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Morto in ospedale a Tolmezzo, tre medici indagati

La Procura ha avviato un’inchiesta a seguito dell’esposto della famiglia: al paziente non era mai stato cambiato lo stent

AMPEZZO. Quando i familiari hanno letto quel punto esclamativo sono trasaliti. Lo aveva scritto il chirurgo, al termine della visita di quello che, per un 69enne di Ampezzo deceduto lo scorso 25 marzo, si sarebbe rivelato l’ultimo ricovero all’ospedale di Tolmezzo: «Motivo accesso/Anamnesi: K pancreas quarto stadio, posizionato stent biliare a settembre 2019 (mai sostituito!)». Che basti questo a parlare di nesso di causa tra la morte del paziente e le cure che gli furono prestate ce ne passa. Intanto, però, il sospetto che la mancata sostituzione della protesi biliare plastica possa avergli causato ripetuti episodi di colangite, precludendogli un miglioramento o, quanto meno, una stabilizzazione della patologia, ha spinto la moglie e la figlia della vittima a rivolgersi ai carabinieri.

L’inchiesta che ne è scaturita e che, ovviamente, è ancora alla primissima fase delle indagini preliminari, punta ora a stabilire proprio la causa del decesso e ad accertare quindi eventuali responsabilità dei sanitari curanti. Per farlo, il pm Andrea Gondolo, titolare del fascicolo, ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia sulla salma. Quale atto di garanzia ai sanitari che hanno seguito il caso, per consentire loro di nominare consulenti di parte, ha quindi iscritto nel registro degli indagati, per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, il direttore medico Enrico Vigevani, 65 anni, di Colloredo di Monte Albano, e le dottoresse Stefani Grimaz, 53, di Tavagnacco, ed Elisa Zanon, 43 anni, di Faedis, entrambe del reparto di Oncologia di Tolmezzo.


È l’esposto presentato dalla famiglia, assistita da Armando Zamparo, responsabile della sede di Udine dello Studio3A, a ripercorrere le tappe del drammatico decorso clinico. L’uomo si era presentato al pronto soccorso di Tolmezzo il 10 agosto 2019, con richiesta di ricovero del suo medico di famiglia per insufficienza epatica acuta. Un mese dopo, il 10 settembre, era tornato per ittero e il 12 settembre era stato sottoposto a Ercp, la colangio-pancreatografia endoscopica retrograda, con l’applicazione di protesi plastica alle vie biliari: lo stenting biliare, appunto. Fu in quella circostanza che ci si accorse che il paziente era affetto da neoplasia al pancreas in fase avanzata. Da qui, la serie di cicli di chemioterapia cui fu sottoposto, ma che non bastarono ad arrestare il male. Tanto da rendere necessario un nuovo ricovero, il 12 marzo di quest’anno, quando la nuova Ercp ha evidenziato una situazione ormai compromessa. Due settimane dopo l’epilogo.

Sarà l’autopsia, ora, a fornire una prima risposta ai dubbi dei familiari. Con il quesito che il pm ha posto al medico legale Antonello Cirnelli e al chirurgo Ernesto Angelucci, incaricati dell’accertamento, si punta a chiarire se le attività sanitarie siano state conformi alle linee guida in riferimento alla sua patologia e se la mancata sostituzione dello stent possa essere correlata con il decesso. Intanto, però, la difesa di uno degli indagati ha presentato istanza di incidente probatorio e quindi l’autopsia, in programma per lunedì, è stata bloccata, in attesa delle determinazioni del gip per l’eventuale nomina anche di un proprio consulente tecnico. 
 

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