Peculato e corruzione: l’ex presidente del Consorzio di bonifica Cellina Meduna condannato a due anni e dieci mesi

Americo Pippo

PORDENONE. L’ex presidente del Consorzio di bonifica Cellina Meduna, Americo Pippo, 70 anni, di Valvasone Arzene, è stato condannato dal tribunale collegiale di Pordenone a 2 anni e 10 mesi di reclusione – in abbreviato e con le attenuanti generiche – per peculato continuato e corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Nel mirino della procura i rogiti del Consorzio di bonifica durante i mandati di Pippo.

L’imputato è stato condannato inoltre a versare al Consorzio, costituitosi parte civile con l’avvocato Marco Del Zotto, una provvisionale di 75 mila euro e altri 7 mila euro per la rifusione delle spese legali.

Il collegio, presieduto dal giudice Alberto Rossi, ha inoltre disposto la confisca per equivalente delle somme contestate.

Si tratta di una costola dell’indagine sulle spese voluttuarie rimborsate ad alcuni dirigenti dall’ente consortile, coordinata dal pm Maria Grazia Zaina e affidata alla guardia di finanza di Pordenone.

A maggio, alla Corte d’appello di Trieste, sarà celebrato il processo di secondo grado. Dal gup di Pordenone Pippo era stato condannato nel 2019 per peculato a quattro anni, un mese e dieci giorni di reclusione.

Nel secondo filone sono stati indagati il presidente Pippo e il notaio Aldo Guarino, la cui posizione è stata poi stralciata per morte del giudicabile.

Gli inquirenti ritengono che il notaio abbia ottenuto pagamenti in misura superiore al dovuto dal Consorzio di bonifica per 74.785,34 euro, per via della omessa rendicontazione analitica delle anticipazioni relative al rogito di 900 atti pubblici (soprattutto espropri e asservimenti) fra il 2012 e il 2015.

Pippo ha disposto che le somme fossero liquidate. Nel secondo capo d’accusa si ipotizza che Pippo abbia guadagnato indebitamente 900 euro grazie all’acquisto di quote sociali della Barcis ghiaie srl dal Consorzio.

Il pm ha contestato a Pippo di aver incaricato a voce il notaio per i rogiti per 4 anni, in violazione dello statuto consortile, senza una delega o una gara, ricevendo in cambio rogiti gratuiti per sei atti pubblici di cui erano parte lui o suoi familiari.

Gli avvocati Marco Zucchiatti e Paolo Dell’Agnolo, che assistono Pippo, valutano l’appello e respingono tutte le accuse.

La difesa ha sostenuto che gli incarichi sono stati assegnati al notaio Guarino con la delega della deputazione perché costava meno rispetto alle risorse interne e che il presidente non sapeva nulla dei conteggi forfettari nelle parcelle. —

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