Meno contagi, Rt in calo e parametri in miglioramento: ecco perchè il Fvg è passato in fascia arancione

UDINE. L’Rt del Friuli Venezia Giulia è sceso, così come l’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti: anche per questo motivo la regione ha lasciato la zona rossa per rientrare – a partire da lunedì 12 aprile - in quella arancione, cioè la “migliore” possibile, in base all’ultimo decreto legge del Governo, fino a fine mese.

La possibilità per il Friuli Venezia Giulia di abbandonare la zona rossa con una settimana d’anticipo rispetto all’ultima ordinanza firmata da Roberto Speranza – e che scadrebbe, appunto, il 20 aprile – è frutto, essenzialmente, di un errore, o se preferite di un cavillo, commesso dal Governo. Nel momento in cui una regione, infatti, entra in zona rossa a causa del suo Rt – superiore a 1.25 oppure tra 1 e 1.25, ma con valutazione di rischio alta – ci resta per minimo due settimane, come previsto da mesi e confermato in ogni Dpcm.

Se, invece, la zona rossa viene decisa in base al nuovo parametro inserito dal Governo Draghi, e cioè un’incidenza superiore ai 250 casi ogni 100 mila abitanti, allora quel territorio può abbandonare le restrizioni massime già dopo una settimana visto che il decreto legge attualmente in vigore non stabilisce alcuna permanenza minima e l’incidenza dei casi viene calcolata a cadenza settimanale.

È accaduto sette giorni fa con Veneto, Marche e Provincia di Trento, rientrate in arancione, e potrebbe accadere ora con il Friuli Venezia Giulia e altre sei regioni italiane.

Il primo indicatore che testimonia il miglioramento della situazione della pandemia in Friuli Venezia Giulia è l’indice Rt che per la terza settimana consecutiva è in calo.

Se sette giorni fa, infatti, questo dato era pari a 0.98 di mediana – e compreso tra 0.95 e 1.01 – giovedì 8 era sceso fino a quota 0.79 con un dato minimo di 0.76 e massimo di 0.82.

Non soltanto, però, perché è significativa – finalmente – anche la drastica riduzione dell’incidenza settimanale dei contagi che, come detto, può aritmeticamente costare l’ingresso e il mantenimento della zona rossa.

Martedì questo dato era pari a 236 ogni 100 mila abitanti, mentre nel monitoraggio settimanale il totale è sceso ancora fino a quota 219.

Il miglioramento della situazione all’interno dei confini regionali, inoltre, è testimoniato anche da diversi altri parametri – per la verità quasi tutti – utilizzati dal ministero per definire la classe di rischio di un territorio.

Il totale dei tamponi positivi, ad esempio, è passato dal 14,8% al 13,7%, così come si è registrata una, pur lieve, riduzione di quelli nel setting territoriale: erano il 15,2%, sono diventati il 14,8%.

Positiva, quindi, pure la riduzione all’interno degli ospedali visto che in regione siamo passati dal 12% all’8,4%.

Significativo, andando oltre, è il parametro legato al numero dei casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni: sette giorni fa il parziale parlava del -19,3%, giovedì 8 era del -22% quindi in miglioramento.

La quantità di casi per data di prelievo riportati alla sorveglianza integrata, poi, è in calo di quasi 700 unità – scendendo da 3 mila 341 a 2 mila 664 –, così come si nota una forte riduzione dei focolai attivi (-682) e dei nuovi cluster di contagio (-271).

Le note dolenti, invece, riguardano ancora il tasso di occupazione degli ospedali: le Terapie intensive restano al 46% del totale, in area medica si scende invece dal 53% al 47%.

Entrambi i parametri restano sopra la soglia limite fissata, rispettivamente, al 30% e al 40%. —

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