L’ultimo saluto al sedicenne liceale vinto dalla malattia, il ricordo dei compagni di scuola: «Grazie Lorenzo per ciò che sei stato, il tuo sorriso rimarrà nel nostro cuore»

BRUGNERA. Prometteva pioggia, il cielo sopra Maron di Brugnera, nel pomeriggio di martedì 13 aprile.

Nuvole scure, luce grigia, un pizzico di vento. Ha resistito a lungo, dopodiché qualche goccia è iniziata a scendere: delicatamente, una dopo l’altra si è posata a terra.

Delicatezza è la prima sensazione che si avverte nell’osservare le immagini di Lorenzo Pegolo: sorridente, sguardo dolce.

Viene da pensare che fosse anche profondamente buono, perché in quegli occhi, nel modo di porsi di fronte all’obiettivo, si intravede, su tutto, la generosità.

Era anche forte, lo studente del liceo Leopardi Majorana di Pordenone, perché con ogni briciolo della sua energia, della voglia di vivere che metteva in ogni cosa, ha combattuto la malattia che se lo è portato via.

In tanti, tantissimi, hanno voluto salutarlo per l’ultima volta, essere vicini ai genitori, Emanuela e Graziano, al fratello, Gianluca, alla famiglia.

L’addio di chi gli voleva bene e che ora custodirà tra i ricordi più belli quel sorriso, la dolcezza di Lorenzo.

C’erano i compagni della terza liceo, indirizzo classico, con una rosa bianca in mano. Chissà cosa sarà passato nelle loro menti, quante emozioni, che pensieri.

Domande: per molti rimarranno senza risposta, altri un senso lo troveranno, resterà il segno lasciato da Lorenzo.

Sedici anni, un futuro davanti, l’amore per le materie classiche, il sogno di diventare medico.

Quell’eleganza probabilmente non comune alla sua età, coniugata alla capacità di non prendersi troppo sul serio, la forza della leggerezza.

E poi c’era un altro tipo di forza, quella che Lorenzo ha dispiegato per avere meglio del male.

Lo ha fatto a testa alta, da guerriero gentile, cercando di non far pesare la sua lotta su chi gli stava accanto.

Una battaglia silenziosa per come lo studente l’ha condotta, ma rumorosa, fragorosa, per la forza, l’impegno, la volontà che ci ha messo.

C’era anche il sindaco, Renzo Dolfi, con la fascia tricolore. C’erano gli alpini e i volontari per la sicurezza, insieme alla polizia locale e ai carabinieri.

Le sedie approntate sul sagrato, perché la chiesa già mezz’ora prima del rito funebre era piena. Non è rimasto un posto nemmeno nella sala dell’oratorio dove il funerale è stato trasmesso in streaming, grazie a internet.

Un dolore composto, che il sacerdote ha declinato con parole semplici attraversate dall’affetto. Una su tutte, speranza.

La speranza che ha animato la battaglia di Lorenzo, la stessa cui ha fatto riferimento, in un ricordo dall’altare, un volontario dell’Azione cattolica.

La famiglia ha voluto salutare il guerriero dallo sguardo gentile con dei messaggi, letti prima della fine della cerimonia da alcuni amici.

«Non ti dimenticheremo, grazie per quello che hai fatto, per ciò che sei stato e per quello che ci lasci»: li riassumiamo così, perché in quelle frasi, in ogni parola, c’era amore.

Per un figlio e un fratello che non c’è più, per un compagno che se n’è andato, ma non se ne andrà, come ha detto un’amica di Lorenzo.

Si guarda il cielo: è plumbeo. Si sente la pioggia cadere, appoggiarsi su corpi, spazi e sentimenti. Uno sguardo dolce, la forza di una battaglia. Il ricordo che rimane.

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