Schiamazzi al bar: i titolari risarciranno i vicini

E’ accaduto a Gonars al  “Lì di Prime”

GONARS. Da una parte, i video che documentano la confusione, tra cori, karaoke e urla in strada, insieme alla perizia dell’Arpa che accerta il superamento del tetto dei decibel consentiti dalla legge; dall’altra, la testimonianza dei residenti nella zona che escludono ogni genere di fastidio e quella del sindaco e del comandante della Polizia locale che a loro volta negano di avere mai ricevuto segnalazioni di protesta.

È stata un’istruttoria particolarmente dibattuta quella che ha scandito il processo a carico di Stefano Del Piccolo e Mattia Baggio, titolari del locale “Lì di Prime” di via Roma, a Gonars, e chiamati a rispondere di disturbo della quiete pubblica.


Ieri la sentenza del giudice del tribunale di Udine, Rossella Miele, che, ritenendoli responsabili del reato contestato, li ha condannati a 150 euro di ammenda l’uno, con concessione dei doppi benefici di legge (sospensione condizionale della pena e non menzione), e al risarcimento dei danni alla famiglia che aveva presentato l’esposto in Procura e che nel procedimento si è costituita parte civile con l’avvocato Matteo Della Pietra.

La quantificazione sarà stabilita in sede civile. Per la condanna si era espresso anche il pm onorario Paola Peressini, indicandola in 500 euro di ammenda l’uno, mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Carlo Ferrero, aveva insistito per l’assoluzione per insussistenza del fatto. Nel definire il verdetto «assolutamente ingiusto», il legale ha già annunciato appello.

Diversi gli argomenti sostenuti dai titolari, che a fine luglio 2018 si erano visti sequestrare il locale e che per ripartire avevano dovuto impegnarsi ad anticipare la chiusura alle 21.30. «Sono stati sentiti moltissimi testimoni – ha detto l’avvocato Ferrero –, comprese persone che abitano di fronte al locale, e tutti hanno confermato non avere avvertito alcun disturbo. Quanto alla perizia, ha evidenziato rumore pari a 45 decibel: come una conversazione tra privati». Tutt’altra la ricostruzione della parte civile, che aveva documentato gli schiamazzi, lamentati dal 2017, con due filmati. 


 

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