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Pressing sul personale sanitario non vaccinato: tre giorni per giustificarsi o scatta il demansionamento

All’AsFo liste a confronto per individuare chi non si sottopone all’immunizzazione. Ma c’è la grana dei posti

PORDENONE. In AsFo (Azienda sanitaria Friuli occidentale) si attende dalla Regione l’elenco degli operatori sanitari “no vax” per applicare il decreto previsto dal Governo e arrivare al demansionamento o alla sospensione dal lavoro fino al 31 dicembre.



Si vuole evitare che si ripeta quanto verificatosi all’hospice di San Vito al Tagliamento dove una operatrice “no vax” è risultata positiva, contagiando 4 colleghi e due pazienti, uno dei quali deceduto anche per altre cause.



«Il 6 aprile – ha dichiarato Barbara Miglietta, responsabile della struttura semplice per il benessere organizzativo e la sorveglianza sanitaria dei lavoratori – abbiamo inviato alla Regione l’elenco di tutti gli operatori di interesse sanitario secondo le indicazioni che ci sono state fornite». Lo stesso hanno fatto gli Ordini dei medici, degli infermieri e delle altre professioni con operatori in ambito sanitario.

La sta incrociando questi nomi con quelli di chi si è vaccinato. Si ricaveranno così i nomi di chi non l’ha ancora fatto. «Quando avremo questi nominativi – ha proseguito Miglietta – le aziende sanitarie dovranno contattare le persone non vaccinate e richiedere loro le motivazioni di questa scelta».



Per quelle di carattere sanitario il lavoratore dovrà produrre, entro tre giorni, il certificato del medico di medicina generale che attesta l’impossibilità di ricorrere al vaccino. La parola passerà poi al medico competente dell’Azienda, che dovrà trovare al dipendente una collocazione adeguata, con condizioni a basso rischio secondo determinati parametri.



«Chi invece non avrà questo tipo di giustificazione – ha proseguito Miglietta – dovrà esibire entro tre giorni la certificazione di essersi attivato con la vaccinazione o la prenotazione. Coloro che non dovessero farlo saranno segnalati ai datori di lavoro, che dovranno provvedere all’individuazione di una mansione inferiore che non metta a rischio nessun altro operatore o i pazienti». Una nuova posizione con adeguamento dello stipendio o, nel caso non sia possibile trovarla, la sospensione fino al massimo al 31 dicembre.

L’AsFo si sta già attivando per individuare luoghi o mansioni a cui assegnare chi proprio non intende vaccinarsi, anche se sta diventando difficile trovare posti che escludano contatti interpersonali, al netto del problema delle sostituzioni.
 

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