Ci sono reazioni avverse al vaccino anti-Covid? E come riconosco i sintomi di una trombosi? Tutto quello che c’è da sapere in quattro punti

UDINE. Nessun farmaco può essere mai considerato esente da rischi. Per questo, si tratta sempre di un bilanciamento tra benefici e rischi. Parte da queste premesse il terzo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 stilato dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Il documento raccoglie i dati relativi alle segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 marzo 2021 per i tre vaccini contro il coronavirus attualmente in uso nella campagna vaccinale in corso in Italia.

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In estrema sintesi sono rarissimi i casi in cui è necessario l’intervento dei sanitari dopo la somministrazione di una o due dosi di siero. Ma, con l’aiuto degli esperti, vi spieghiamo qui cosa c’è da sapere. 

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1. I sintomi e l’incidenza
Quanto possono essere frequenti i sintomi avversi se vado a farmi il vaccino contro il Covid 19? È una domanda che un po’ tutti si pongono, prima di sottoporsi alla fatidica iniezione che dovrebbe liberarci dall’incubo della pandemia. Secondo l’Agenzia europea del farmaco (Ema) la frequenza di sintomi pericolosi, che possono portare a patologie gravi o anche fatali, per AstraZeneca (siero anglo-svedese) e Johnson&Johnson (Stati Uniti) è pari a un caso ogni centomila. Semprechè il soggetto non abbia fattori di rischio determinati dall’età, un particolare che l’Ema ha ribadito nelle sue valutazioni più recenti. In una conferenza stampa è stata resa nota anche una nuova ripartizione dei casi di coaguli di sangue con trombocitopenia per ciascun vaccino approvato dall’Unione europea.

E dunque 8 casi segnalati con Johnson&Johnson su oltre 7 milioni di persone vaccinate al 13 aprile scorso negli Stati Uniti, 287 casi per AstraZeneca (di cui 142 in Europa su oltre 34 milioni di persone immunizzate), 25 casi per Pfizer e 5 per Moderna, per questi ultimi due vaccini le segnalazioni sono solo dall’Europa. Complessivamente ci sono 102 segnalazioni con esito «decesso», le cui cause sono sotto indagine.

Sono 1,1 casi ogni 100 mila dosi con età media delle vittime pari a 81,4 anni. Non sono segnalati decessi a seguito di shock anafilattico o reazioni allergiche, mentre sono riportati spesso eventi cardiovascolari in pazienti con storia clinica di patologie pregresse. Il nesso di causalità risulta correlabile in una sola segnalazione. Le trombosi atipiche, invece, sono uno dei possibili effetti collaterali gravi di AstraZeneca. In Europa ci sono stati 222 casi su 34 milioni di dosi iniettate, in Italia 11 di cui 4 fatali. L’Agenzia europea del farmaco ha messo in relazione il vaccino di AstraZeneca con le rare trombosi parlando di un «forte legame» causale. La frequenza, come detto, è stimata in circa 1 caso su 100mila.

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2. Le complicazioni e i casi di trombosi
Il rischio di sviluppare una trombosi se si viene ricoverati in ospedale per Covid è molto più alto di quello che si ha vaccinandosi contro questa malattia, che invece è estremamente raro: a spiegarlo è Lidia Rota Vender, ematologa e presidentessa dell’Associazione per la lotta alla trombosi (Alt), malattia di cui ieri è stata celebrata la giornata nazionale.
 

«I casi di trombosi verificatisi nei malati di Covid in ospedale sono stati circa il 28-29%, mentre quelli avvenuti dopo il vaccino sono solo 7 – precisa – Si tratta dunque di un rischio estremamente raro, e in termini di rischio-beneficio, è meglio vaccinarsi contro il Covid, che non farlo». Va inoltre ricordato, continua Rota Vender, «che i casi di trombosi finora verificatisi dopo il vaccino sono avvenuti tutti dopo la prima dose e a distanza di 4, massimo 15 giorni circa dall’iniezione. Tutti i vaccini possono dare effetti collaterali. Non è ancora stata stabilita una relazione di causa-effetto, ma può darsi che si tratti di un effetto collaterale dei vaccini».


