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La discesa uno alla volta, poi in pochi secondi sono stati trascinati giù: così hanno perso la vita i due amici, travolti dalla valanga

Si tratta dell’udinese Federico Deluisa, 41 anni e di Carlo Picotti, 36 anni, residente a Cividale e aspirante guida alpina. Con loro c’era anche Andrea Polo, quarantenne che abita a Basiliano e che è l’unico superstite.

MALBORGHETTO VALBRUNA. Due scialpinisti friulani hanno perso la vita sulle Alpi Giulie, sul monte Jôf Fuart, dopo essere stati travolti da una valanga. La massa di neve si è staccata verso le 11 mentre stavano effettuando, insieme a un amico che è sopravvissuto, la ripida discesa conosciuta con il nome di “Gola Nord Est”. Si tratta dell’udinese Federico Deluisa, 41 anni e di Carlo Picotti, 36 anni, residente a Cividale e aspirante guida alpina. Con loro c’era anche Andrea Polo, quarantenne che abita a Basiliano e che è l’unico superstite.

LE TESTIMONIANZE

Secondo la prima ricostruzione effettuata dai militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Sella Nevea, i tre, tutti quanti esperti di sport invernali, di montagna e ben equipaggiati, si sono incontrati di buon mattino e poi, in auto, hanno raggiunto il Tarvisiano. Hanno lasciato le macchine tra Sella Nevea e la Val Saisera. Una volta sistemata l’attrezzatura, sono saliti sul Jôf Fuart dal lato meridionale e, poco prima delle 11, quando ormai avevano raggiunto quota 2.300 metri circa, hanno cominciato la loro discesa e hanno infilato il canalone uno alla volta, come sempre si fa in questi casi per evitare di intralciarsi a vicenda.

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E l’accordo era – anche questa è una prassi dettata principalmente da motivi di sicurezza – di percorrere un tratto e quindi fermarsi ad attendere i compagni, per poi ripartire insieme.

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Il primo del gruppo, Andrea Polo, ha compiuto parte della discesa, per un dislivello di oltre duecento metri, e si è fermato. È sceso anche il secondo scialpinista, Federico Deluisa. E mentre il terzo, Carlo Picotti, li stava raggiungendo si è staccata la valanga che ha trascinato giù questi ultimi due. È stata questione di frazioni di secondo, come hanno spiegato gli stessi esperti del soccorso alpino. E questione di pochi metri per Deluisa che si era già fermato lungo uno dei lati della gola. Si è salvato Andrea Polo che, rispetto all’amico Deluisa, era un po’ più spostato verso il bordo del canalone. Ed è stato lui poi, verso le 11.10, a chiamare il Numero unico d’emergenza 112 – per fortuna c’era campo – e a chiedere aiuto.

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La macchina dei soccorsi si è messa in movimento a tempo di record, considerate anche le distanze. Si sono levati in volo tre elicotteri (del 118, partito da Campoformido, del soccorso sanitario di Pieve di Cadore, con a bordo anche un’unità cinofila della Guardia di finanza e il velivolo della Protezione civile regionale). Contemporaneamente sono partite le ambulanze e le squadre di terra supportate dai cani specializzati nelle ricerca di persone in caso di valanghe e formate dai vigili del fuoco di Tarvisio e dagli esperti del Nucleo Saf, Soccorso alpino fluviale; dai volontari della stazione del Soccorso alpino di Cave del Predil e dai militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Sella Nevea che si sono poi occupati degli aspetti di polizia giudiziaria, raccogliendo tutti gli elementi utili a una precisa ricostruzione dell’accaduto e, in particolare, la testimonianza dell’unico superstite.

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È stato allestito anche un campo base per agevolare le operazioni di soccorso. I corpi degli scialpinisti sono stati individuati circa 600 metri più a valle rispetto al punto di distacco della valanga. Non erano del tutto coperti dalla neve e così il personale dell’elicottero li ha avvistati subito, anche grazie ai colori delle tute. I due si erano portati gli Artva, ricetrasmittenti a corto raggio che agevolano la ricerca delle persone travolte in valanga. Le salme sono state recuperate dall’elicottero della Protezione civile e trasportate a valle.

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