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Addio a Olga Chiarandini, la signora del cicloturismo: era stata contagiata

Olga Chiarandini con il marito Toni Pontoni all’ammiraglia nell’edizione 2002 della Gran Fondo Buttrio-Velden con Francesco Moser

Col marito Toni Pontoni ha lanciato la mitica squadra nove volte campione d’Italia

POVOLETTO. Non c’è un cicloturista in Friuli e nemmeno tra le decine di squadre di cicloturismo in Italia che, apprendendo la notizia della morte, a 78 anni a causa del maledetto Covid, di Olga Chiarandini, non sia assalito da una tristezza infinita.

Perché la signora Olga è stata una campionessa delle due ruote, una fuoriclasse del ciclismo senza esserci mai salita in bici per una gara.

Come? Semplicemente diventando per trent’anni e più un punto di riferimento immancabile del variopinto, affascinante, avvincente mondo del cicloturismo in Italia.

Naturalmente al fianco del suo Gianantonio “Toni” Pontoni, il marito che prima accompagnò in una carriera di rilievo sulle due ruote da dilettante e poi aiutò a lanciare, e mantenere, per una trentina d’anni una squadra capace di conquistare, tra l’altro, nove titoli italiani di cicloturismo con, negli anni d’oro alla fine dello scorso secolo anche quasi cento tesserati all’anno.

Olga era tutto: l’ammiraglia immancabile in fondo al gruppo, la mantellina se avevi freddo, il caffè a ogni piè sospinto. Il panino al salame, meglio della barretta energetica.

Una parola di conforto, un incitamento, se il ciclista della domenica poco allenato faticava a concludere i raduni, la segretaria inflessibile per i tesseramenti; e ancora l’agente di viaggio che organizzava le gare in mezza Italia.

E il caffè. il panino, la spinta non mancavano anche per i tesserati delle altre società per i quali l’ammiraglia della Pontoni con alla guida la signora Olga era un rifugio.

«Se l’è portata via il virus – spiega la figlia Donatella, che, ironia della sorte, ieri compiva gli anni – dopo quasi un mese di sofferenza. Il Covid ha pestato duro in famiglia: tutti contagiati.

Mio fratello Dino, l’altro fratello Paolo e la sua famiglia, mio padre, che l’ha preso per fortuna in forma leggera.

Dino è finito in terapia intensiva e, a fatica, ne sta uscendo, per lei non c’è stato scampo. È morta all’ospedale di Palmanova».

Ricordare la mamma per Donatella è facile. Toni, il papà, ma anche i fratelli facevano i camionisti, per quasi una decina d’anni hanno pure avuto una apprezzata ditta in proprio, e la signora Olga era il pilastro della casa.

«Devo chiudere la squadra», ci telefonò tre anni fa Toni Pontoni in redazione alla soglia degli ottant’anni.

«Mia moglie si deve operare a una spalla e io senza di lei non posso fare la squadra». Perché la signora Olga era il Gs Pontoni, era un grande pezzo di cicloturismo in Friuli.

Pur senza pedalare in bici, ma pedalando, e tanto, come organizzatrice, ha anche lei vinto 9 campionati italiani di cicloturismo (1997, 1999, 2000, 2001, 2004, 2005, 2006, 2016, 2017) e quasi 20 edizioni di quello regionale.

E poi quattro campionati di Fondo-Mediofondo per società nel 2001, 2002, 2004, 2006. Lei, lui, Toni, l’immancabile fratello Renzo Chiarandini, la “banda” della Pontoni.

Il ricordo di Elio Meroi, per anni tra i corridori di Olga: «Se ne va un pezzo della nostra vita, addio a una signora del ciclismo». —


 

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