“Ho avuto il Covid, mi posso vaccinare?”. Positivi al virus e poi guariti, ecco chi, quando e quale dose può richiedere

UDINE. «Ma, dottore, io che ho avuto il Covid posso vaccinarmi?». È la domanda che i medici di base si stanno sentendo ripetere con sempre maggiore insistenza e ora che in Friuli Venezia Giulia abbiamo superato i centomila positivi dall’inizio dell’epidemia si può capire come comincino a essere davvero tanti i cittadini che chiedono chiarezza su questo punto.

«I pazienti che hanno avuto il Covid si rivolgono con fiducia ai medici di base per sapere se possono vaccinarsi e quando. Giustamente fanno molte domande. Vogliono capire» conferma Gian Luigi Tiberio, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Udine.

I centomila friulani guariti dal Covid-19 (oltre tre milioni complessivamente in Italia) si stanno infatti chiedendo se gli anticorpi che con tutta probabilità hanno già sviluppato possono bastare per contrastare una eventuale nuova infezione o se è necessario vaccinarsi e quando.

Il tema è da tempo sotto la lente d’ingrandimento dell’Istituto superiore di sanità che pochi giorni fa ha aggiornato le indicazioni da dare alle Regioni.

La Direzione centrale salute del Fvg ha da pochi giorni recepito il quadro inviando alle aziende sanitarie, agli ordini dei Medici e a quelli dei Farmacisti nonché agli altri addetti ai lavori una comunicazione che contiene tutte le istruzioni.

«In linea di massima ci tengo a tranquillizzare i cittadini – sottolinea Tiberio – : la vaccinazione si può fare anche se si è già stati contagiati.

Basti pensare che molte persone non sanno di avere avuto il Covid perché non hanno avuto sintomi: anche per questi soggetti non ci sono problemi.

Nelle raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità, riprese anche nella comunicazione della Regione, ci sono comunque delle linee guida che consigliano di attendere un certo periodo di tempo dopo la guarigione.

I soggetti contagiati infatti hanno già sviluppato anticorpi e chi ne ha già in misura elevata dovrebbe attendere qualche mese prima di sottoporsi alla vaccinazione».

Ma vediamo cosa raccomanda la Direzione centrale della salute della Regione. Intanto si precisano alcuni principi generali indicati già dalla Circolare del ministero della Salute del 3 marzo 2021.

«È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di qualsiasi vaccino anti-Sars-Cov-2 ad oggi autorizzato nei soggetti con pregressa infezione da Sars-Cov-2, purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».

Andando nel dettaglio, sono poi indicate tre grandi categorie di persone guarite e per ciascuna di esse è previsto un percorso.

Si comincia con le persone “immunocompetenti con documentata infezione da Sars-Cov-2”, ossia con chi è in grado di dare una risposta immunitaria appropriata (e che dunque ha un sistema immunitario che funziona correttamente) e che ha avuto il Covid.

A questo tipo di soggetti «si somministra una sola dose, a 3-6 mesi dall’inizio della malattia, come da Circolare del 3 marzo 2021. Se la malattia è documentata a più di 6 mesi dalla vaccinazione, si applica la consueta schedula vaccinale (due dosi)».

C’è poi il secondo caso, quello di “persona con immunodeficienza congenita o acquisita o ultraottantenne con documentata infezione”. In questo caso – trattandosi di persone particolarmente fragili – è indicato di somministrare la «prima dose subito dopo la negativizzazione del tampone. Viene eseguita anche la seconda dose secondo la schedula vaccinale».

Il terzo caso è quello di “persona immunocompetente o con immunodeficienza che si ammala dopo la prima dose di vaccino”. Per questo tipo di evenienza si deve procedere «con la seconda dose secondo la schedula vaccinale se possibile, altrimenti dopo negativizzazione».

La Regione conclude dicendo: «Si precisa che l’esecuzione di test sierologici volti a individuare la positività anticorpale nei confronti del virus non è comunemente raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale».

Sulla base di queste indicazioni si orienta chi riceve le prenotazioni per i vaccini (dal Centro unico regionale ai farmacisti).

«Al momento di raccogliere la prenotazione per il vaccino ci basiamo sulle dichiarazioni del cittadino – sottolinea il presidente di Federfarma Fvg, Luca Degrassi – . Nella documentazione che si presenta poi al momento della vaccinazione, viene controllata la scheda dell’anamnesi dove si chiede in modo preciso quando si è stati contagiati. Il tracciamento è monitorato e i dati sono visibili». 

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