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Sotto inchiesta perché colleziona volantini di guerra: il giudice lo assolve, le immagini non erano proprietà dello Stato

Li aveva avuti da un altro appassionato di reperti bellici. L’esperto: «Ciclostilati a migliaia, non sono irreperibili»



Immaginiamo di essere un collezionista di cimeli della grande guerra e di avere le vetrine di casa piene di pezzi acquistati ai mercatini o trovati passeggiando nei campi di battaglia. È soprattutto a loro, al mondo degli appassionati di residuati bellici, che la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Padova a carico di Paolo Garlant, 42 anni, di Gemona del Friuli, per l’ipotesi di reato di “impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato”, fece tremare i polsi. Perché significava ritrovarsi esposti al rischio continuo e costante di inciampare in una violazione di legge. In realtà, la norma che regola la materia non lascia molti margini di dubbio e la sentenza con cui il tribunale di Padova ha assolto il collezionista friulano lo dimostra.


A metterlo nei guai era stata un proiettile rinvenuto nell’alveo del Piave e contenente alcune decine di volantini, scritti in lingue slave e incitanti alla diserzione, provenienti dal Regio esercito italiano. Garlant lo aveva ricevuto da un collezionista veneto, che ne aveva parlato sulla pagina Facebook “Ricercatori veneti”, scambiandolo con due anelli antichi. Poi, però, si era vantato sulla stampa di averli trovati lui. Riuscendo così ad attirare su di sé l’attenzione dei carabinieri. Oltre che a spingere l’altro collezionista a precisare di avergli dato in realtà uno stock inglese, facilmente reperibile in qualsiasi mercatino.

Così ricostruiti i fatti, a dirimere la questione e convincere il giudice monocratico Mariella Fino a escludere un’illecita detenzione da parte dell’imputato, è stata la deposizione in aula di Marco Pascoli, assessore alla Cultura di Ragogna ed esperto di siti della grande guerra. Citato dal difensore, avvocato Vincenzo De Gaetano, di Bologna, il teste ha spiegato che volantini come quelli in esame erano stati ciclostilati a migliaia, all’epoca, e diffusi sul territorio con lancio dagli aerei. Da qui la distinzione tra i reperti di particolare interesse culturale, in quanto «connotati dal carattere di unicità o irreperibilità» e gli oggetti comuni e dal carattere seriale. «È indubbio – la conclusione del giudice – che i volantini in questione appartengono alla seconda tipologia». Per nulla persuaso dalla spiegazione dell’esperto, il pm aveva comunque chiesto 10 mesi di reclusione. —

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