Il virus e le attività dimenticate: le palestre chiuse da ottobre

UDINE. In Inghilterra hanno finalmente riaperto dopo oltre tre mesi di lockdown, ma in Italia non è neppure all’orizzonte una data per ricominciare: le palestre sono tra i luoghi “dimenticati” di questi mesi di restrizioni.

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Anche in Friuli c’è ovviamente attesa e se qualcuno sta facendo drammaticamente i conti con mesi di mancati incassi, altri cercano di limitare i danni organizzando l’attività all’aperto.

È il caso del “colosso” internazionale McFit che a Udine ha due grandi palestre, una in via Micesio e l’altra in via Puintat, nella zona del Terminal Nord.

Proprio in via Micesio, approfittando dell’ampio parcheggio sul retro, i gestori hanno realizzato una struttura “leggera” in plastica che garantisce la possibilità di lavorare all’aperto: c’è una copertura che protegge dalla pioggia, ma lateralmente non ci sono pareti.

«Rispettando tutti i protocolli di sicurezza, con distanziamento e igienizzazione, riusciamo a mettere a disposizione le macchine per un massimo di trenta persone contemporaneamente – spiega uno dei responsabili della palestra – . Possiamo anche organizzare corsi all’esterno con cuffie per ogni partecipante in modo da avere un collegamento con l’istruttore.

La palestra vera e propria è chiusa dal 26 ottobre e devo dire che l’azienda non ha lasciato a casa nessuno nonostante le difficoltà.

L’attività all’esterno è cominciata il 28 febbraio e so che anche altrove in Friuli, come a Majano e Muzzana, ci sono iniziative analoghe da parte di altre palestre.

Questa però è una soluzione temporanea, abbiamo bisogno di ricominciare al più presto. Anche perché l’altra nostra sede a Udine è sempre rimasta chiusa».

Ancora più in difficoltà le altre palestre che non hanno mai potuto aprire, a partire da una delle prime aperte a Udine, il Modulor di via Gabelli, in attività dal 1983.

I titolari Fabrizio Codutti e Thierry Adam devono far fronte come tanti altri colleghi a una situazione difficilissima: «I ristori ci sono serviti per pagare un paio di affitti – commenta Codutti – , per il resto posso dire che da ottobre gli incassi sono azzerati.

I costi invece ci sono, a partire da quello dei muri: fortunatamente il titolare ci ha accordato qualche riduzione.

Abbiamo poi le buste paga di alcuni istruttori, anche se i dipendenti sono in cassa integrazione. In più, essendo una snc, dobbiamo pagare il 22% di Iva e le tasse Abbiamo un bisogno assoluto di ripartire.

Amiamo il nostro lavoro, siamo tra i primi ad aver aperto in città 38 anni fa, siamo stati i primi in Italia nel 1991 ad avere allestito campi da padel e poi di squash.

Confidando nel futuro ci stiamo accordando con altre strutture cittadine per mettere a punto un programma di aggregazione. Dobbiamo offrire sempre di più ai clienti». —
 

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