Al via la riforma della diocesi: la faranno preti e laici insieme

Il vescovo ha aperto l’anno sinodale: «Non è strategia, ma la chiesa in uscita» Coinvolte tutte le parrocchie. «Elimineremo o cambieremo ciò che è superato»



“Bruciando” sui tempi la Cei – che ha annunciato un cammino sinodale di durata triennale per la chiesa italiana – la diocesi di Concordia-Pordenone ha aperto ieri sera, con una messa nella chiesa di Corva (nel decimo anniversario dell’ingresso del vescovo Giuseppe Pellegrini), l’anno sinodale che si concluderà nell’aprile 2022.


«Intendiamo capire come annunciare il vangelo oggi, in un mondo secolarizzato e in un contesto culturale che fa fatica ad accoglierlo», premette il presule. «Intendiamo farlo insieme, chiesa e popolo di Dio, preti e laici. Non è una nuova strategia pastorale, ma un essere chiesa in uscita che cerca di capire e comprendere il mondo di oggi». Le strutture parrocchiali, dice il vescovo, «devono porsi sulla strada del cambiamento, rinnovarsi per essere più attente alle comunità. Sarà necessario, magari, abbandonare qualcosa a favore di una Chiesa che si appassiona di Gesù mettendosi in ascolto di tutti, cambiando qualche struttura che non serve più o non è più adatta».

Monsignor Giuseppe Pellegrini ha chiamato trenta persone a far parte della segreteria generale, che si è riunita per la prima volta il 30 marzo: un coordinamento in vista dell’assemblea generale, espressione di tutte le parrocchie della diocesi.

«Stiamo preparando – dice don Maurizio Girolami, segretario generale della struttura – le piste di riflessione. Inizia la fase di ascolto per elaborare un documento, entro l’autunno, che raccolga tutte le sensibilità». Quattro gli ambiti: «La necessità di un cambiamento per comprendere l’epoca che stiamo vivendo; la presa di coscienza del battesimo come matrice di tutta la vita cristiana; il rinnovamento della pastorale e dell’organizzazione; il ministero sacerdotale, per una più efficace evangelizzazione. La comunità – conclude don Girolami – si senta raggiunta e amata dal Vangelo».

«Un’opportunità per tutta la Chiesa e per noi laici per rendere attuale la parola di Dio. Un cammino dove non c’è separazione tra attori e spettatori, ma dove siamo tutti protagonisti», dice Gilberto Tonin, che con Anna Corrà è vicepresidente dell’assemblea: «Ascoltiamo bisogni e difficoltà della gente. Sia un evento rivolto a tutti per superare le criticità, offrendo alla chiesa uno slancio nuovo».

L’input alla chiesa italiana l’aveva dato il Papa, il 30 gennaio, incontrando l’ufficio catechistico nazionale. Aveva chiesto di cominciare, ripartendo dal convegno di Firenze del 2015, un processo di sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi. La presidenza della Cei, il 27 febbraio, ha presentato al pontefice la proposta di cammino, dal 2022 al 2025. La chiesa diocesana, evidentemente, anticipa l’appuntamento e ne sintetizza i tempi in un anno. —



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