Bancarotta per un’altra società: l’imprenditore Burgi patteggia

L’imprenditore Carlo Burgi

GEMONA. Analoghe la parabola finanziaria e le operazioni volte a nasconderla e uguale anche l’epilogo, con la dichiarazione di fallimento del tribunale prima e l’inchiesta per bancarotta fraudolenta e semplice poi.

L’impero imprenditoriale costruito in Friuli da Carlo Burgi, oggi 79enne e residente a Vergiate (Varese), non sarà certo ricordato per la sua coda giudiziaria.

Ma intanto, quel che resta sono i due patteggiamenti che l’allora manager del settore tessile ha finito per collezionare a fine carriera: la pena a 1 anno e 10 mesi di reclusione che gli era stata applicata lo scorso 3 febbraio per il crac di “Verbena srl” e “Geco srl”, e quella a ulteriori 4 mesi concordata per la capogruppo del gruppo, la “G.M. srl” di Gemona, e che lo stesso gup di Udine, Matteo Carlisi, ha ritenuto congrua e correttamente unificata ai fatti delle altre due nel vincolo della continuazione.

Per un totale di 2 anni e 2 mesi, sospesi con la condizionale trattandosi di imputato che alla data del fatto aveva compiuto 70 anni. Proprio come avevano proposto il difensore, avvocato Maurizio Consoli, di Trieste, e il pubblico ministero Andrea Gondolo.

Ingenti le somme che la Guardia di finanza ha contestato a Burgi, in qualità di amministratore unico della Gm, di avere distratto «senza valide ragioni economiche e per finalità estranee all’attività d’impresa», prima che la sentenza di fallimento del 13 dicembre 2018 ne decretasse la chiusura per dissesto.

Si va dai 105.977 euro prelevati dalle casse sociali e occultati contabilmente attraverso la compensazione con una posta di bilancio che riportava crediti di Burgi nei confronti della società, ai 3 milioni 876.718 euro destinati in parte a partecipazioni e in parte a finanziamenti ad altre società - Geco, Verbena, Elettroquattro e Digifun - e, per oltre 2 milioni, alla non riscossione di crediti nei confronti di quelle stesse società.

Uno stato d’insolvenza, quello della Gm, che la Procura ritiene noto già dal 2012.

Da qui, l’ulteriore accusa a Burgi di avere tardato a portare i libri in tribunale e di avere in tal modo aggravato il dissesto, peraltro non procedendo alla redazione dei bilanci d’esercizio per il periodo successivo al 2015.

Al timone, insomma, di una barca che già incamerava acqua, ma che volle comunque condurre in mare aperto con tutta la ciurma a bordo. —
 

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