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Medici in pensione e ritorno: «La lezione del terremoto ci ha spinti a essere ancora qui»

Il fisiatra Flavio D’Osualdo racconta l’esperienza che sta vivendo a Udine con 24 colleghi

UDINE. Ci sono mestieri che non si smettono mai, per i quali la parola “pensione” sembra scontrarsi con “vocazione”. Medici per sempre. Potremmo chiamare così il gruppo di pensionati venuti in soccorso della popolazione, che indossano nuovamente il camice perché non hanno mai smesso, in realtà, di vestire i valori assistenziali della solidarietà.

Curare può diventare un modo di vivere per chi, da sempre, con passione e coscienza, si è dedicato agli altri e ha avuto a cuore il benessere delle persone, il bene più prezioso, la salute.

Ecco perché Flavio D’Osualdo, fisiatra amatissimo a Udine, conosciuto come “il dottore dei bambini” che ha preso a cuore i piccoli con malattie gravemente invalidanti, nell’anno del Covid ha deciso di passare dalla pensione all’azione. Un’iniziativa “contagiosa”, ma in senso salutare e benefico.

Per primo si è rivolto alla direzione sanitaria del Friuli centrale mettendosi a disposizione come volontario, apripista per un gruppo di 25 professionisti di Udine e dintorni, motivati e preparati da una vita di esperienza in corsia, in sala operatoria o negli ambulatori, in ospedale o come medici di famiglia, con specializzazioni diverse, dalla pediatria alla geriatria, alla medicina preventiva. Tra questi, anche un nucleo di volontari per le missioni all’estero bloccate ora dalla pandemia. Ognuno pronto a dare il suo contributo.

La molla scatta a Natale. Il dottor D’Osualdo, portavoce del gruppo di medici professionisti equivalenti e parimenti importanti nelle loro funzioni, ci racconta lo spirito che li ha mossi: «Come si fa a stare seduti sul divano quando ci sono così tante persone che muoiono o in difficoltà? Malati e loro familiari che necessitano di un tampone, anziani che hanno urgenza di una visita a casa, lavoratori che aspettano un certificato. Tanti bisogni fino a un semplice consiglio o a una parola di conforto.

È semplicemente impossibile fare da spettatore se per tutta la vita lavorativa hai fatto il medico».

Il paragone va necessariamente alla tragedia del terremoto. Allora il dottor D’Osualdo era studente alla facoltà di Medicina a Trieste. Ricorda la partenza in 500 verso le zone terremotate quando le notizie erano incerte e confuse. Il mattino dopo si trovava già, con gli amici di San Giovanni al Natisone, suo paese di origine, ad Artegna a salvare persone e spostare macerie. Come lui anche gli altri medici della sua generazione sono cresciuti con questo spirito di soccorso: «È proprio confrontando i numeri dei morti causati dal Covid e dal terremoto che si evidenzia anche una differenza di reazione per ciò che riguarda noi medici. Nel 1976 ci siamo attivati subito, eravamo immediatamente sul posto con un movimento incredibile e spontaneo di volontariato.

Nel pieno della pandemia di Covid invece ci siamo ritrovati congelati davanti alla televisione a vedere i numeri di contagio crescere di giorno in giorno. Ma un medico non può restare a guardare».

L’impegno avviato a Natale, con l’attività legata al tampone rapido, si è articolato poi in diverse funzioni, sviluppandosi in 4 distinte linee d’azione che vedono operativi i 25 medici. In via Pozzuolo avviene il “contact tracing”, tracciamento dei contatti delle persone venute in relazione con i positivi per interrompere al più presto la catena di trasmissione. «È il lavoro più complesso – precisa il dottor D’Osualdo – perché facilmente vacilla con l’aumentare dei numeri». In via del Pozzo si fa invece la sorveglianza delle persone positive, attraverso i contatti telefonici, e si rilasciano certificati di fine isolamento.

Due le attività svolte all’Ente Fiera: da una parte i tamponi rapidi con l’allerta ai positivi per essere tempestivi nell’isolamento prima ancora del tracciamento e, dall’altra, il vaccino che prevede anche una fase articolata di accoglienza e di osservanza finale. Spiega sempre D’Osualdo: «Per un medico che vaccina, ce ne sono ben altri 5 in accoglimento a filtrare carte e consenso informato.

È importante velocizzare e compiere al meglio tutti questi passaggi che permettono di effettuare il vaccino, per il quale va rivolto il massimo sforzo essendo l’unica via d’uscita e di salvezza dal Covid».

I 25 medici si sono organizzati, distribuiti in turni, attivati per un aggiornamento attraverso una formazione specifica, che è stata accolta con piacere perché «imparando si resta giovani». Il gruppo si è dato inoltre un video-appuntamento settimanale in cui avviene lo scambio di esperienze, difficoltà, materiale scientifico, normative che vanno cambiando repentinamente.

Così, i medici in pensione sono tornati vicino alla gente. E se è vero che hanno trascorso una vita in mezzo alla sofferenza, è indubbio che questo impegno, in uno stato di emergenza, abbia un valore straordinario come messaggio di solidarietà, di “fare”, come racconta il portavoce del gruppo: «È bellissima la carica che deriva dal sentirsi utili. Anche una telefonata a casa delle persone in quarantena che fremono per rientrare al lavoro o agli anziani che temono di uscire è importante, perché si entra in contatto con un universo di umanità e difficoltà».

Tante attività fondamentali, per le quali, come svela il dottor D’Osualdo a nome dei suoi colleghi, c’è una sola “remunerazione speciale”: «È la gratitudine, il “grazie dottore” di chi è contattato al telefono, il sorriso dietro la mascherina di quanti incontriamo di persona. È sempre bello tornare a casa, a fine turno, con questo tesoro».

Ecco allora i nostri 25 “grazie dottore!” ai 25 “medici per sempre” che sperano di poter contare sull’adesione di nuovi colleghi, sull’esperienza come risorsa. 

 

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