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Addio a Carlo, morto a 36 anni: una colonna del Cai e consulente ambientale, stava per diventare guida alpina

CIVIDALE. Innamorato della natura, per lui la “dimensione” per eccellenza, portato per qualsiasi tipo di sport, appassionato di boschi e di montagna, di sci e di escursionismo in quota: Carlo Picotti, il 36enne di Cividale che ha perso la vita travolto da una valanga, era uno dei pilastri della Scuola di scialpinismo della sezione Cai di Cividale, la “Monte Nero”, esattamente come l’altra vittima della tragedia, l’udinese Federico Deluisa.

Il senso della perdita, così, al Club alpino italiano – e in tutta la città ducale – è debordante, «sconfinato»: «Non ci sono parole per esprimere lo strazio», dicono sia il presidente del Cai, Paolo Cozzarolo, che il sindaco Daniela Bernardi e l’assessore Giuseppe Ruolo, che conosceva Carlo Picotti «fin da piccolo» e che ne ricorda «l’estrema cortesia, i modi immancabilmente garbati, il sorriso che accompagnava ogni saluto». Ma il dolore più forte emerge dalle parole dell’amico di sempre, Luigi Martinis, a sua volta esponente dell’amministrazione: «La notizia mi ha sconvolto. Carlo era uno dei miei più grandi amici, ci frequentavamo fin da bambini», testimonia il consigliere, confermando che Picotti – figlio di Gianbeppino Picotti e di Elisabetta Rocco e nipote di un volto storico della scuola cittadina, la maestra elementare Carla Rocco – era espertissimo nelle discipline montane e raccontando che si stava dedicando anima e corpo, in questo periodo, al percorso finalizzato al conseguimento del titolo di guida alpina.

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«Era uno dei migliori istruttori della nostra Scuola di scialpinismo, insieme a Federico. Abbiamo perso due figure fondamentali, dall’estrema competenza, capaci e preparatissime», dice in lacrime il presidente Cozzarolo, precisando che Carlo era stato direttore del corso di roccia, nel 2020, e istruttore nei corsi ghiaccio e scialpinismo. «La montagna – continua – ci ha strappato due persone straordinarie, dall’affidabilità e dalla disponibilità indescrivibili, animate da una profonda passione per gli sport che si praticano ad alta quota e contraddistinte da un’indiscutibile esperienza. Con la scomparsa di Carlo, che presto sarebbe diventato il primo socio e istruttore del Cai cividalese a fregiarsi del titolo di guida alpina (aveva già superato lo step iniziale, conquistandosi la qualifica di “aspirante guida” ), e di Federico ci ritroviamo privi di due autentici pilastri».

LE TESTIMONIANZE



Laureato a Padova, in Scienze forestali, Picotti lavorava in proprio in un ambito che rispecchiava il suo fortissimo legame con gli ambienti naturali, fornendo progetti e consulenze relative al settore boschivo. Tantissime, anche all’estero – raccontano dal Club alpino italiano –, le vette scalate dall’alpinista, che aveva raggiunto mete anche molto impegnative. «Siamo straziati da questo dramma, che ha spezzato due giovani vite.

Alle famiglie – dichiara il sindaco Bernardi, esprimendo il cordoglio della città – giungano l’abbraccio e la vicinanza dell’amministrazione civica e dell’intera comunità cividalese».

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