Terapie intensive regionali sempre sotto pressione: anche 15 ingressi al giorno. La situazione provincia per provincia

UDINE. Finite al centro dell’attenzione dopo la presa di posizione degli anestesisti regionali, le terapie intensive rimangono tra i reparti dove è maggiore la pressione a causa dei ricoveri di malati di Covid.

Proprio lunedì 12 si è registrato il picco di nuovi ingressi nelle intensive degli ospedali del Friuli Venezia Giulia regionali: sono stati ricoverati 15 pazienti in un solo giorno, portando così il totale delle persone assistite a 81.

«Se si tiene presente che nella prima fase della pandemia il numero massimo di ricoverati nelle intensive era stato pari a 60, si capisce come tuttora medici, infermieri e malati stiano vivendo uno dei periodi più critici – sottolinea il professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università degli studi di Udine – . Questo accade nonostante i nuovi contagiati stiano calando da tre settimane.

Il riflesso di questa frenata sui reparti ospedalieri si registra infatti con un certo ritardo».

Ci vorranno dunque alcuni giorni prima che le terapie intensive tornino sotto i livelli di guardia. Martedì 13 il totale era comunque sceso a 75 ricoverati.

Della Mea, fin dall’inizio della pandemia, realizza una serie di grafici sull’andamento del virus. Quello che riguarda i nuovi ingressi nelle terapie intensive fa capire come la situazione nei reparti sia sempre in movimento, con punte che – prima dei 15 pazienti di lunedì – avevano raggiunto i 14 ricoverati il 31 dicembre e i 13 il 16 marzo.

Il periodo peggiore è stato però quello tra la fine di marzo e l’inizio di aprile quando la media sugli ultimi dieci giorni è stata sempre superiore a otto nuovi ingressi al giorno.

Se forse qualcuno ha un’idea “statica” del lavoro nei reparti ospedalieri, i numeri aiutano a capire come invece la realtà sia dinamica fra dimissioni, trasferimenti in altri reparti, arrivi di nuovi pazienti e purtroppo decessi.

Non per niente le difficoltà e i carichi eccessivi di lavoro hanno spinto una quarantina di medici operanti nel reparto di medicina Covid dell’ospedale di Palmanova – in parte trasferiti da quello di Cividale, a rinforzo dell’organico – a inviare una lettera alle organizzazioni sindacali Anaao e Cimo, affinché se ne facessero portavoce con i vertici dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.

Sono state segnalate molte criticità, anche nelle terapie intensive dove i posti non sarebbero stati adeguati all’aumento di quelli in medicina, circostanza che ha provocato «difficoltà agli anestesisti nel rispondere alle crescenti richieste d’intervento».

Martedì 13, in un incontro con i vertici dell’Asufc, il segretario regionale dell’Anaao Assomed (Associazione dei medici dirigenti) Valtiero Fregonese ha – fra le altre cose – ottenuto la garanzia della presenza di due medici anestesisti, anziché uno solo, durane la notte e l’impegno a un miglioramento della gestione. Anche le turnazioni registreranno delle variazioni.

(ha collaborato Lucia Aviani)

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