AstraZeneca, Johnson&Johnson, Pfizer, Moderna e Sputnik: le differenze tra i vaccini spiegate bene in cinque schede

UDINE. Da quando il 27 dicembre è partita la campagna vaccinale contro il Covid, in Friuli Venezia Giulia il 22,09 percento delle persone hanno ricevuto la prima dose mentre il 10,07 percento ha completato il percorso di immunizzazione. 

 

 

PER APPROFONDIRE. Più di centomila anziani hanno ricevuto la prima dose in Friuli Venezia Giulia | I numeri della campagna vaccini in regione

 

Al momento sono quattro i vaccini approvati dall'Ema: Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson. Su questi ultimi due, per i rarissimi casi di trombosi verificatisi dopo la somministrazione, l’Europa ha deciso di fare ulteriori ricerche e approfondire su eventuali effetti collaterali. 

 

Johnson&Johnson, l'immunologa Viola: "Nessuno stop, continuiamo a vaccinare over 60"

 

Ma quali sono le differenze tra i vaccini? E perché si è fatta strada l'idea che uno sia meglio dell'altro? Abbiamo provato a mettere in fila i quattro vaccini qui citati più quello russo, Sputnik V, largamente utilizzato in Russia, a San Marino e in molti Paesi dell’Est Europa. 

 

✉ Vuoi rimanere aggiornato sul coronavirus in regione? Iscriviti alla nostra newsletter settimanale: è gratuita

 

PFIZER-BIONTECH
(qui tutti i dettagli per approfondire)


 

Come funziona?
Il vaccino anti-Covid sviluppato dall'americana Pfizer e dalla tedesca BioNTech fornisce all'organismo umano 'istruzioni genetiche' che gli permettono di riconoscere e combattere il coronavirus Sars-CoV-2.

Comirnaty, questo il nome del prodotto, lavora preparando il corpo a difendersi da Covid-19. Contiene una molecola chiamata Rna messaggero (mRna) che racchiude le istruzioni per produrre la proteina Spike (S), quella presente sulla superficie del virus e della quale il virus ha bisogno per entrare nelle cellule bersaglio.

Quando una persona riceve il vaccino, alcune delle sue cellule leggeranno le istruzioni dell'mRna e produrranno temporaneamente la proteina S. In questo modo il suo sistema immunitario la riconoscerà come estranea, produrrà anticorpi mirati e attiverà linfociti T per attaccarla. E se la persona vaccinata entrerà in contatto con Sars-CoV-2, le sue difese immunitarie lo riconosceranno e saranno pronte a proteggere l'organismo. L'mRna del vaccino non rimane nel corpo, precisa l'Ema, ma viene degradato subito dopo la vaccinazione.

Età?
Per i soggetti a partire dai 16 anni. utilizza una tecnologia innovativa, quella dell'mRNA messaggero. Questa tecnica consiste nell'utilizzare la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l'acido ribonucleico (Rna), che rappresenta il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus. L'obiettivo è quello di somministrare direttamente l'mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario. In questo caso la proteina è la Spike. Sono previste due dosi a tre settimane di distanza.

 

ASTRAZENECA
(Qui per approfondire)

 

Come funziona?
Il vaccino si basa sulla tecnica del "vettore virale", ossia l'utilizzo di un virus simile a quello che si vuole prevenire ma non aggressivo, a cui si "incollano" le informazioni genetiche che si spera facciano scattare la risposta immunitaria dell'organismo. Ed è proprio questo che fanno nei laboratori di Pomezia: l'Irbm è uno dei leader globali nella produzione di vettori virali. 

 

Questo vaccino in particolare utilizza un vettore virale di scimpanzé con deficit di replicazione basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus), che causa infezioni negli scimpanzé e contiene il materiale genetico della proteina spike SARS-CoV-2. Dopo la vaccinazione, viene prodotta la proteina spike superficiale, la quale attiva il sistema immunitario affinché attacchi il virus COVID-19 se questo dovesse in seguito infettare l’organismo.
 

Il vettore adenovirus ricombinante (ChAdOx1) è stato scelto per generare una forte risposta immunitaria già da una singola dose e non è replicante, non può quindi causare un’infezione nell’individuo vaccinato. I vaccini prodotti con il virus ChAdOx1 si sono dimostrati ben tollerati, sebbene possano causare effetti indesiderati temporanei, come febbre, sintomi simil-influenzali, mal di testa o dolore al braccio.

