Truffa sulla vendita di auto, ecco come ci si difende dai raggiri

È partita da un servizio di Moreno Morello, andato in onda su Striscia la notizia l’estate scorsa, l’indagine della procura e polstrada di Rovigo che ha portato a undici arresti, due interdizioni all’esercizio d’impresa e al sequestro preventivo di conti correnti e automobili per 600 mila euro.

Come funzionava la truffa? Gli inquirenti ritengono che il sodalizio criminoso abbia venduto lo stesso veicolo più volte, pubblicizzandolo tramite inserzioni online, senza però consegnarlo agli acquirenti dopo aver incassato la somma pattuita.


Dopo il blitz della polstrada la concessionaria di Occhiobello al centro dell’indagine è stata subito chiusa, ma la sua attività è proseguita sui canali online. Ci hanno rimesso le ditte di noleggio e di leasing: i loro veicoli sono stati rivenduti all’estero.

Come difendersi dai raggiri? Ecco i consigli della polizia stradale. Usate molta cautela in caso di veicoli proposti a prezzi troppo vantaggiosi, prendete visione del numero di telaio, in modo da poter fare le opportune verifiche sulla provenienza dell’auto e pagate con un bonifico, indicando nella causale saldo autovettura, numero di targa e di telaio e la dicitura “salvo diritto di recesso”. In tal modo la banca versa al venditore i soldi solo dopo che sono stati trascorsi quattordici giorni. In questo periodo è ammesso il ripensamento da parte del compratore.

Attendono in carcere l’udienza di convalida dell’arresto anche due pordenonesi, il 45enne Andrea Frecentese, residente nel capoluogo e Ion Bachmatchi, 24 anni, di Porcia. Le accuse per entrambi sono di associazione per delinquere e truffa, ma con ruoli diversi. A Frecentese la procura di Rovigo contesta di essere stato uno dei promotori dell’associazione, al giovane purliliese di aver solo partecipato al sodalizio criminoso. La difesa ha evidenziato che il 24enne è incensurato e nell’indagine gli viene attribuito «un ruolo del tutto marginale».

«Leggendo le carte processuali – ha commentato l’avvocato Massimo Cescutti, che assiste entrambi gli indagati pordenonesi – il fatto che abbiano contestato a Frecentese di essere uno dei capi promotori dell’associazione, quando gli stessi atti d’indagine documentano la sua presenza nel gruppo per circa un mese, mi pare una tesi azzardata. Chiariremo».

Frecentese aveva chiesto di essere sentito dalla procura di Rovigo subito dopo aver visto il servizio di Striscia la notizia. Era stato immortalato dalle telecamere della popolare trasmissione mentre era al lavoro, seduto dietro a una scrivania, nella concessionaria oggetto del servizio. In agosto il 45enne pordenonese era stato interrogato e aveva offerto la massima collaborazione. 

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