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Mamma e maestra costretta a insegnare lontano da casa: «Il trasferimento mi spetta ma il “vincolo Azzolina” cancella il mio diritto»

Il caso di una mamma e maestra con problemi familiari: «Costretta a insegnare a Paluzza nonostante abbia la 104»

UDINE. Mamma e maestra di asilo da dieci anni, Chiara Vescovo contesta il vincolo di sede quinquennale voluto dall’ex ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina; vincolo che impedisce a lei e a tutti gli insegnanti neo-immessi in ruolo come lei di usufruire del trasferimento. Non solo, addirittura pone restrizioni a chi, come lei, ha tutele ulteriori previste dalla legge 104, legge che protegge i diritti delle persone con disabilità e di chi è il loro caregiver in famiglia.

Dopo anni passati come coordinatrice della scuola dell’infanzia di Percoto, Vescovo decide di provare ad entrare nel mondo della scuola pubblica e si licenzia dalla paritaria in cui lavorava. Comincia il calvario. Per entrare di ruolo accetta un posto a 70 chilometri da casa, a Paluzza. Era il più vicino rimasto disponibile, dopo che le sedi più appetibili erano state scelte da chi veniva immesso in ruolo da graduatorie di merito di concorso, che includono anche una graduatoria stilata in extremis dopo il controverso concorso del 2016 (nella nostra regione ad un certo punto alcuni elaborati addirittura non si trovavano). Concorso a cui aveva partecipato anche Vescovo, ma quell’anno si era dovuta misurare con gravi problemi familiari. La scelta di accettare il posto in montagna con il peggioramento della situazione pandemica si fa sempre più pesante: Vescovo è sola, lontana dal marito e dai genitori, con un affitto in più da pagare. Ma la cosa che pesa ancora più è non sapere se dal prossimo anno potrà tornare a casa, anche se posti vacanti ci sarebbero. Il fatto che abbia dei diritti riconosciuti dalla legge 104 potrebbe non bastare: l’ordinanza ministeriale specifica che la 104 deve essere arrivata dopo «l’inserimento periodico nelle graduatorie».


Vescovo è inserita in graduatoria ad esaurimento dal 2007, la 104 è arrivata nel 2016. Le graduatorie si aggiornano ogni tre anni. Tanto potrebbe bastare ad escluderla dalla possibilità di ritornare vicino a casa.

«Non me ne chieda la ratio – commenta Mauro Grisi, segretario provinciale Snals, sindacato a cui Vescovo è iscritta – non la capisco. Questa storia è l’ennesima dimostrazione dell’insensatezza del vincolo quinquennale, una norma discriminatoria e che costringe i docenti a lavorare in condizioni di forte stress, diminuendone la resilienza, non garantendo d’altro canto la continuità educativa dei bambini e i ragazzi».

La storia di Chiara Vescovo d’altro canto è verosimilmente la storia di moltissimi altri docenti con legge 104 immessi in ruolo quest’anno dalle graduatorie ad esaurimento. Ragione per la quale Vescovo ha scelto di rendere pubblica la sua storia: «Ho scelto di espormi perché mi voglio battere per un diritto mio e di tutti coloro che hanno la 104. Perché deve importare quando è arrivata la 104? ». Vescovo, ha scritto un post pubblico su Facebook per dare risonanza alla situazione in cui è intrappolata. Chiama in causa politici locali di ogni schieramento, il Ministero e tutti i sindacati della scuola. Fino ad oggi, però, ha ricevuto risposte solo da persone smarrite e in condizioni simili alla sua. —

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