I numeri contestati, la denuncia degli anestesisti e le risposte della Regione: tutto quello che sappiamo sul caso delle Terapie intensive

Le posizioni sui posti aggiuntivi attivati a Gorizia e Palmanova restano distanti. E ieri, con i contagi in calo, i ricoverati sono aumentati da 75 a 81 unità 

UDINE. I posti letto di rianimazione attivati per fronteggiare l’emergenza sanitaria a Palmanova e a Gorizia sono posti di Terapia intensiva o di semintensiva? È possibile che nei letti di semintensiva i pazienti vengano intubati? In quel caso come vengono conteggiati? Il numero dei pazienti comunicato finora a Roma è corretto? Ha ragione la Regione o gli anestesisti secondo i quali il numero dei malati accolto nelle Terapie intensive è superiore a quello indicato nei report giornalieri? Il caso continua a far discutere tant’è che è finito sul tavolo dei ministri dell’Autonomia e della Salute, Mariastella Gelmini e Roberto Speranza.
 

A Roma la senatrice dem Tatjana Rojc, i deputati del M5s, Sabrina De Carlo e Luca Sut, e Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, hanno presentato tre interrogazioni parlamentari per sapere dai ministri Gelmini e Speranza se i numeri dei contagiati da Sars-Cov2 finiti in Terapia intensiva in Fvg e comunicati dalla Regione sono corretti. In consiglio regionale, invece, i gruppi d’opposizione (Pd, M5s, Cittadini, il Patto per l’autonomia e il Misto) hanno presentato una richiesta di accesso agli atti: i consiglieri vogliono leggere i documenti per verificare se, come sostengono gli anestesisti, l’occupazione dei posti letto di Terapia intensiva supera il 50 per cento.

I consiglieri pretendono anche di conoscere numeri e percentuali di occupazione dei posti letto dallo scorso 9 marzo al 12 aprile suddivisi per Azienda, vogliono sapere quanti posti di Terapia intensiva e di semintensiva Covid sono stati attivati negli ospedali di Palmanova e Gorizia. L’opposizione vuole verificare pure i report giornalieri del cosiddetto “cruscotto regionale dati” sui posti letto delle terapie intensive occupati da pazienti Covid sempre dal 9 marzo al 12 aprile scorsi. Dopo la denuncia fatta dagli anestesisti e lo schietto faccia a faccia tra i medici, il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, e i direttori generali delle Aziende sanitarie, l’opposizione pretende chiarezza.

La denuncia degli anestesisti

Nei giorni scorsi, circa 350 anestesisti del Friuli Venezia Giulia iscritti all’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-Emergenza area critica), hanno denunciato il mancato pagamento degli straordinari, il blocco delle ferie, la mancanza di sostituti e di infermieri. Hanno segnalato le difficoltà che sono costretti a fronteggiare quotidianamente per trovare un posto a tutti i pazienti Covid in gravi condizioni, e definito i reparti di semintensiva aperti a Palmanova e a Gorizia a tutti gli effetti «vere Terapie intensive gestite da anestesisti rianimatori, con pazienti gravi, ventilati e rapidamente tutti intubati. Oggi – hanno scritto gli anestesisti nella lettera indirizzata al presidente Fedriga – i veri numeri ci dicono che i pazienti Covid gravi di Terapia intensiva in regione sono più di quanti dichiarati, superano il valore del cutoff di 50 per cento dei posti letto intensivi totali occupati da pazienti Covid».

La Regione

A fronte della denuncia, la Regione ha incontrato gli anestesisti e, nel corso del confronto, come si legge nella nota inviata successivamente, Riccardi si è detto dispiaciuto «che il metodo usato per manifestare l’eventuale esistenza di particolari problematiche si presti facilmente a strumentalizzazioni di carattere politico che non aiutano il sistema sanitario regionale». L’assessore ha garantito il pagamento degli straordinari, ha confermato la correttezza dei dati trasmessi alla Regione e le «buone performance delle altre attività ordinarie, tra queste gli screening oncologici, le mammografie e gli interventi chirurgici d'urgenza». Riccardi ha ammesso la mancanza di infermieri diventati ormai introvabili.

Il nodo di Gorizia e Palmanova

Detto che gli anestesisti hanno rispedito al mittente «l’accusa di voler screditare il sistema e le allusioni a strumentalizzazioni e cospirazioni politiche», l’Aaroi-Emac, con una nota, è tornata sul «problema dei posti letto di Terapia intensiva di Gorizia e Palmanova non ancora codificati come tali, da una parte è stato chiaramente riconosciuto e confermato che si tratta di veri e propri posti letto di Terapia intensiva che contribuiscono ad avere una soglia di occupazione regionale superiore al 50 per cento, dall’altra non è stato spiegato il perché questi pazienti non siano stati segnalati nei report giornalieri regionali». Ognuno, insomma, mantiene le proprie posizioni.


Le domande

Un reparto di Terapia intensiva in che cosa si differenzia da quello di semintensiva? In letteratura la definizione di Terapia intensiva corrisponde al reparto in cui vengono accolti i pazienti gravi, affetti in questo caso da Covid-19, con problemi respiratori tali da essere intubati o sottoposti alla circolazione extracorporea (Ecmo). L’allestimento di un posto di Terapia intensiva costa circa 100 mila euro e, prima della pandemia, il rapporto infermieri-pazienti era uno a due, mentre quello dei medici arrivava a uno a otto. In semintensiva lo stesso rapporto corrispondeva a un infermiere ogni quattro, cinque malati. Parametri a parte, con la terza ondata di contagi, la Regione ha deciso di allestire altri posti di intensiva Covid a Palmanova e di convertire buona parte di quelli esistenti da sempre nell’ospedale di Gorizia.


I numeri

Dibattito a parte, ieri il dato dei ricoverati in terapia intensiva è passato da 75 a 81. In un solo giorno è aumentato di sei unità. Non è poco nel momento in cui il contagio è in fase calante. Analogo l’andamento dei ricoverati nei reparti di area medica passato, in 24 ore, da 519 a 523 unità

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