 

Età?
Secondo le ultime indicazioni raccomandato ai soggetti sopra i 60 anni. Si basa sulla tecnologia del vettore virale: viene cioè utilizzato un virus simile a SarsCov2 ma non aggressivo (un adenovirus da scimpanzè) cui vengono aggiunte le informazioni genetiche che dovrebbero allertare la risposta immunitaria dell' organismo. In questo caso, l'adenovirus trasporta la proteina Spike di SarsCov2, che è l'artiglio molecolare utilizzato dal virus per agganciare le cellule sane e invaderle. Sono previste due dosi a distanza di 12 settimane.

 

PER APPROFONDIRE

  1. Vaccini, studi sul vettore virale di AstraZeneca e J&J. Ora c'è il rischio ritiro definitivo dal mercato
  2. Tutti i dubbi su AstraZeneca, perché viene (erroneamente) ritenuto pericoloso: la risposta è nelle piastrine
  3. AstraZeneca, perché si parla di trombosi? Le donne rischiano di più? Le risposte dell'esperto: "Non spaventiamo la popolazione"

 

JOHNSON AND JOHNSON
(qui tutti i dettagli per approfondire)

Come funziona il vaccino Johnson & Johnson?
A differenza dei già noti vaccini a mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna, il prodotto di Johnson & Johnson appartiene alla categoria dei vaccini a vettore virale come quello sviluppato da AstraZeneca e dai russi del Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology. L’obbiettivo comune di tutti i vaccini è far produrre al sistema immunitario gli anticorpi diretti contro la proteina spike del coronavirus. Ciò che cambia nel caso dei vettori virali è il metodo con cui ciò si verifica. Mentre per quelli a mRNA si inietta direttamente l’informazione, quelli a vettore virale contengono una porzione di DNA - che serve per far produrre la proteina spike - incapsulata all’interno di un adenovirus.

 

Una volta iniettato all’interno del corpo, il virus - reso opportunamente innocuo - rilascia il materiale genetico utile a produrre la proteina. Una strategia che si è dimostrata già utile sia nella produzione del vaccino per Ebola sia per Covid-19. Ma a differenza di AstraZeneca e Sputnik V (il vaccino russo di cui EMA, al momento, sta effettuando la revisione dei dati per poter procedere all'autorizzazione), il prodotto di Johnson & Johnson ha la caratteristica di essere somministrato in un’unica dose.
 

Quanto è efficace?
Secondo i dati analizzati da EMA - che hanno portato all'approvazione del vaccino in tutto il territorio UE - derivanti del trial clinico ENSEMBLE, il vaccino si è dimostrato efficace nel ridurre del 67% i casi sintomatici di Covid-19 a due settimane dalla somministrazione. Efficacia che raggiunge l’85% nella prevenzione delle forme gravi della malattia. Attenzione però a pensare, come per AstraZeneca, che si tratti di un vaccino di serie B. Tutt'altro.

 

L'efficacia nell'evitare ricoveri e decessi a 4 settimane dalla somministrazione è stata del 100%. Percentuali importanti che variano però tra le varie aree geografiche: 72% negli Stati Uniti, 66% in America Latina e 57% in Sudafrica. Particolarmente interessante è proprio l’ultimo dato relativo al Sudafrica, dove è presente la variante B.1.351. Pur essendo meno efficace, il vaccino si è dimostrato utile contro le forme da moderate a gravi. Ma c’è un altro dato che fa ben sperare: il 41% dei partecipanti allo studio apparteneva a categorie ad aumentato rischio di progressione a forme gravi di Covid-19, ovvero persone obese, diabetiche, ipertese, sieropositive e immunocompromesse.


Età?
Per soggetti dai 18 anni in su. Come AstraZeneca è un vaccino a vettore virale. Ha il grande vantaggio di essere monodose e dunque non necessita di un richiamo. Può essere conservato in frigo senza congelamento.

 

MODERNA
(qui tutti i dettagli)

 

È stato il primo vaccino a essere stato preparato e ad essere avviato alla sperimentazione sull’uomo già il 16 marzo scorso presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, dopo appena 63 giorni dalla pubblicazione del genoma del virus della Sars-CoV2 da parte delle autorità scientifiche cinesi: un vero e proprio record. Il vaccino messo a punto da Moderna, una giovane società biotecnologica che ha sede a Cambridge (Massachusetts), ha, per ora ancora un nome sperimentale: mRNA-1273. Ma è in arrivo: è di oggi l'annuncio della richiesta contemporanea di autorizzazione alle autorità Usa e a quelle europee.

