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Trattiene il denaro dei clienti, l’ex notaio Conte condannato: verserà 230.270 euro allo Stato

Stabilito il risarcimento del danno causato trattenendo il denaro dei clienti. Una parte servirà a ripagare le ore di lavoro impiegate dalle Entrate per i controlli

UDINE. Prima la vita da «nababbo», come gli fu contestato dalla Procura di Udine che lo trascinò a processo per una sfilza di episodi di peculato, ora quella del debitore inseguito da decine di ex clienti e anche dallo Stato. Nella parabola dell’ex notaio Fabio Conte, la seconda batosta, dopo la condanna a 6 anni reclusione inflitta nel 2016 dal tribunale di Udine e confermata nel 2019 dalla Corte d’appello di Trieste - ma gravata ancora da ricorso per cassazione -, è arrivata dalla Corte dei conti.

Ammonta a complessivi 230.270 euro la somma che la sezione giurisdizionale per il Friuli Venezia Giulia lo ha condannato a risarcire all’Agenzia delle entrate, a titolo di danno patrimoniale (per 149.155,58 euro) e da disservizio (per altri 81.115 euro). L’importo, cui vanno peraltro aggiunti rivalutazioni monetarie e interessi, è comunque inferiore ai 348.624,46 euro che aveva proposto la Procura contabile, «per essersi appropriato di somme consegnate dalle parti acquirenti, a titolo di tributi, per gli atti di cui aveva curato il rogito».


In particolare, gli si imputava tanto una responsabilità contabile «per il mancato riversamento delle imposte costituenti pecunia publica», quanto un danno da disservizio «per il pregiudizio causato al corretto funzionamento dell’apparato pubblico, dato il dispendio di risorse umane e strumentali impiegate nella lunga e faticosa attività di indagine volta alla corretta quantificazione degli omessi riversamenti». Ossia i funzionari dell’Agenzia delle entrate che si erano occupati delle verifiche.

Nel procedimento, Conte non ha presentato deduzioni, né chiesto di essere ascoltato e, una volta convenuto in giudizio, non si è costituito. Presieduto dal giudice Paolo Simeon, il collegio triestino ha ritenuto ampiamente provati sia il dolo sia il nesso causale tra la condotta e il danno, così come ricostruiti dalla Guardia di finanza, ma ha proceduto a un diverso calcolo, detraendo dal danno patrimoniale contestato i 94.557,88 euro corrispondenti alle somme iscritte a ruolo a titolo di sanzioni, interessi e diritti di notifica, e dall’ulteriore voce di danno da disservizio la parte relativa alle attività dell’Area legale. Addebitando così il nocumento erariale alle sole ore di lavoro dei funzionari dell’Ufficio territoriale di Udine. 

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