Secondo i dati pubblicati da Alt, le malattie da trombosi, cioè infarto, ictus, embolia polmonare, trombosi delle vene e delle arterie, colpiscono in Italia 600 mila persone l’anno e possono portare anche alla morte prematura del paziente. Sono l’evento più probabile dopo i 65 anni, ma possono colpire anche giovani e bambini, persino neonati (su 100 persone colpite, 3 hanno meno di 40 anni). In un caso su tre però si possono evitare, sospettare e curare. Questi i sintomi a cui fare attenzione, che variano a seconda dell’organo colpito: se il trombo si forma nella vena di una gamba o di un braccio, compaiono gonfiore, dolore, rossore, a volte crampi che non passano, se invece si forma in una vena del cervello, si ha un mal di testa molto forte mai avuto prima.

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3. I sintomi a cui prestare attenzione
Gonfiore a un braccio o a una gamba, dolore addominale che non si risolve, cefalea persistente, visione annebbiata, vertigini, difficoltà di respirazione o dolore toracico che non si risolve in tempi rapidi, tachicardia, emorragie o lividi. Questi i sintomi più frequenti che si sono presentati dopo la somministrazione della prima o della seconda dose di vaccino contro il Covid 19, dai 5 ai 21 giorni dopo l’iniezione.

Riconoscere i vari sintomi cui porre la massima attenzione può contribuire a un intervento medico che può essere salvavita, visto che da più parti si stanno mettendo a punto protocolli diagnostici e di terapie per affrontare le trombosi, l’effetto collaterale più temuto e più importante. La maggior parte di questi casi, come detto, si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata in donne di età inferiore a 55 anni, tuttavia ciò potrebbe riflettere l’aumento dell’uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale. I vaccinati devono essere istruiti a consultare immediatamente un medico se sviluppano sintomi quali mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore delle gambe, dolore addominale persistente dopo la vaccinazione.

Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia. La Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nell’allegato alla circolare con cui il ministero della Salute aggiornava le indicazioni per l’uso del vaccino di AstraZeneca, all’indomani della sua temporanea sospensione e poi al cambio della destinazione (non viene somministrato sotto i 60 anni di età), confermava che «non ci sono specifici fattori di rischio» nè «trattamenti preventivi» per questo tipo di effetti avversi.

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4. Le terapie anti-coagulazione
La preoccupazione di chi si ritrova con qualche sintomo dopo la somministrazione del vaccino e sta male è quella di cosa fare, visto che si tratta di un qualcosa da prendere con le molle. La trombocitopenia trombotica immunitaria causata da vaccino è simile a quella indotta da eparina, osservata a volte (si tratta sempre di casi estremamente rari) nei pazienti trattati con questo farmaco.

Dunque la terapia che da più parti si sta sperimentando parte proprio dalla constatazione di questa similitudine. Il protocollo di intervento, dunque, prevede la somministrazione di immunoglobuline e alcuni fluidificanti del sangue (senza eparina) che possano aiutare a sciogliere i vari coaguli presenti. L’Ema evidenzia l’importanza dell’informazione: i pazienti devono quanto prima segnalare i sintomi ai sanitari e i medici devono sapere che, in alcuni pazienti, la trombosi può svilupparsi in siti del corpo insoliti (quali addome e cervello) e che, se è accompagnata da trombocitopenia (quantità insufficiente di piastrine) può appunto rappresentare un effetto avverso della vaccinazione. Si è discusso moltissimo, nelle scorse settimane, sulla sicurezza dei vari sieri.

Nel mirino è finito più di frequente quello di AstraZeneca, ma secondo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di microbiologia dell’università di Padova, proprio questo vaccino è «tra i più sicuri al mondo». «Su 35 milioni di persone immunizzate abbiamo una sessantina di casi di reazioni avverse, di cui forse dieci con decessi. È un vaccino che ha una complicazione grave ogni 2 milioni e mezzo di casi, difficilmente si raggiungono livelli di sicurezza come questo», ha sottolineato Crisanti in una recente intervista televisiva. Sempre sul tema dei vaccini, il professore ha sottolineato che «il problema della disponibilità delle dosi si risolverà a breve». Infatti proprio in questi giorni sono arrivate 1,5 milioni di dosi di Pfizer ed è in distribuzione anche il Johnson&Johnson.

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