Il virus circola ancora ma contagi sono in calo. È giusto riaprire adesso? Le posizioni dei pro e dei contro

Il virologo Crisanti e il sottosegretario alla Salute Sileri

UDINE. Le riaperture a partire dal 26 maggio in base a un «rischio ragionato» e «su basi scientifiche» come annunciato dal presidente del consiglio Mario Draghi; il raggiungimento dell’immunità di gregge ad agosto, come pronosticato dalla ministra Mariastella Gelmini e come stabilito dalla road map del commissario Francesco Figliuolo (con il 60% della popolazione vaccinata).

Nel giro di pochi giorni il governo ha annunciato un cambio di passo nell’approccio al Covid, che prevede l’allentamento di alcune restrizioni. Certo, manca ancora tantissimo prima di arrivare alla realtà che in queste ore vive Israele, dove è caduto anche l’obbligo della mascherina (e da oggi tutte le scuole di ogni ordine e grado tornano «in presenza»).

Ma è giusto riaprire subito? Anche in vista di alcune festività a rischio assembramento (come il Primo maggio) e dei contatti a scuola con il ritorno in classe del 100 percento degli studenti? Abbiamo qui riassunto le posizioni di due esponenti del pro e dei contro, la prima quella del sottosegretario alla Salute Sileri. Il secondo, quello decisamente più cauto, del virologo Crisanti. 


LA POSIZIONE PRO APERTURE

Si è sempre definito un «aperturista moderato», il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. E adesso che molte attività si preparano a sollevare le saracinesche, non può che essere fiducioso: «Le riaperture

sono irreversibili, non dovremo più temere di dover chiudere. La campagna vaccinale avanza e guardiamo con ottimismo ai risultatiottenuti da Paesi come Inghilterra e Israele».


Sileri, è la prima vera sconfitta dei rigoristi?

 «Le riaperture erano previste per il 1° maggio, cambia poco anticiparle al 26 aprile. Non si può parlare di vittoria o di sconfitta di qualcuno. Serviranno attenzione e gradualità nell’allargare le maglie perché con aperture avventate, senza sufficienti controlli, rischiamo di fare passi indietro. Ma voglio ripeterlo: non torneremo più alle chiusure».


Come fa a esserne certo?

 «Perché stiamo uscendo da questa ondata e non ce ne saranno altre che peseranno seriamente sulle ospedalizzazioni. L’incidenza dei contagi è sempre più bassa, caleranno i posti occupati nelle terapie intensive e

inizieremo presto a vedere l’effetto dei vaccini sui ricoveri degli over80. Per avere un calo del numero dei morti, invece, servirà almeno un altro mese».


Eppure, molti virologi e infettivologi dicono sia un rischio enorme aprire in questo momento.

«Il rischio è stato calcolato con buonsenso scientifico e la programmazione è basata sull’andamento dei numeri. Inghilterra e Israele si sono mosse con le nostre stesse tempistiche: perché non dovremmo vedere gli stessi risultati che loro hanno oggi?»

 

Ma qui c’è ancora un milione di over80 non vaccinati e gli over70 sono ancora più indietro. Non si mette in pericolo la campagna vaccinale?

«Non finiremo con il 100% degli over80 immunizzati, ma una buona parte di questo milione mancante riceverà la dose entro fine mese, con una vaccinazione casa per casa. Per gli over70 concluderemo il percorso nella prima metà di giugno, perché hanno ricevuto in gran parte Astrazeneca, che ha tempistiche più lunghe ma è abbastanza efficace già dalla prima dose. Le fasce più a rischio saranno presto al sicuro dalle forme gravi di infezione».

 

Riparte anche il mondo della scuola, ma i governatori sono molto preoccupati.
«Potrà determinare un aumento dei contagi, certo. Arriverà un momento in cui avremo molti più contagi tra i giovanissimi e nei soggetti sotto i 55 anni, semplicemente perché non sono ancora vaccinati. Ma se i nostri anziani sono già protetti, il rischio è minimo».

Se è così, non si poteva posticipare il coprifuoco?«I numeri attuali, seppur migliori, non sono ancora così buoni da abbattere tutte le restrizioni. Portare l'R0 di molto sotto lo 0,8 permetterà di alleggerire alcune misure e allungare il coprifuoco fino a toglierlo del tutto, ma non corriamo troppo. L'incidenza di contagi è ancora alta. Dobbiamo scendere sotto i 5 casi ogni 10mila abitanti».

Riprendono gli sport di contatto, ma restano chiuse palestre e piscine.Qual è il senso di questa scelta?
«La discriminante è il luogo all'aperto. Sono il primo a dire che si deve tornare a far sport, perché palestre e piscine sono parte di un percorso sanitario, ma aspettare ancora qualche giorno credo sia coerente con le evidenze scientifiche».

Draghi vuole introdurre un "pass" per muoversi tra regioni arancioni o rosse e per partecipare a eventi.
«L'ideale sarebbe avere un pass europeo, non solo nazionale. Intanto partiremo probabilmente con la creazione di un pass cartaceo, per farlo poi diventare digitale, con l'ausilio di Poste o magari su una app come Immuni. Saranno 3 le possibilità per ottenerlo: non solo la vaccinazione, che altrimenti sarebbe discriminatoria tra chi ha potuto riceverla e chi no, ma anche un tampone nelle ultime 48 ore o l'aver avuto il Covid nei sei mesi precedenti».

