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L’Italia in bilico tra rischi e voglia di vivere: maggio 2020 e aprile 2021, i dati delle riaperture a confronto

Sale d’essai aperte, spettacolo alla Fenice di Venezia. Per Istat ci sono 46,6 milioni di cittadini che vogliono pranzare fuori 

TORINO. Hanno voglia i virologi a dire «la variante indiana». A Milano era ancora notte quando s’è formata la fila di cinefili astinenza all’ingresso del Beltrade, nell’ormai modaiola NoLo che altro non è se non la zona Nord di piazzale Loreto.

Non più chiusa, non ancora del tutto riaperta. In bilico, l’Italia nel primo giorno del «rischio ragionato», tra paura razionale e sragionata voglia di vivere.



Diversamente dai 72 spettatori milanesi, quelli romani Nanni Moretti l’hanno visto di persona, quando ha aperto il cancello del suo cinema Nuovo Sacher. Tutto esaurito, lì come qui. Il Covid sovverte decenni di legge di mercato: furoreggiano i cinema piccoli e d’essai. I multisala rinviano: costi alti, incertezza, assenza di film blockbuster.

In attesa della Scala di Milano, Stravinskij inaugura il Maggio fiorentino e il sipario della Fenice di Venezia si rialza per il concerto verdiano (virologi, vil razza dannata…) riservato agli under 30. Costo due euro, biglietteria online collassata. Verdi anche all’Opera di Roma, domani sera, mentre ieri il concerto all’Auditorium era riservato a 500 volontari della Croce Rossa. Al Carignano di Torino 200 spettatori (massimo consentito sui 650 posti) hanno applaudito la prima di uno spietato Pirandello, in una serata che un abbonato, entrando, definiva «di utopia e nostalgia»

In bilico, appunto. Come l’Arena di Verona, che non solo resta chiusa ma rischia di saltare la stagione per l’incertezza delle regole. «Coprifuoco alle 22 e limite di 1000 spettatori sui 13mila potenziali, però possiamo andare a giocare a calcetto, scontrandoci e abbracciandoci»,obietta il sindaco Federico Sboarina. A proposito: a sera i campetti sul Po luccicavano di dribbling e tackle come piccoli Wembley sotto il diluvio.

Si torna nelle gallerie d’arte, nei musei aperti solo 180 giorni nel 2020 e 15 negli ultimi quattro mesi. All’Acquario di Genova 200 visitatori in poche ore: una coppia milanese con neonato, due amiche da Torino. L’Egizio di Torino riapre con una nuova mostra, la prenotazione obbligaotria online e un decimo della capienza pre Covid.

A Roma si cammina nell’area archeologica del Teatro di Marcello. Non accadeva da marzo 2020 e per l’assessora Fruci è «simbolo di una primavera romana» (se potessero parlare le duemila salme in attesa di sepoltura...).

Mentre l’Istat rileva la «resilienza dei legami familiari», ci sono 46,6 milioni di italiani in zona gialla che hanno una voglia matta di pranzarefuori. Aperti 150 mila bar e ristoranti su 340 mila. Ma il caffè si può bere al bancone? A metà giornata, nella classifica delle ricerche su google, «zona gialla regole» risale al sesto posto. Ovunque dehors montati e smontati come non ci fosse domani. A Napoli – e dove, se no – tavolini ricavati nei vicoli, incappucciando con ripiani di legno i paletti anti parcheggio sul marciapiede. A Roma ha riaperto l’88% dei locali con posti fuori. Folla a Testaccio. C’è anche chi riapre senza poterlo fare: un migliaio di «disobbedienti» che ha apparecchiato dentro «ma in sicurezza» come dice, bontà sua, un oste di Domodossola. A Firenze protestano i lavoratori della filiera dei matrimoni. A Genova i ristoratori con tavolini (e ombrelli) intorno alla fontana di piazza De Ferrari.

Meteo insolente almeno quanto il virus. Bora a Trieste. A Torino prime beffarde gocce all’ora di pranzo, a Milano a quella dello spritz. Rinunciare? Giammai. Benché costretto ad anticipare il drink causa coprifuoco, il dio dell’apericena, oggi, è più forte di Giove Pluvio. Figuriamoci se lo spaventa Crisanti.

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