Contenuto riservato agli abbonati

In migliaia dicono addio allo smart working: i dipendenti pubblici rientrano negli uffici

UDINE. Da lunedì 3 maggio una buona parte dei circa 10 mila dipendenti pubblici che lavora da casa si prepara a rientrare in ufficio.

Da un lato il decreto Proroghe allunga la scadenza del lavoro agile al 31 dicembre, dall’altro elimina l’obbligo del 50 per cento e fissa al 15 per cento quota massima raggiungibile senza il consenso del lavoratore.

«Va bene – manda a dire la segretaria della Funzione pubblica Cgil, Rossana Giacaz –, purché il rientro avvenga in sicurezza e gradualmente per dare il tempo alle organizzazioni sindacali di regolamentare il lavoro a distanza».

L’obiettivo è far tesoro dell’esperienza maturata durante la pandemia per consentire soprattutto alle persone più fragili di poter utilizzare il telelavoro.

[[ge:gelocal:messaggero-veneto:udine:cronaca:1.40225200:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/05/02/news/nei-primi-tre-mesi-4-538-nuovi-pensionati-in-friuli-venezia-giulia-con-lo-smart-working-dimezzate-le-uscite-dei-dipendenti-pubblici-1.40225200]]

Cosa che prima del coronavirus era praticamente impossibile. Basti pensare che allora, in regione, era stato concesso a non più di una cinquantina di persone.

Non a caso anche il segretario regionale della Funzione pubblica Cisl, Massimo Bevilacqua, chiederà la costituzione di un tavolo regionale per regolamentare lo smart working.

[[ge:gelocal:messaggero-veneto:udine:cronaca:1.40218723:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/04/30/news/il-magma-delle-mansioni-cambiano-diritti-e-doveri-spazio-alle-competenze-1.40218723]]
Il decreto 

Il decreto proroga fino alla fine dell’anno, oltre lo stato di emergenza, la scadenza del lavoro da casa ed elimina l’obbligo di utilizzarlo almeno per il 50 per cento dei dipendenti senza aver ottenuto il loro consenso.

Offre la possibilità di utilizzare lo smart working fino a un massimo del 15 per cento, valutando però l’efficienza, l’efficacia e la soddisfazione del servizio.

Libera le amministrazione dall’obbligo del 50% dandole la possibilità di valutare caso per caso. Da oggi, quindi, gli enti devono rivedere l’organizzazione del lavoro.

«Già da qualche settimana stiamo cercando di far rientrare il personale, l’idea di implementare il lavoro in presenza c’era già, ora il decreto obbliga tutti gli enti pubblici a farlo» spiega il presidente dell’Anci, Dorino Favot, secondo il quale non tutto è da buttare.

«Questa esperienza – aggiunge – va valorizzato il meglio». Anche l’Università di Udine ha già gestito un parziale rientro.

«Il ripristino del lavoro in presenza era in previsione – sottolinea il magnifico rettore, Roberto Pinton – proprio perché abbiamo riaperto i servizi agli studenti».

Da giovedì il personale dell’ateneo riceverà la seconda dose del vaccino e anche questo aspetto sarà parte integrante del piano che definirà il direttore amministrativo.

Il Comune di Udine

«Nel rispetto delle norme di prevenzione, abbiamo l’intenzione di far rientrare i dipendenti nelle loro postazioni» conferma l’assessore al Personale del Comune di Udine, Fabrizio Cigolot, nell’assicurare che, a breve, proporrà un piano per analizzare i pro e contro dello smart working.

«Tante persone ci stanno chiedendo di rientrare, tante altre di continuare a lavorare da casa, ecco perché ho deciso di valutare quali funzioni possono essere svolte a distanza.

Sto pensando a un piano a vantaggio dei lavoratori e dei cittadini: l’amministrazione – continua Cigolot – si orienterà verso la cultura del risultato piuttosto che verso l’adempimento fine a se stesso.

L’obiettivo è responsabilizzare il dirigente nell’assegnazione del servizio e il lavoratore nello svolgimento dell’incarico».

Il Comune di Pordenone

Pure il Comune di Pordenone si prepara a cambiare registro.

«Cercheremo di capire chi tra i 70 dipendenti tutt’ora in smart working potrà continuare a lavorare da casa» conferma l’assessore al Persone del Comune di Pordenone, Eligio Grizzo, sapendo già che nella valutazione non sarà trascurata la superficie degli spazi a disposizione.

«Se in un ufficio lavorano due o tre persone è probabile che qualcuno resti in smart working». Secondo Grizzo «la resa di chi lavora da casa non è la stessa di chi è rimasto in ufficio proprio perché a distanza manca il confronto con gli altri».

Le organizzazioni sindacali

«A livello generale la trattativa è già partita e ora inseriremo anche la partita dello smart working chiedendo la costituzione di un tavolo di contrattazione nazionale e regionale» ripete Bevilacqua, mentre Giacaz ribadisce che «il rientro va garantito in sicurezza».

Tra i punti oggetto di trattativa Giacaz indica il diritto alla disconnessione e la conciliazione. Molte donne – sottolinea – non sono riuscite a scindere il tempo del lavoro da quello della casa».

Senza contare che l’età media dei dipendenti pubblici è di 54 anni: «Sono persone – insiste la sindacalista – che salgono sui bus e quindi si rimettono in circolo, anche questo è un aspetto da non sottovalutare». —

Video del giorno

Morte del sindacalista, schiaffo al responsabile della sicurezza in diretta tv

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi