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Travolto da un’auto e morto a 16 anni, il dolore dei genitori: «Abbiamo il cuore spezzato, era la nostra vita»

Riccardo Franzin era un appassionato di sport; a destra, la lettera lasciata dall’amica alla fermata del bus

PAGNACCO. Stava andando a casa di un amico Riccardo Franzin, studente sedicenne, residente a Plaino, una vita davanti e ancora tanti sogni da realizzare.

La sua vita è finita in viale delle Ferriere, poco prima delle 22 di sabato 1 maggio, all’altezza del distributore di carburante Ip, dove, domenica, un’amica, Rossella, ha portato un mazzo di fiori, rose bianche e rosse.

Appesa al palo della fermata del bus una lettera. Poche parole affettuose per ricordare un’amicizia speciale.

L’INCIDENTE

Riccardo stava attraversando la strada a piedi, sotto la pioggia battente, dopo un pomeriggio spensierato trascorso assieme agli amici, per raggiungere l’abitazione di un coetaneo, dove avrebbe trascorso la notte.

Gli investigatori stanno verificando quale è stato il punto esatto dell’attraversamento, se si tratta o meno delle strisce pedonali.

È stato centrato in pieno da un’automobile condotta dal cinquantaseienne udinese Sandro Margherit, che, al volante di una Smart, stava percorrendo viale delle Ferriere diretto verso la stazione.

Il conducente, indagato per omicidio stradale, aveva un tasso alcolemico di 0,75 grammi/litro.

L’auto è stata sottoposta a sequestro dai carabinieri della sezione Radiomobile della Compagnia di Udine, intervenuti sul posto per i rilievi.

Riccardo Franzin è morto sul colpo. Troppo gravi i traumi riportati in seguito all’impatto con l’automobile.

Gli operatori sanitari del 118, accorsi sul posto con un’ambulanza e l’automedica, hanno potuto soltanto constatare il decesso. Del caso è stato informato il pm di turno Luca Olivotto.


IL RITRATTO

Il sedicenne, che avrebbe compiuto 17 anni il prossimo 14 maggio, abitava a Plaino di Pagnacco, in via Zampis, assieme alla mamma Nadia, casalinga, e al papà Massimo, che fino a un anno fa, prima di un infortunio, lavorava alla ditta Cesped.

Figlio unico, frequentava la classe seconda all’istituto Stringher di Udine, sezione commerciale, e fino a un anno fa faceva anche parte di una squadra di rugby, il Rugby Club Pasian di Prato.

Una delle passioni più grandi del sedicenne era lo sport e in quel campo aveva ottenuto ottimi risultati. In passato, oltre al rugby, aveva praticato anche lo stand up paddle (acronimo Sup), una variante del surf.

LA MAMMA

Sabato pomeriggio erano stati i genitori ad accompagnare il figlio in centro città, dove si era incontrato con un gruppo di amici.

«Lo avevamo lasciato in via Poscolle – racconta con un filo di voce la mamma, Nadia Buttazzoni, sconvolta dal dolore –. Io e mio marito ci eravamo fermati in centro per mangiare una tartina e bere un caffè in piazza San Giacomo.

Quando sono andata a prendere la macchina per tornare a casa, in via Zanon, ho visto passare Riccardo. Era con i suoi amici e aveva una bottiglia di aranciata sotto braccio.

L’ho salutato con la mano e purtroppo quella è stata l’ultima volta in cui ho potuto vedere il suo bellissimo sorriso.

Sabato sera lo stavamo aspettando per cena, ma non è tornato a casa. Preoccupata, ho iniziato a cercarlo al cellulare ma non rispondeva.

Ho immaginato stesse andando a casa di un amico. Spesso si fermava a dormire da lui. Verso mezzanotte i carabinieri hanno suonato il campanello e ci hanno detto che nostro figlio non c’era più. È stato terribile.

Era un ragazzo pieno di vita. Aveva tanti amici e tutti gli volevano bene. Non riusciamo a darci pace. Riccardo era la nostra vita.

Lo scorso mese di gennaio avevo perso mio padre Giovanni per il Covid e adesso devo riuscire a trovare la forza per superare anche questo dolore che ci toglie il respiro».

Nel giardino della villa di via Zampis, la cagnolina Guendalina, intanto, aspetta il ritorno a casa del suo amato compagno di giochi.

«Per Riccardo Guendalina era come una sorella – racconta ancora Nadia Buttazzoni –. Ha sempre avuto una grande passione per gli animali.

Era un ragazzo estremamente sensibile, anche se, in piena adolescenza, cercava di nascondere il più possibile i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Non aveva paura di nulla. Si buttava a capofitto in ogni cosa e faceva tutto con passione. Il mio cuore è a pezzi. Ringrazio tutte le persone che hanno voluto bene a mio figlio.

Quello che è successo deve insegnare a tutti chenella vita non dobbiamo dare nulla per scontato perché in un attimo tutto può cambiare».

IL SINDACO

Il sindaco di Pagnacco, Luca Mazzaro, che conosce la famiglia Franzin, esprime ai genitori l’affetto della comunità.

«Il nostro paese è a dir poco sconvolto da questa terribile notizia. Riccardo era un ragazzo molto ben voluto. È una tragedia inaccettabile, soprattutto se vista con gli occhi di un genitore.

I nostri pensieri e il nostro cordoglio sono tutti per i familiari. Un ragazzino che si affacciava alla vita e che fino a ieri ci salutava con il sorriso.

Un padre o una madre non possono fare a meno di immedesimarsi in questi genitori, che hanno cresciuto con amore il loro figlio per 16 anni. È come se ti strappassero il cuore».

IL PARROCO

La piccola frazione di Plaino si è svegliata in un silenzio irreale. Durante le messe, ieri, la comunità si è stretta nella preghiera, per Riccardo Franzin e per la sua famiglia. Tanta commozione e poca voglia di parlare.

«Non conoscevo personalmente Riccardo – le parole del parroco, don Daniele – ho, però, conosciuto la famiglia recentemente, a causa di un altro lutto che li ha colpiti.

Da domenica mattina, come Collaborazione pastorale, durante tutte le messe abbiamo ricordato il caro Riccardo e abbiamo pregato per la sua famiglia.

Ci stringiamo attorno alla mamma, al papà, ai nonni, alla zia e ai familiari più stretti. Soprattutto quando si infrange una vita nel fiorire dei suoi anni il dolore diventa un grido di tutta la comunità.

Il silenzio, la preghiera e lo stare accanto sono gli unici strumenti che abbiamo per stare vicino a chi soffre».

Riccardo lascia la mamma Nadia,il papà Massimo, le nonne Laura e Marta, il nonno Bruno, la zia Sonia, che gestisce un maneggio, e il cugino Luca. —
 

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