Le previsioni di Figliuolo sul numero di vaccinazioni giornaliere continuano a essere riviste al ribasso. Cosa non sta funzionando?
«Credo sia dovuto al fatto che teniamo una parte delle dosi precauzionalmente ferme per i richiami, viste le mancate consegne degli ultimi mesi, ma per i primi di maggio arriveremo a 500mila somministrazioni al giorno. Sono sicuro poi che la problematica di Johnson &Johnson verrà superata dall'Ema e potremo usare anche quelle dosi. Apprezzo il lavoro del generale Figliuolo, è una persona molto pragmatica, come Draghi».

Meglio Draghi di Conte?
«Draghi sta prendendo decisioni usando poche parole e molta concretezza. In questo momento sta trovando una capacità di sintesi e di dialogo che nelle prime settimane di governo era mancata».

E ha difeso Speranza.
«Non mi è piaciuta la mozione di sfiducia di Fdi. Credo sia legittimo criticare se si commettono errori, ma ora non si aiuta il Paese. Quando saremo usciti dall'emergenza si potrà prendere un respiro e sistemare le cose»

 


LA POSIZIONE NO APERTURE

«Le riaperture sono una stupidaggine epocale. Rischio calcolato? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l'estate». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, non le manda a dire al governo Draghi.Secondo lei come si è arrivati alla decisione delle riaperture?«Purtroppo l'Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica».

 

Qual è la situazione attuale?
«Da settimane viaggiamo tra i 15 e i 20mila casi al giorno: un plateau altissimo, che non consente di progettare riaperture».Cosa si potrebbe fare?«La decisione è stata presa e il governo se ne assumerà la responsabilità. L'unica sarebbe potenziare la vaccinazione, ma tra forniture, disorganizzazione e diffidenza verso AstraZeneca pare difficile superare quota 350mila».

Lei rimanderebbe le riaperture a giugno?
«Non è una mia opinione, ma di chiunque si basi sui dati. Sento parlare di rischio calcolato, ma come? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l'estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto».

La gradualità, i vaccini e il clima potrebbero aiutare?«Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, ieri è stato diplomatico, mentre io che non ho vincoli lo dico chiaramente: riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale».

Lei cosa farebbe?
«Copierei l'Inghilterra, che ha vaccinato il 65 per cento della popolazione e si permette timide riaperture. Bisogna diminuire di molto il contagio prima di alleggerire le misure, altrimenti senza tamponi e tracciamento riparte in poche settimane».

L'estate prossima sarà più difficile di quella passata?
«Non dimentichiamo che Israele fu costretto al lockdown in pieno agosto. L'anno scorso venivamo da forti chiusure, mentre ora ci presentiamo alla bella stagione in ordine sparso. La vita all'aria aperta può mitigare il contagio, ma non risolve il problema. Teniamo anche conto dell'esperienza cilena, dove il 40 per cento della popolazione protetta dalla vaccinazione non ha arginato l'epidemia».

Quando raggiungeremo l'immunità di gregge?«Penso che la sfioreremo soltanto. Bisognerebbe vaccinare 40 milioni di italiani entro l'autunno, senza contare i giovani e i dissenzienti, e poi ci sono le varianti, il problema della durata dell'immunità, i richiami».

Sia sulle varianti sia sull'immunità ci sono buone notizie però.
«Le varianti sembrano sotto controllo, ma non si sa mai e ne possono arrivare di nuove. I guariti hanno un'immunità di almeno 10 mesi, mentre sui vaccinati c'è ottimismo senza però dati definitivi».Lei come lo vede il futuro?«Purtroppo ci sono decisioni che hanno conseguenze. Penso alle leggerezze dell'estate scorsa, ma anche a quelle attuali. Il futuro lo si scrive in base alle decisioni che si prendono».Qual è l'errore da non fare ora?«Non bisogna sottovalutare l'impatto delle varianti e sopravvalutare l'effetto del clima estivo».

 

Considera giusto che AstraZeneca venga dato agli over 60?

«È una sicurezza in più per un vaccino che, come Johnson&Johnson, considero sicuro ed efficace. In questo momento può salvare migliaia di vite, poi se un domani finiranno i problemi di rifornimento e si vorranno usare solo Pfizer e Moderna perché hanno ancora meno effetti collaterali ben venga».

 

Hanno senso le isole Covid-free?

«Hanno molto senso turistico e qualche senso sanitario. Per non fare entrare il virus bisogna fare i tamponi prima e dopo e quarantene di 5 giorni».E aerei e treni Covid-free?«Fare i tamponi non fa male, ma non garantisce veramente. Bisogna sempre accompagnarli con ulteriori tamponi e quarantene, come in Australia e in Nuova Zelanda».

 

Lei non considera utili i tamponi antigenici?

«Si possono usare per screening di massa, ma sono molto più affidabili i molecolari. Il problema è che in Italia non ci abbiamo investito a sufficienza».

Come va la sua consulenza alla Procura di Bergamo?
«A fine giugno consegnerò una perizia per aiutare a stabilire se sulla base delle conoscenze scientifiche di allora si potessero gestire meglio l'ospedale di Alzano e la chiusura della zona rossa. Un lavoro molto complesso, ma non posso aggiungere altro»

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