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Da tre archivi storici riaffiorano gli atti sui beni e le rendite garantite dal Castello

Documenti risalenti al Cinquecento: case e terreni da Pordenone a Cordenons Un quaderno di inizio Ottocento dà avvio alle ricerche per una mostra 

Andrea Benedetti, storico della città di Pordenone, cercò invano di pubblicare importanti fonti inedite sulla storia cittadina prima di morire il primo luglio 1978. Tra queste vi erano le “Rendite del castello di Pordenone nel 1513”, un fascicolo di 36 carte, ritrovato nello spoglio di documenti nell’archivio dei conti di Montereale Mantica, ora conservato nell’Archivio di Stato di Pordenone. Comprese da subito che il documento era «importantissimo per la toponomastica antica, per l’onomastica personale e delle famiglie e per le condizioni agricole del territorio pordenonese, contenendo nomi di località rurali, contrade e l’estensione dei poderi coltivati a sorgo, miglio, con pochi alberi e gelsi (morari), poche viti, composto invece in gran parte da prati e da qualche bosco».

Benedetti però non aveva avuto modo di vedere un precedente elenco di rendite del 1419, compilato sempre dalla cancelleria del castello di Pordenone, né una ricognizione, del 1362, conservata nel Fondo Ragogna, ritrovata alcuni anni fa dallo storico Giordano Brunettin. Ora tutte queste testimonianze storiche permettono di ricostruire l’evoluzione dei beni fiscali che per secoli hanno permesso il mantenimento del castello di Pordenone e hanno garantito una cospicua rendita alle autorità pubbliche che hanno dominato sulla città: gli Asburgo e l’Impero, fino al 1508, e Venezia fino alle guerre napoleoniche.


Una mostra su “I beni del Castello di Pordenone a Cordenons. Documenti dall’Archivio di Stato, dal Museo civico d’arte e dal Fondo Argentin”, allestita all’Aldo Moro di Cordenons e promossa dalla Città di Cordenons, dal centro culturale Augusto Del Noce e dal Centro studi Odoriciani, in collaborazione con il Comune di Pordenone e il Gruppo cordenonense del Ciavedal, illustra tutto questo per il momento in versione digitale causa pandemia.

La mostra, ideata e curata da Gino Argentin, Giordano Brunettin e dal sottoscritto, e curata graficamente da Laura Guaianuzzi, è arricchita da numerose immagini del Catastico Ottoboni, redatto nel 1762 e conservato nel Museo civico d’arte di Pordenone. In esso si ritrovano buona parte dei beni censiti nel 1362, nel 1419 e nel 1513, perché la famiglia veneta degli Ottoboni-Padavini, a fine Cinquecento, acquistò dalla Serenissima il diritto di esigere i censi degli stessi, per 26 mila ducati, con una rendita annuale di duemila ducati. Dal Fondo Argentin poi proviene una serie di ulteriori rodolazioni, perticazioni e catastici dal Cinquecento al Settecento.

Un provvidenziale quaderno del Fondo Argentin, degli inizi dell’Ottocento, in cui sono riportati i mappali dei terreni e delle case da cui gli Ottoboni esigevano un affitto, permette per la prima volta di riconoscere, attraverso il catasto napoleonico del 1808 e quello austriaco del 1831, la posizione attuale dei beni del Castello di Pordenone, rendendo il tutto un vero caso di studio, per comprendere l’evoluzione del distretto di Pordenone, da Rorai alle Villotte, a Cordenons, Poicicco e Villanova.

La mostra riguarda specificamente l’area di Cordenons, dove era concentrata buona parte dei terreni, organizzati nella tipica forma del maso, con un cortivo, dove stavano i contadini e gli animali, e una serie di campi, prati e boscaglie sparsi. Ed è proprio a Cordenons che il caso di studio di cui si diceva si dimostra più fruttuoso, perché tali masi sono probabilmente la continuazione nel tempo del patrimonio agricolo appartenente all’antica corte regia di Naone, che ha le sue origini in epoca longobarda e franca. Abbiamo così una continuità di insediamento, documentabile in alcuni casi fino al dettaglio delle singole abitazioni, degli orti e dei campi ad esse contigui, di almeno mille anni. Si tratterà ora di allargare il caso di studio, di pubblicare tutti i documenti, come avrebbe voluto fare Benedetti, e di costruire una sintesi storica su di un’area che si sta dimostrando sempre più ricca di memorie, nonostante le devastazioni edilizie e documentarie del recente passato.

Roberto Castenetto è presidente Centro culturale Augusto Del Noce, organizzatore dell’evento


 

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