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Mascherina all’asilo: «Chi ha compiuto 6 anni la deve indossare»



UDINE. Si riapre il dibattito sull’obbligo o meno di indossare la mascherina per i bambini di sei anni che frequentano la scuola dell’infanzia. Questa volta è l’opinione del direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Massimo Braganti a suggerire come sarebbe opportuno che tutti i bimbi delle materne usino la mascherina.


Il caso si era aperto a inizio anno. I “grandi” che frequentano l’ultimo anno delle materne e che compiono gli anni tra gennaio e giugno avrebbero iniziato a valicare la soglia di età stabilita che fa scattare l’obbligo dell’uso del dispositivo di protezione delle vie aeree superiori. Da qui nasce il dubbio in alcuni istituti del territorio: per questi bambini, la mascherina va richiesta anche a scuola? A leggere la norma in maniera rigida, la risposta pare essere affermativa. L’applicazione, però, di un discrimine basato sull’età anagrafica all’interno della scuola dell’infanzia, una scuola dove non vige il distanziamento, dove il contenuto formativo principale è l’educazione alla relazione, e dove quasi tutti gli altri alunni non portano la mascherina è evidentemente problematico. Così, la maggior parte dei dirigenti scolastici aveva ritenuto di non chiedere la mascherina a scuola a questi bimbi.



Alcune scuole paritarie e almeno un istituto comprensivo di Udine, invece, applicavano la norma in maniera rigida, cosa che aveva generato numerose proteste dei genitori.

Ecco che una mamma ha scritto al direttore generale dell’Asufc, Massimo Braganti, per persuadere la scuola di riferimento a cambiare le proprie regole.

Il 18 febbraio scorso Braganti ha risposto alla signora che la norma era da interpretare in modo restrittivo, e aggiungeva: «Condividiamo l’insostenibilità scientifica del limite anagrafico dei 6 anni, ma riteniamo, da un punto di vista di sanità pubblica, peraltro condiviso con altri pediatri del territorio, che semmai potrebbe essere incentivato l’utilizzo delle mascherine anche da parte dei bambini più piccoli, garantendo sì il principio di omogeneità all’interno del gruppo scuola, ma nel senso di promuovere il senso civico e la sicurezza della comunità».



Paolo Lubrano, segretario provinciale della Fimp, che si era espresso a inizio febbraio in maniera opposta sul tema, richiamando la necessità di contemperare le esigenze formative per questi bambini con quelle di ordine sanitario e aveva sollecitato un intervento della Regione, afferma: «Noi pediatri non siamo stati consultati». 

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