Un medico di base su tre ha aderito alla campagna delle vaccinazioni. Il sindacato contesta i dati: siamo molti di più, non ci fanno lavorare

UDINE. Fatti i conti, in Friuli Venezia Giulia ha finora aderito alla campagna vaccinale un medico di medicina generale su tre. Ossia 229 su 786.

Pochi, a giudicare dalle premesse delle scorse settimane e anche secondo il parere del presidente regionale della Federazione degli Ordini dei medici, Guido Lucchini, che sottolinea come all’interno della categoria «qualcuno dovrà fare un’analisi su quello che è successo».

C’è inoltre una distribuzione assolutamente sproporzionata sul territorio regionale, visto che a Pordenone si è messo all’opera il circa 73 per cento dei professionisti, a Udine il 18 per cento e soltanto il 9,8 per cento nell’azienda sanitaria di Trieste e Gorizia.

Dati, però, contestati dal maggiore sindacato di categoria, la Fimmg, che spiega come la disponibilità dei medici di base sia molto più alta anche nell’Udinese, ma che il problema è avere la disponibilità dei vaccini.

«A noi ne danno pochi o addirittura non ne danno per i nostri pazienti fragili immobilizzati a casa, ma sono disponibili in quantità nelle giornate dedicate alle vaccinazioni di massa», sbotta il segretario provinciale di Udine della Fimmg Khalid Kussini.

I dati sono venuti alla luce mercoledì 28, quando l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi durante il question time ha risposto all’interrogazione di Simona Liguori (Cittadini) che chiedeva appunto i numeri dell’adesione dei medici di medicina generale alla campagna vaccinale in Friuli Venezia Giulia.

Riccardi ha fornito i dati aggiornati, a livello regionale e per singolo territorio: sono 229 in totale i medici di medicina generale che hanno aderito (24 in Asugi, 63 in Asufc e 142 in Asfo).

Quanto alle somministrazioni, sono state finora 6.459: 5.311 in Asfo (di cui 1.462 a domicilio, 3.476 in ambulatorio e 373 in azienda), 830 in Asufc (di cui 671 a domicilio, 6 in ambulatorio e 153 in azienda) e 318 in Asugi (139 a domicilio, 155 in ambulatorio e 24 in azienda). Riccardi si è detto convinto che presto i numeri si riequilibreranno.

È stata poi Simona Liguori a fornire i totali e a calcolare così la percentuale di adesione.

«Sono tante le persone che in Fvg attendono di ricevere il vaccino al proprio domicilio e per questo diventa fondamentale il contributo dei medici di famiglia – sottolinea Liguori – . Il coinvolgimento dei medici di famiglia è appunto essenziale per raggiungere le persone fragili a domicilio».

La bassa adesione provoca anche – insiste l’esponente dei Cittadini – «numeri altrettanto bassi per quanto riguarda le vaccinazioni domiciliari (solo 2.272) nonostante lo scorso 10 marzo le prenotazioni superassero quota 7.000.

Raggiungere nei territori una immunizzazione contro il Covid sempre più omogenea grazie alle vaccinazioni consente a tutti di tornare al più presto alla normalità».

I numeri bassi e questa sproporzione fra territori ha provocato la reazione della Fimmg.

«Riccardi ha detto che 63 medici di medicina generale sono stati impiegati per le vaccinazioni nell’azienda Asufc – precisa il segretario Kussini – ma posso assicurare che i colleghi che hanno dato la disponibilità sono molti di più, circa trecento su 347. Il punto è che non è stato possibile farli lavorare.

Alcuni sono disponibili e non vengono chiamati. Altri hanno chiesto di poter operare in postazione con altri colleghi e non sono stati accontentati. Poi la scarsità di vaccini limita anche altri, come me, che stanno andando a domicilio.

In questi giorni più volte sono stato fermato perché non c’erano dosi disponibili».

Il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici vede le cose anche da un’altra angolazione.

«Io sono un medico vaccinatore – spiega il dottor Lucchini – e so che a Pordenone c’è un buon numero di colleghi che ha dato l’adesione e sta lavorando.

Nelle altre province bisognerà fare un’analisi di quello che è successo. Devo però mettere in guardia su un aspetto non trascurabile: se si continuerà a iniettare il vaccino Astrazeneca che richiede una seconda dose a 84 giorni sarà un problema trovare a luglio qualcuno che possa eseguire il richiamo a domicilio visto che molti medici di medicina generale saranno in ferie».

Intanto, l’assessore Riccardi ha annunciato che giovedì 29 «saranno riaperte le prenotazioni per alcune di fasce di popolazione a cui era stata inibita la vaccinazione.

In particolare potranno sottoporsi all’inoculazione le forze di polizia, forze armate, uomini della guardia di finanza e vigili del fuoco, impegnati nel contrasto e contenimento dell'emergenza Covid-19 o in servizi prioritari di ordine pubblico, 

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