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Scuola, quali studenti rientreranno in classe e quali seguiranno da casa? La decisione dei presidi e le nuove regole

UDINE. Si riaprono i cassetti, si rispolverano le varie ipotesi per organizzare, da lunedì, il rientro di almeno il 60 per cento degli studenti. A un mese dalla chiusura dell’anno scolastico più di qualcuno non si aspettava né il passo in avanti di Draghi né la retromarcia successiva. Conclusione: tutto come prima.

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La dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame, incontra le rappresentanze sindacali, si attendono le convocazioni dei tavoli prefettizi e soprattutto gli investimenti promessi e non ancora attuati. Presidi e sindacalisti sono preoccupati non tanto per oggi, ma per settembre: «Gli organici – spiegano – sono rimasti invariati, il potenziamento dei pullman sembra ancora lontano e l’attività di tracciamento così come viene attuata non è sufficiente». E il Pd chiede chiarimenti all’assessore ai Trasporti, Graziano Pizzimenti.


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Il decreto
Oggi dovrebbe essere la giornata chiave per la definizione del piano di rientro in classe di almeno il 60 per cento degli studenti delle scuole superiori. Rispetto al 50 per cento applicato al momento, i dirigenti devono prevedere l’aumento di almeno il 10 per cento di ragazzi anche se la percentuale potrebbe arrivare al 75 per cento visto che sulla quella stessa percentuale, lo scorso gennaio, è stato tarato il piano dei trasporti.

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«Chiederò che venga lasciata autonomia alle scuole, anche se l’orientamento generale è cercare di tenere, per motivi diversi, quasi sempre in presenza le prime e le quinte e ruotare le classi intermedie» spiega la presidente regionale dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Teresa Tassan Viol, convinta che queste decisioni non possono essere imposte per decreto, ma lasciata alla competenza dei dirigenti scolastici. Sulla questione interviene pure la segretaria regionale della Cisl-scuola, Concettina Cupani. La stessa che, oggi, assieme ai colleghi di Cgil e Uil, chiarirà alcuni punti: «Abbiamo già manifestato le preoccupazioni che, di fatto, hanno trovato riscontro con la non praticabilità al 100 per cento del piano trasporti e il fallimento del sistema di tracciamento. Lo dico provando un grande rispetto per chi lavora nei dipartimenti».

Cupani non ha dubbi: «Il problema dei trasporti non è nuovo, le classi con 25/27 alunni dal punto di vista sanitario continueranno a esserci anche a settembre. Credo che nell’ultimo anno tutti gli amministratori, dalle Regioni al Governo, non abbiano impiegato bene il loro tempo. Siamo alla resa dei conti, ora non possono dare le colpe alle scuole. Quando hanno detto non si può riaprire, hanno preso atto del loro limite».

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Cupani è preoccupata per settembre, quando si torneranno a formare classi numerose con pochi insegnanti. «Anche con gli organici Covid non riusciremo a sdoppiare le classi, non verrà meno il rischio di avere classi da 30/31 studenti» aggiunge Luca Gervasutti, il preside del liceo classico Stellini di Udine, mentre il collega del Marinelli, Stefano Stefanel, aggiunge: «Spero che facciano il possibile per far rientrare tutti in sicurezza. Mi dispiace che non si sia trovato il modo per affrontare l’emergenza».



Diversa la posizione del sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, secondo il quale «di fronte al divampare delle polemiche sulla capacità delle di assicurare il trasporto scolastico in Italia, l’Atap ha reperito mezzi e autisti sufficienti per garantire a tutti gli studenti il rientro a scuola in sicurezza. Un plauso va al presidente dell’Atap, Narciso Gaspardo, che ha gestito con anticipo un problema molto delicato».



«La ripartenza della scuola è attesa da migliaia di studenti e famiglie, è un obiettivo sul quale non possiamo permetterci errori o indecisioni già visti in passato. Chiediamo massima trasparenza sulle azioni che la Regione sta mettendo in campo per garantire un rientro in sicurezza. Il rinvio delle lezioni in presenza per tutti non può rallentare il percorso». Così i consiglieri del Pd Nicola Conficoni, Mariagrazia Santoro e Diego Moretti, prima di depositare la richiesta di audizione in commissione dell’assessore regionale Pizzimenti. Il Pd pretende chiarezza. —




 

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