Storie di Dad, quando il prof ti interroga e dice: «Mani in alto». Cosa succede nelle scuole del Friuli

UDINE. La fotografia della ragazza bendata durante un’interrogazione in Didattica a distanza (Dad), una vicenda accaduta in un liceo di Verona, ha fatto scalpore.

Si tratta infatti di una fotografia che evoca contesti opposti a quello scolastico, ma che solleva anche temi emersi con forza durante la pandemia e che toccano da vicino tutte le scuole d’Italia.

«Anche le scuole di Udine», assicura Edoardo, rappresentante d’istituto al liceo scientifico Marinelli e parte di una rete interistituto di rappresentanti nella città.

La ragazza di Verona si era bendata gli occhi su richiesta dell’insegnante di tedesco, che voleva assicurarsi che non stesse usando gli appunti durante l’interrogazione; la rete degli studenti medi di Verona l’ha definita una «storia di Dad», suggerendo che sia rappresentativa di un fenomeno diffuso.

Metodi non dissimili in effetti vengono adottati anche in scuole della città, testimonia Edoardo: «Un insegnante di spagnolo ha chiesto all’interrogato di tenere gli occhi chiusi.

Ad alcuni ragazzi è stato chiesto di tenere le mani in alto, ben visibili alla telecamera».

«Sappiamo che la didattica a distanza ha stressato tutti, sia studenti sia insegnanti, ma calpestare il diritto alla dignità degli studenti non può essere in alcun modo giustificabile», aggiunge.

Il dirigente scolastico del liceo classico della città, Luca Gervasutti, pone l’accento su un altro aspetto della vicenda di Verona: «Rappresenta il senso di spaesamento di molti docenti di fronte a quella che è stata una novità assoluta.

L’atto di questo docente è certamente da stigmatizzare, ma è importante tenere a mente che non si tratta tanto di un atto di forza, quanto di un atto di debolezza da parte di una persona che vive all’interno di un caos che impedisce a tutti di muoversi secondo le coordinate che eravamo soliti utilizzare».

Quanto successo a Verona dunque tocca un tema caldissimo, quello delle valutazioni e del valore delle verifiche svolte da casa, Edoardo e Gervasutti hanno elaborato sul tema.

QUI UDINE

«È meglio valutare il pensiero critico»

I voti sono diventati campo di battaglia tra docenti, studenti e alunni, spiega il dirigente del classico Stellini, Luca Gervasutti: «C’è un retaggio culturale che ci fa pensare da un lato che il copiare sia un reato, dall’altro che il voto si possa dare solo sulla base di verifiche formali.

Ci si è abituati al fatto che i docenti diano più importanza alle risposte che alle domande che pone lo studente.

Dovremo andare verso un’altra dimensione, dove è il pensiero critico e laterale dello studente a essere stimolato e valutato, dove l’errore è visto come parte del processo di crescita.

Il problema del copiare si ridimensionerebbe e si testerebbe autonomia, curiosità, e resilienza dei ragazzi. «Un cambiamento culturale profondo», conclude Gervasutti. 

«Inutile negarlo: a casa è più facile copiare»

«Inutile nascondercelo, in Dad è più facile copiare – lo ammette Edoardo, rappresentante d’istituto allo scientifico Marinelli –. Capita che anche i “secchioni” si rivolgano alla chat di classe se non ricordano qualcosa...

È proprio per questo che i prof dovrebbero puntare sull’orale, non sulle verifiche a crocette; sul farci rielaborare concetti, non sul testare se ci ricordiamo le formule.

Alcuni miei prof l’hanno colto e sono cresciuto molto in questo periodo: ho imparato a essere più autonomo, a parlare meglio», afferma.

«Si copia poi anche perché a volte i prof non riescono a catturare il nostro interesse o a farci capire che la scuola non si esaurisce nei voti, ma che imparare vuol dire cambiare e crescere. Questo si riflette in maggiore stress». 

QUI PORDENONE

«Valutazioni orali con mappe e scalette»

Bocciata l’insegnante veneta che fa bendare gli studenti: dal dirigente Giovanni Dalla Torre e dal professore Giuseppe Losapio lo dicono chiaro.

«Una scelta distruttiva – valuta Dalla Torre dirigente all’Isis Zanussi – sotto il profilo educativo e valutativo. Proporrei alla docente di frequentare un buon corso di formazione e poi di aggiornamento sulla valutazione».

Il professor Losapio insegna all’Isis Carniello a Brugnera. «Il caso della studentessa bendata non è figlia della Dad, ma di una concezione tradizionale dell’insegnamento - dice - . Le valutazioni orali in Dad si attivano con le esposizioni guidate per mezzo di mappe o scalette.

La Dad ci pone quesiti sul nostro modo di insegnare: e non bendiamoci gli occhi, noi docenti». 

«Fiducia reciproca tra ragazzi e docenti»

Interrogati si, bendati mai: Ilaria Gallo e Francesca Tonus rappresentanti degli studenti all’Isis Marchesini e liceo Pujati a Sacile non hanno dubbi.

«L’unico effetto della benda sugli occhi – ha detto Ilaria – è quello di aumentare stress, ansia e panico nell’interrogazione in Dad».

Francesca si allinea. «È sbagliato imporre bende – sostiene la donna –. La certezza totale sulla conoscenza degli studenti nella verifica in Dad non c’è mai: serve la fiducia degli insegnanti perché la scuola ha come finalità l’apprendimento e non la valutazione».

I genitori sono d’accordo a Pordenone. «Il fattore fiducia è fondamentale nella scuola – Sonia D’Aniello è madre di un liceale –. Quella tra insegnanti, studenti e famiglie: senza costrizioni né bende». —

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