva che prenderanno parte alla “lotta” pacifica.


«Sono cresciuto in una famiglia onesta del sud, che mi ha trasmesso grandi valori – ha raccontato Biagio – e che ho dovuto lasciare da giovanissimo, per costruirmi un futuro. Lavoravo e studiavo per realizzare il mio sogno: diventare parrucchiere. Come tanti, ho vissuto anni di sacrifici per riuscire ad aprire il mio amato salone nel 2004. Poi la pandemia e l’inizio dell’incubo. Durante il primo lockdown ci hanno detto che dovevamo fare sacrifici e applicare misure anti-Covid quindi, pur di lavorare, ho messo il salone in condizioni di poter ospitare in sicurezza i clienti e ho acquistato i dispositivi previsti. Il negozio è perfetto e io, anche se le spese sono tante, ho continuato ad alzare le serrande con il sorriso e un barlume di speranza, perché ho la possibilità di continuare a lavorare».

Poi il secondo lockdown. «È trascorso un anno, durante il quale nel salone io e i miei clienti abbiamo sempre osservato le regole – ha aggiunto –. Quasi tutta l’Italia è diventata zona rossa. Le idee sono sempre più confuse, perché stavolta viene stabilito che dobbiamo restare chiusi. Io ho iniziato a riflettere e a farmi domande. Mi sono chiesto come avrei fatto a sostenere la mia famiglia dato che, come per tanti, il salone è la mia unica fonte di reddito».

«Così – ha concluso il parrucchiere – ho deciso di portare avanti una forma di protesta civile per me e tutte le altre attività in difficoltà. Lo insegna la Costituzione che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Voglio tutelare questo diritto, per me e i colleghi. Per farlo, mi sono esposto personalmente e questo non senza il rischio di ripercussioni economiche e legali. La raccolta fondi è finalizzata a sostenere le spese che la protesta comporta. Tutto quello che deriverà dai contributi verrà impiegato per la causa e per aiutare le partite Iva che desiderano aderire alla protesta #iocomebiagio. Perché non rimanga solo uno sfogo personale finalizzato a se stesso, ma possa rappresentare le persone che non hanno la possibilità di dare voce a questa situazione insostenibile. Ringrazio di cuore tutti coloro che vorranno partecipare». —


 

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