Coronavirus, i medici di base: coinvolgeteci, noi siamo pronti a vaccinare. Ma la burocrazia ci blocca

UDINE. «Noi ci siamo, ma devono darci la possibilità di vaccinare. Se non ci consegnano le dosi come facciamo a somministrarle?

Dopo aver fatto la prima dose il dato deve essere trasmesso immediatamente al ministero per fissare l’appuntamento per il richiamo, ma noi non possiamo accedere al sistema informatico».

All’indomani dell’analisi dei dati secondo i quali solo il 30 per cento dei medici di famiglia ha aderito alla campagna vaccinale, i professionisti chiariscono: «L’assessore Riccardi ha reso noto il numero dei professioni utilizzato finora che è di gran lunga inferiore alle disponibilità registrate».

L’ex assessore regionale alla Salute, Ezio Beltrame, oggi nel direttivo della Federazione medici di medicina generale (Fimmg), elenca una serie di impedimenti burocratici che di fatto impediscono l’utilizzo dei medici di famiglia nella campagna vaccinale.

«A Udine i colleghi si muovono con sacrifici enormi: il personale del Distretto registra le prenotazioni attraverso il Cupweb, prepara il materiale che fa arrivare al centro vaccinale di Martignacco, dove viene ritirato dai medici che, a quel punto, vanno a vaccinare.

Una volta completata la somministrazione, gli stessi medici devono ripassare al Distretto per registrare le vaccinazioni» insiste Beltrame secondo il quale «queste cose si risolvono attorno a un tavolo».

Il problema è burocratico: «Non ci chiamano e anche se lo fanno non ci è consentito perfezionare tutti i passaggi burocratici» continua l’ex assessore nel ricordare che nel distretto di Codroipo hanno aderito 34 medici su 34.

Anche a Mortegliano hanno completato la vaccinazione di tutti gli ultra ottantenni, mentre a Gonars gli iscritti allo Snami, la sigla sindacale rappresentata a livello regionale da Stefano Vignando, in pochi giorni ha somministrato 44 dosi ad altrettante persone.

«L’abbiamo fatto gratuitamente, se poi ci vogliono pagare sono 16,6 euro a iniezione», aggiunge Vignando citando la cifra prevista dall’accordo che lo scorso 16 marzo non ha voluto sottoscrivere.

«I miei iscritti – spiega il segretario regionale dello Snami – sono medici e sentono il dovere etico di mettersi a disposizione, che io sappia l’hanno fatto tutti».

In regione operano 776 medici di famiglia. Alcuni hanno ufficializzato l’adesione altri non l’hanno fatto perché sono ancora in attesa di un cenno da parte della Regione. Vignando è convinto che l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, abbia confuso «il dato dell’adesione con quello della partecipazione, quasi lo si volesse fare di proposito per attaccare la categoria criticata da sempre perché noi non siamo dipendenti».

Sulla questione interviene anche il Pd. «Dalla Giunta Fedriga vorremmo un tono e un approccio diverso nei confronti dei medici: gioverebbe al comune percorso contro la pandemia», fa sapere il componente della commissione Paritetica Stato-Regioni Salvatore Spitaleri. 

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