Travolta da un'auto a 17 anni, l’angoscia dei nostri campioni per Silvia: «Non mollare, siamo tutti con te»

De Marchi e Fabbro in Trentino dedicano la giornata in fuga alla giovane. Milan e Cecchini sulla sicurezza: «Per chi va in bici è una giungla» 

Saputo di Silvia e per Silvia, hanno voluto correre all’attacco dal primo all’ultimo dei 160 km della terza tappa del Tour of the Alps che si è conclusa ieri a Naturno. Prima della partenza il buiese Alessandro De Marchi, pro della Israel-Start Nation con un Tweet: «Silvia forza, metticela tutta, Oggi pedalo anche per te», ha scritto “il rosso” ricordando come il fratello della ciclista corra nella “sua” Bujese. Poi la tappa all’attacco e il quinto posto. Con dedica. «Ero molto motivato a correre per lei oggi e penso che questo mi abbia dato un po’ di forza in più quando ne avevo davvero bisogno sulle salite oggi. Questo era per te, Silvia!». E ancora, ieri sera una lunga telefonata ai genitori della giovane: «Non ho parole, spero solo in un miracolo».



Quinto posto per De Marchi, dopo una fuga con Matteo Fabbro piazzatosi quarto. Quarto e senza parole per quanto accaduto: «Sono distrutto». Il 26enne di Codroipo della Bora-Hangrohe prosegue: «Non posso che stringermi vicino alla famiglia e a tutte le persone che le vogliono bene e augurarle di tornare più forte di prima».

Poi la riflessione amara: «Io quella strada la faccio praticamente tutti i giorni e molto spesso rischio di essere investito perché mi sfilano. La gente ha sempre fretta, anche con la pandemia pare una gara di F1...Pensano di essere tutti dei piloti di F1 e non sanno andare nemmeno in bicicletta... Molti ci vedono come un ostacolo e non pensano minimamente a che danno possono provocare. Mi è capitato di essere investito, non è stato piacevole, ma per chi mi ha investito vi assicuro è stato ancora peggio».



Jonathan Milan, ventenne bujese neoprofessionista alla Bahrain-Merida, ha subito fatto sentire la sua vicinanza alla ragazza e alla sua famiglia. «Prego per lei, è l’ennesimo bersaglio colpito sulle strade. Noi ciclisti, rischiamo ogni giorno la vita sulla strada. Esco in allenamento da solo e di evitare le strade trafficate per evitare pericoli, eppure ogni giorno vengo sfiorato da auto e camion».

C’è la ormai mitologica norma del metro e mezzo di distanza obbligatorio da mantenere per i mezzi che superano i ciclisti: è praticamente fatta ma non riesce a entrare in vigore. E il tassametro degli incidenti aumenta. Ogni 35 ore c’è un investimento mortale di un ciclista in Italia. «È una questione di coscienza di chi guida – chiude Milan – e dopo il lockdown sembrano tutti impazziti».

Elena Cecchini di Mereto di Tomba della SDWorx, 28 anni tre tricolori in bacheca, è sconvolta. «Mio papà Luca, spesso in pista con i ragazzi, conosce Silvia. Per noi è una roulette russa, rischiamo ogni giorno e siamo scaltri nel guidare la bici perché è il nostro mestiere, figurarsi un semplice ciclista». «Parlano di futuro green di ecososteniblità, invitano a usare la bici – chiosa l’atleta delle Fiamme Azzurre – ma prima servono piste ciclabili e pene severe a chi non rispetta le regole». —



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