La Udine del 2050 pensata dai giovani: una città inclusiva e innovativa

Intervista agli autori di “A due passi dal nostro futuro” Il lavoro fu presentato al Friuli Future Forum nel 2015 

Giacomo Mastronardi

/ LICEO STELLINI UDINE


Giovanni Paolo Togni

/LICEO PERCOTO UDINE

Niente macchine volanti, nessun viaggio interspaziale né robot: questa è fantascienza.

Pensando a un futuro prossimo, ci viene naturale immaginare una città inclusiva e innovativa per le esigenze di tutti, anche e soprattutto per quelle dei giovani. Spazi che aiutino alla socializzazione e luoghi extrascolastici in cui i ragazzi possano trovarsi per discutere e approfondire diversi argomenti legati alla scuola o anche semplicemente alle loro passioni.

Partendo dal progetto “A due passi dal nostro futuro”, la riqualificazione di spazi abbandonati come la Dormisch, la Safau o il cinema Odeon, sarebbe un’ottima occasione per muovere i primi passi verso una Udine del 2050: una città che non vuole essere etichettata come semplice provincia e che nelle speranze di noi studenti possa diventare sempre più accessibile - anche grazie a un rinnovamento dei trasporti interurbani - agli studenti friulani, diventando al contempo l’esempio da seguire per molte altre città in Italia. Energie rinnovabili, spazi riqualificati ed una città davvero per tutti: questa non è fantascienza, ma questione di volontà.

Abbiamo intervistato quattro ragazzi - ex studenti del liceo scientifico Marinelli di Udine - che nell’annata 2015/2016 presentarono al “Friuli Future Forum” un progetto di riqualificazione dell’ex area Dormisch intitolato “A due passi dal nostro futuro”.

Giovanni Barbetta, Ludovico Venturini, Nicola Petrucco e Marta Bezzo, sono ritornati su quel progetto a cinque anni dall’ultima volta e hanno espresso il proprio parere sulla Udine del presente e del futuro.

Come nacque il progetto? Come fu strutturato?

«Siamo partiti dai bisogni degli studenti, ideando e sottoponendo a diversi istituti scolastici della zona un questionario sulle esigenze primarie degli stessi. In seguito, assieme a vari professori, abbiamo pensato a come canalizzare le soluzioni a tutti questi problemi in un unico luogo. Iniziammo una serie di ricerche basate sugli spazi a disposizione nelle aree circostanti, e tutti fummo d’accordo nel proiettare questo sogno all’interno dell’ex area Dormisch dismessa nel 1988 e abbandonata in seguito all’incendio che la colpì nel giugno del 1999. Contattammo la proprietà che possedeva le carte e richiedemmo la pianta dell’edificio, che ci venne prontamente consegnata. Ora potevamo iniziare a sognare in grande».

Come è stato interfacciarvi con questa realtà?

«Non avendo conoscenze tecniche ed economiche tali da poter creare un progetto fatto e finito, il risultato finale si dimostrò irrealizzabile a livello economico, ma l’idea di base, ossia la riqualificazione dell’area Dormisch, con idee favorevoli allo sviluppo del centro studi, risulta tutt’ora una necessità. Inoltre, il progetto fu un’occasione di crescita personale e di apertura alla città».

Che messaggio vi sentite di lasciare ai lettori?

«Più che un messaggio, vorremmo lasciare i lettori con un interrogativo:“Voi come vedete Udine nel 2050?”». —

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