Uti in liquidazione, i sindaci si spaccano

Bufera nell’ultima assemblea. Carrara (Erto e Casso): «Il termine per le delibere è scaduto il 30 marzo, intervenga la Regione»

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Uno degli ultimi atti dell’Uti delle Valli e Dolomiti friulane, che lascerà spazio presto alle due Comunità di montagna, si è compiuto all’insegna di un’accesa discussione tra alcuni amministratori su come dividere fondi e immobili: un tema affrontato in assemblea dei sindaci, nel corso della quale è stato dato l’ok al bilancio e a altri atti, seppure non col voto favorevole dell’intera assemblea.


Delibere di cui il primo cittadino di Erto e Casso Antonio Fernando Carrara ora chiede alla Regione l’annullamento, in quanto approvate fuori tempo massimo rispetto ai limiti imposti dalla legge. «La norma legata all’istituzione delle Comunità di montagna parla chiaro: entro il 30 marzo, si sarebbero dovute sistemare le questioni relative alla divisione di patrimonio, dipendenti, partecipazioni e altro, ma il termine fissato è stato superato – ha detto Carrara –. L’assemblea dei sindaci si è tenuta, infatti, lunedì scorso. Chiedo quindi alla Regione che intervenga per annullare gli atti deliberati fuori tempo e per nominare, come previsto dalla normativa in assenza di accordo, una “triade” imparziale che si occupi della gestione delle divisioni, senza creare differenze tra i Comuni, nonché penalizzazioni».

«L’assurdità è che, nell’assemblea dei sindaci dell’altra sera, mi sono trovato a votare contro a documenti che, invece, in ufficio di presidenza avevo avallato – ha osservato –. Questo perché il presidente dell’Uti Andrea Carli ha chiesto a noi amministratori di votare le delibere prima di fornirci le spiegazioni, oltre al fatto che ha rifiutato di discutere separatamente punti importanti, preferendo la via di un atto unico che li conteneva tutti. Io, assieme ad alcuni colleghi della Valcellina, avevamo chiesto di “spacchettare” le delibere, ma il riscontro è stato negativo. D’altronde non ci aspettavamo nulla di diverso. Come avevo già detto, l’epilogo dell’Unione è un divorzio degno dei peggiori matrimoni, con bagno di sangue in termini economici per la parte più debole, come sempre penalizzata».

Sulla divisione degli immobili di proprietà dell’Uti, ereditati tra l’altro dalla vecchia Comunità montana, una decisione non è stata assunta, ma la proposta avanzata in assemblea non convince diversi sindaci. «L’idea lanciata è di cedere gli edifici ai Comuni in cui sono ubicati – ha aggiunto Carrara –. Anche in questo caso ci troviamo dinanzi a un criterio non equo: cosa dovrebbero dire Fanna e Cavasso Nuovo, che non sono entrati nell’Unione, ma facevano parte dell’ex Comunità montana? Si pensa di liquidarli? Un’altra proposta che va respinta al mittente».

L’ultimo capitolo dell’Uti, insomma, appare contrassegnato dalle diatribe, anche se il presidente Carli ha sempre tenuto a precisare che penalizzazioni non sono mai state attuate e che i fatti lo dimostrano. —



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