Gli esperti del governo frenano le Regioni: deve essere vaccinato il 90% delle persone per riaprire

La percentuale degli anziani vaccinati tra i parametri. I dubbi degli scienziati del Cts: «Non basta, i contagi risalirebbero»

ROMA. Governo e regioni devono ancora fissare l’asticella degli anziani vaccinati che accenderebbe il semaforo verde delle riaperture che gli scienziati del Cts già storcono il naso. L’ipotesi al momento più accreditata è quella di considerare soltanto la percentuale di immunizzati con la prima dose tra gli over 80, che oggi in media è del 74% ma con grandi differenze regionali. L’indice di copertura dovrà essere comunque molto alto, intorno al 90%, hanno già ipotizzato le regioni che stanno mettendo a punto un piano sulle riaperture che già oggi verrà discusso dai governatori prima di essere sottoposto al vaglio del Governo e del Cts. Dove gli scienziati di maggior spicco hanno già espresso più di una perplessità sull’introduzione del nuovo parametro che andrebbe ad aggiungersi a quelli che tastano il polso all’epidemia.

«Basterebbe andare a dare un’occhiata a quello che è successo negli Stati Uniti, dove nonostante un’alta percentuale di immunizzati in tutti gli Stati repubblicani che hanno fatto ampie aperture i contagi sono risaliti, mentre in quelli democratici che hanno mantenuto una linea di rigore sono rimasti su valori minimi», spiega una voce autorevole del Comitato. Mentre un’altra fa capire che «far circolare di nuovo liberamente il virus tra i più giovani, che sono anche i più contagiosi, significa ritrovarsi presto con gli ospedali in affanno e i morti in risalita. Perché è vero che l’incidenza dei casi gravi di malattia è più bassa tra i meno anziani, ma se si lascia crescere il denominatore sul quale si applicano quelle percentuali si è punto e a capo».

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Intanto le regioni hanno messo a punto una bozza di linee guida delle riaperture di bar e ristoranti, palestre, piscine, cinema e teatri. Ristoranti e bar riaprirebbero anche la sera, ma a due condizioni: la disponibilità di tavoli all’aperto distanziati di un metro e con uso di dehors in attesa delle temperature miti; nel caso non sia disponibile lo spazio all’aperto, al chiuso la distanza tra un tavolo all’altro deve raddoppiare a due metri. Comunque «non possono essere continuativamente presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere», è il limite posto dal piano regionale. La distanza di sicurezza resta quella di un metro tra i commensali, sale a due al bancone del bar. Potrebbero riaprire i battenti anche buffet e self service, nel primo caso a condizione che sia il personale dedicato e protetto da mascherine a riempire il vassoio, nel secondo che le porzioni siano tutte confezionate in formato monodose.

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Le palestre dovranno «redigere un programma delle attività il più possibile pianificato, ad esempio. con prenotazione, e regolamentare gli accessi in modo da evitare condizioni di assembramento e aggregazioni; mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni». In sala un metro di distanza e due quando ci si allena Negli spogliatoi e in doccia sempre 2 metri di distanza obbligatori. In piscina bisognerà stare molto distanziati, perché a ciascuno le linee guida assegnano 7 metri quadri di acqua, che significano vasche riempite più o meno per un terzo. Al cinema come al teatro e nelle sale da concerto bisogna mantenere un metro di distanza sia da chi ci siede di lato che da chi è avanti e dietro a noi se si ha la mascherina. Due metri se si decide di stare senza. Non convince invece l’idea di Franceschini che vorrebbe riaprire anche ai grandi eventi. «Si creerebbero file e accalcamenti all’ingresso», sentenziano gli esperti regionali.

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