Quando ci sarà l'immunità di gregge in Friuli Venezia Giulia? I numeri e cosa sappiamo della campagna vaccinale in regione

UDINE. L’obiettivo è sempre quello annunciato un paio di mesi fa e cioè raggiungere una sorta di immunità di gregge in Friuli Venezia Giulia entro la fine dell’estate. Un traguardo non impossibile da tagliare, se le consegne dei vaccini rispetteranno il cronoprogramma stilato dal Governo, e nonostante un’adesione alla campagna, specialmente tra gli ultranovantenni e nella fascia compresa tra 70 e 79 anni, non eccelsa.

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Un target raggiungibile, però, soltanto a condizione che il secondo trimestre dell’anno diventi, tanto in regione quanto in Italia, il vero punto di svolta delle immunizzazioni. Certo, aprile non sarà ancora un mese da bengodi in magazzino – basti pensare che in Friuli Venezia Giulia dovrebbero arrivare entro il 30 più o meno 180 mila dosi, comprensive delle prime di Johnson&Johnson –, ma è chiaro che un segnale va dato già in queste settimane, senza attendere maggio e giugno.

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Perché se saranno quelli i due mesi in cui il grosso del milione di dosi atteso in regione arriverà a Nordest, allo stesso tempo, dopo l’accelerata di fine marzo, nelle prossime tre settimane bisognerà almeno mantenere l’attuale ritmo medio da 5-6 mila vaccinazioni al giorno. Con quota 10 mila da raggiungersi a fine mese quando, appunto, il Paese dovrebbe avere a disposizione ben più delle 8 milioni di dosi previste per aprile.


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C’è tuttavia, come detto, un problema ed è relativo alle prenotazioni, specialmente di quelle categorie per cui, al netto di patologie particolari, si utilizza AstraZeneca. Il fatto, d’altronde, che nei magazzini della Direzione Salute al 6 aprile ci fosse il 43% delle fiale consegnate dalla ditta anglo-svedese, contro appena il 3% di quelle di Pfizer, dimostra la non estrema fiducia – utilizzando un eufemismo – di ampie fette di popolazione verso questo farmaco.

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Considerato, però, che la campagna non può e non deve fermarsi, la Regione ha intenzione, al massimo entro la prossima settimana, di aprire ulteriormente le prenotazioni alla fascia d’età compresa tra 65 e 69 anni. Un passo, questo, chiave per cominciare a coprire un’altra fetta di popolazione – i sessantenni – che in Friuli Venezia Giulia rappresenta oltre 157 mila persone anche se una parte non secondaria, cioè più o meno il 15%, ha già aderito, e spesso è pure stata immunizzata, alla campagna perché inserita in una delle categorie prioritarie delle fasi iniziali del piano vaccinale.

Vista l’attuale disponibilità di farmaci e che tra over 80, settantenni, caregiver e persone vulnerabili le agende sono piene fino a inizio maggio, è inoltre plausibile, per non dire molto probabile, che le vaccinazioni per i sessantenni non scattino prima di metà maggio. Dopo, stando al piano nazionale aggiornato dal Governo Draghi, toccherà alle persone con comorbidità di età inferiore ai 60 anni, senza quella connotazione di gravità riportata per le persone estremamente vulnerabili: volgarmente, cioè, agli esenti dal ticket per patologie meno impattanti rispetto a quelle dei vulnerabili.

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Contemporaneamente, inoltre, dovrebbero aprirsi – sempre a maggio – anche le vaccinazioni nelle aziende concretizzando l’accordo stretto tra Regione e Confindustria con la possibilità anche di aprire a un apporto, continuo, dei privati che, stando ai calcoli della Direzione Salute, potrebbero garantire un paniere di almeno 2 mila vaccinazioni in più al giorno – a un costo compatibile con quello dei medici di base – da sommarsi a quelle gestite dal pubblico. Tra giugno e luglio, infine, dovrebbe toccare al resto della popolazione del Friuli Venezia Giulia per quanto a quel punto – sempre consegne e adesioni permettendo – le fasce più a rischio saranno già coperte dal vaccino. E la regione dovrebbe vedere, nitidamente più vicina a sé, la luce in fondo a un tunnel imboccato ormai quasi 15 mesi or sono.

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