 

Come funziona?
A differenza della maggior parte dei vaccini "classici", che prevedono la somministrazione di parti inattivate del virus, questo sviluppato da Moderna si basa sulla tecnologia ad mRNA. Un approccio inedito fino a ora, ma che sta avendo successo nella corsa al vaccino Covid: altro farmaco che segue la stessa direzione, ad esempio, è quello di Pfizer. L'approccio consiste nell'iniettare all'interno del corpo degli mRNA, ossia microparticelle di Rna cosiddetto "messaggero" nelle cellule, in grado di insegnare all'organismo a produrre le difese necessarie. In questo caso mRNA-1273, una porzione della proteina virale spike di superficie.

 

L'organismo in questo modo è indotto a produrre da solo la risposta immunitaria alla spike, ossia all'"uncino" che consente al virus di attaccarsi alle cellule e iniziare la sua opera distruttiva. Senza bisogno di insegnare al nostro sistema immunitario a combattere il virus nel suo insieme, ma solo a combattere, appunto, la cruciale proteina spike. Secondo quanto dichiara l'azienda, l'efficacia del vaccino si attesterebbe intorno al 94% (che arriva al 100, secondo la stessa azienda, per i casi più gravi). 

 

Età?
Per i soggetti a partire dai 18 anni, utilizza anch'esso la tecnologia a mRNA messaggero. Sono previste due dosi a distanza di 4 settimane. Secondo i più recenti dati pubblicati sul New England Journal of Medicine, gli anticorpi indotti persistono 6 mesi dopo la seconda dose.

 

SPUTNIK
(Qui tutti i dettagli per approfondire)


Come funziona?

Come il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e AstraZeneca nel Regno Unito, CanSino Biologics in Cina e Johnson & Johnson negli Stati Uniti, Sputnik V è basato sulla tecnica del “vettore virale” usata da decenni nel campo dei vaccini. Usa virus disabilitati come “vettori” per iniettare un’istruzione genetica nelle nostre cellule e lasciare che producano l’antigene che scatena la risposta immunitaria. Il Dna inoculato è inserito nel genoma di un adenovirus, che causa il comune raffreddore.

I farmaci statunitensi sviluppati da Moderna e Pfizer e BioNTech si basano invece su una tecnologia relativamente recente che utilizza istruzioni genetiche in una molecola di acido nucleico chiamata mRna (o Rna messaggero) per programmare le cellule di una persona per produrre la proteina virale e innescare una risposta immunitaria.

Quante dosi?
Come i britannici, i russi prevedono una somministrazione in due dosi a 21 giorni di distanza. Ma mentre i ricercatori di Oxford usano due volte lo stesso vettore per trasportare il codice genetico, quelli dell’Istituto Gamaleja ne usano due diversi: Ad26 per la prima iniezione, Ad5 – un ceppo più comune - per la seconda.

 

Oltre all’alta percentuale di efficacia, Sputnik ha almeno altri due punti di forza: costa meno di 20 dollari (circa 16 euro) per un singolo ciclo di due dosi, più del vaccino di Oxford-AstraZeneca, ma meno dei vaccini di Pfizer e Moderna, e può essere conservato e trasportato in un frigorifero standard anziché in uno speciale refrigeratore come i rivali Usa che richiedono temperature molto basse.

 

GLI ALTRI VACCINI IN FASE DI SPERIMENTAZIONE

Molti altri quelli allo studio o in fase avanzata di sperimentazione, come l'italiano ReiThera che potrebbe essere a disposizione dall'autunno. Due ulteriori vaccini sono però i più prossimi al via libera da parte dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema): Curevac e Novavax. Anche il russo Sputnik è attualmente all'esame dell'Ema. Diverse le piattaforme tecnologiche utilizzate dai differenti vaccini: la più innovativa è quella a mRNA messaggero, mentre altri utilizzano vettori virali. Proprio quest'ultima tecnologia è sotto la lente degli studi: nel caso del vaccino di AstraZeneca, infatti, è ipotizzato che proprio il vettore virale possa essere alla base, in soggetti predisposti, della reazione autoimmune che porterebbe ai rari eventi trombotici segnalati

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi