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Contagiato a fine febbraio e positivo da oltre 40 giorni, il gestore del Mr Charlie racconta la sua odissea: «La solitudine è terribile»

L’imprenditore Cerato racconta l’odissea da fine febbraio, pronto per il quinto test: «Sto meglio e mi sento fortunato»

LIGNANO. «Cerchi l’aria, ma non c’è. Sei isolato, chiuso in casa, e sai che per cavartela devi contare solo su te stesso: il solo pensiero di poter attaccare il virus a un familiare ti fa rabbrividire». È così che Adriano Cerato, socio della discoteca Mr. Charlie di Lignano Sabbiadoro, racconta l’odissea che sta vivendo dalla fine di febbraio. L’imprenditore 50enne è positivo al Covid da ormai più di un mese e oggi farà il quinto tampone. «Finalmente sto meglio – rassicura Cerato, felice di non aver contagiato né la moglie né le due figlie – ma i sintomi del coronavirus me li porto dietro. Tosse e respiro affannato, anche se il peggio sembra alle spalle».

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Immerso nella natura Cerato a fine febbraio stava facendo trekking ad alta quota, in val Badia, quando ha percepito i primi sintomi che gli hanno fatto pensare al Covid. «Mi sono svegliato con l’emicrania, qualche dolore articolare e un po’ di tosse stizzosa, ma niente febbre – spiega il 50enne –. Per togliermi ogni dubbio, però, ho contattato il mio medico, sono tornato a casa (a Portogruaro) e, in attesa della verifica, mi sono auto-isolato per precauzione». Poi, test rapido positivo e tampone anche.

«Non mi spiego proprio come e dove posso aver preso il virus, sono sempre stato molto attento e in montagna era da solo – dice Cerato –. Attivata l’Usca, i medici hanno reputato non avessi bisogno di una particolare terapia e i primi dieci giorni non sono stato particolarmente male, ho avuto qualche linea di febbre, tosse e dolori articolari. E infatti, arrivato il momento del secondo tampone, ero sicuro che sarebbe risultato negativo. E invece no».

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Poi, il crollo verticale. «Dopo il secondo test la mia condizione è peggiorata drasticamente, ho avuto una seria complicazione respiratoria, non stavo bene né sdraiato né seduto. Mi hanno prescritto una cura con cortisone e altri medicinali – prosegue l’uomo –, ma ho passato giornate pesantissime, la difficoltà respiratoria era altalenante: si sono susseguiti momenti in cui mi è mancata l’aria a momenti in cui ho creduto che la crisi fosse passata. E in tutto ciò sapevo di essere completamente solo». E ancora: terzo e quarto tampone entrambi positivi. «Ho il coronavirus ormai da più di quaranta giorni. Tutto sommato, con il senno di poi, mi ritengo fortunato: molti amici, anche giovani, hanno avuto il Covid e sono stati ricoverati in ospedale, anche in Terapia intensiva – aggiunge Cerato –. Il virus è subdolo e non va sottovalutato».

Nel raccontare la sua storia Cerato vede però «tante contraddizioni e assurdità, come i ristoranti chiusi, i mezzi pubblici affollati e i centri Covid strapieni». «Il secondo tampone l’ho fatto al centro Covid di Portogruaro dove sono arrivato alle 6.45 e c’erano già 200 persone in coda (a piedi). Ho fatto l’esame alle 13.15. Ero positivo, come chissà quanti altri, in mezzo a tutti, in fila per ore.

E lo stesso mi è capitato la volta successiva in cui ho aspettato altre tre ore e mezza, sempre in coda e di nuovo positivo al virus. C’è bisogno di ripartire – conclude l’imprenditore –, con l’aumento delle vaccinazioni sarebbe possibile farlo e chi ci amministra deve farlo davvero. Sebbene con criterio, c’è bisogno di tornare a vivere».

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