Addio al maestro d’organo Gustavo Zanin, i suoi strumenti anche in America e Asia

Aveva 91 anni. Positivo al coronavirus, era ricoverato a San Daniele. Nel 2017 la laurea honoris causa all’Università di Udine

CODROIPO. Un vuoto incolmabile nel mondo della cultura, dell’artigianato e della musica lascia la morte, a 91 anni, di Gustavo Zanin, organaro conosciuto e apprezzato nel mondo intero. La ditta codroipese legata al suo nome, la “Francesco Zanin di Gustavo Zanin” ha costruito organi in numerose chiese e basiliche, in Italia e all’estero. Era una persona di rara creatività e competenza artigiana, che l’arte organara l’aveva imparata nel laboratorio del padre e del nonno, tra i vecchi operai, apprendendo quella singolare sensibilità nel leggere le consonanze e le vibrazioni delle canne.

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Si è spento lunedì 19 aprile all’ospedale di San Daniele, positivo al Covid-19. «Fino alla settimana di Pasqua stava bene, considerata l’età – affermano i familiari –, ma il virus pandemico, che probabilmente aveva già contratto quando è stato vaccinato, lo ha costretto al ricovero. Pareva aver superato la malattia, tanto che domenica, giorno del suo compleanno, aveva risposto a molti messaggi di auguri, in serenità e con la sua solita cordiale simpatia. I sanitari contavano di dimetterlo in settimana, ma da un inaspettato peggioramento, nella notte fra domenica e lunedì, non ha potuto riprendersi. Altri familiari, pure ricoverati per Covid a San Daniele, hanno potuto essergli vicini, privilegio raro per chi conclude l’esistenza a causa del coronavirus».

«Si è spezzato un anello della catena», dice affranto il figlio Francesco. Ma Gustavo aveva saputo creare altri solidi legami, che permettono di continuare la genealogia organara, attiva da 200 anni, grazie allo stesso figlio, che è titolare della ditta dal 1970, e al nipote Carlo, che vi collabora da tempo.

A costruire e restaurare organi musicali avevano iniziato Valentino Zanin (1787-1887), di Camino al Tagliamento, e il figlio Giuseppe (1825-1912), mestiere passato al nonno di Gustavo, Beniamino, mancato nel 1938 e da lui al padre Francesco, vissuto fino al 1970. Tutte persone longeve, quindi, che hanno trasmesso conoscenze impossibili da acquisire se non attraverso l’intelligenza delle mani e del cuore.

«Il suono vibra e la sua vibrazione si trasmette alla canna a fianco, va in risonanza con quella dopo – così il maestro descriveva lo strumento che creava via via –, fino a diventare armonia celeste: il suono è cibo spirituale».



L’artista friulano ha realizzato oltre 400 organi in tutto il pianeta. Non si contano i riconoscimenti, fra cui nel 2017 la prestigiosa laurea ad honorem dall’Università di Udine; in precedenza aveva ricevuto, tra l’altro, l’onorificenza di Gran Ufficiale della Repubblica e il Paul Harris Yellow del Rotary International.

Oltre a Francesco e Carlo, la scomparsa di Gustavo lascia nel dolore la moglie, Marinella Sonego, sempre al suo fianco, la figlia Anna Maria, che pure collabora nella ditta di famiglia, il figlio Giovanni, di Codroipo, responsabile di un’azienda che produce mobili nel Sacilese. Lo piangono la sorella Luisa, 97enne, e il fratello Paolo, entrambi di Milano, altri parenti e tantissimi estimatori e amici. 
 

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