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Silvia Piccini se n’è andata lo stesso giorno di Michele Scarponi: 38 anni lui, 17 anni lei e la grande passione per il ciclismo

Ogni 35 ore in Italia un ciclista muore in un incidente. Come Silvia. Quattro anni dopo Michele. Non ha fatto che poche centinaia di metri, il capitano dell’Astana, quando incrocia il destino. Un’auto gli taglia la strada: a casa, ad aspettarlo, la moglie e due gemellini

SEDEGLIANO. Silvia se n’è andata lo stesso giorno di Michele Scarponi. Non si conoscevano il campione del ciclismo e la giovane di Sedegliano, 38 anni lui, 17 anni lei e una grande passione in comune: quella per la bici. Scarponi, due gemellini di due anni e una moglie a casa, parte dalla sua Filottrano, nelle Marche, un sabato mattina di quattro anni fa per allenarsi in vista del Giro d’Italia.



Non ha fatto che poche centinaia di metri, il capitano dell’Astana, quando incrocia il destino. Un’auto gli taglia la strada. Ironia della sorte: a guidarla è un paesano, suo grande tifoso. Scarponi non può far nulla. Muore all’istante. Quattro anni dopo, Silvia incontra lo stesso destino in Friuli. Esce in bici per allenarsi, sogna di vincere una corsa, magari proprio il Giro d’Italia. E finisce anche lei vittima di un incidente. Lotta per vivere. Per tornare a sognare.


E se ne va esattamente lo stesso giorno di Michele, Silvia, con i suoi 17 anni appena. Quattro, dopo il campione marchigiano, nel cui nome e ricordo il fratello Marco sta attraversando palmo a palmo l’Italia, battendo i pugni davanti ai politici, organizzando eventi e varando progetti in favore della sicurezza stradale.


Perché in un Paese civile come il nostro, nella terra di Girardengo, Bartali, Coppi, Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Pantani, Nibali e dei sempre più numerosi ciclisti che ogni giorno escono in strada, va in scena una guerra quotidiana, tra chi pedala e chi la strada la percorre in auto o in camion, spesso fregandosene delle regole. Il risultato? Ogni 35 ore in Italia un ciclista muore in un incidente.
 

Come Silvia. Quattro anni dopo Michele. «Sono distrutta per quella ragazza. Ormai pedalare in strada equivale a sfidare in continuazione il destino. Quando avrò dei figli non li manderò ad allenarsi in bici» dice sgomenta Elena Cecchini, una che di bici vive, tre volte campionessa italiana di Mereto di Tomba e fidanzata del campione olimpico Elia Viviani. «Lo strazio di quei genitori deve farci capire che bisogna far qualcosa» le fa eco Alessandro De Marchi, professionista di Buja.  “Se n’è’ andata lo stesso giorno di Michele che tragica coincidenza. Un abbraccio ai genitori. Silvia riposa in pace”, scrive Matteo Fabbro codroipese pro della Bora-Hansgrohe dal Tour of the Alps. Silvia come Scarponi, l’Aquila di Filottrano, un campione anche per simpatia. Prenditi cura di lei

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