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Le rassicurazioni dell’infettivologo: «Capisco i timori ma AstraZeneca è sicuro, fatelo»

Crapis: rischio trombosi nello 0,0004% dei casi «Le paure sono figlie dell’errata comunicazione»

UDINE. «Non biasimo chi ha paura del vaccino AstraZenica, mi rendo conto che l’informazione scientifica non ha saputo spiegare in modo razionale quello che stava succedendo». L’infettivologo dell’Azienda sanitaria Friuli occidentale, Massimo Crapis, inizia dagli errori fatti per tranquillizzare chi teme la vaccinazione anti Sars-CoV2 e per questo continua a rinviare la prenotazione o addirittura a rinunciare all’immunizzazione.

Gli over sessantenni temono il rischio trombosi, come lo spiega?

«È un timore figlio della campagna comunicativa. È un effetto collaterale estremamente raro, molto più raro del rischio trombosi che potrebbe dare l’infezione da Covid».

Qual è l’incidenza?
«L’incidenza della trombosi provocata dal vaccino è pari a cinque casi su un milione, mentre il Covid ne può provocare 165 su un milione. Di fronte a questi numeri è logico avere più paura dell’infezione da Covid rispetto al vaccino AstraZeneca, questo a prescindere dalla gravità del Covid».

Sta dicendo che anche l’infezione leggera da Covid può provocare la trombosi?
«È così. Se ho meno di 60 anni ho una probabilità bassa di sviluppare un’infezione grave da Covid, ma non posso escludere le complicante: anche se ho sviluppato una forma blanda di infezione posso andare incontro a problemi immunologici entro due o tre mesi dal Covid».

Nel caso del vaccino, attraverso l’analisi del sangue si può sapere chi è più a rischio trombosi?
«È impossibile stabilire attraverso un esame del sangue chi corre il rischio di avere complicanze immunomediate. AstraZeneca non determina l’aumento di tutti i tipi di trombosi, questo la gente non l’ha capito. Se fosse così sarebbe logico andare a vedere chi è a rischio o meno, ma non c’è nessun esame in grado di escludere il rischio di incorrere in una trombosi rara dopo il vaccino e tantomeno di identificare le persone più predisposte».

Perché l’Aifa consiglia AstraZeneca agli over 60?
«Consiglia, la precauzione suggerita non è restrittiva, questo tipo di vaccino non è stato vietato sotto i 60 anni, è stato suggerito di non somministrarlo in certe fasce di età perché tutti i casi di trombosi rare si sono verificati in persone con meno di 55 anni».

Chi sviluppa questi eventi è predisposto geneticamente?
«Questi eventi sono figli anche di una predisposizione genetica, chi è predisposto ha una possibilità più elevata di farlo come conseguenza di farmaci o infezioni. Sopra i 60 anni le probabilità si riducono molto».

La paura che si è creata attorno ad AstraZeneca è giustificata?
«Se la andiamo a considerare nei numeri reali del rischio, è una paura molto ingigantita che conferma quanto non siamo razionali nel valutare i reali effetti collaterali e la portata di questi».



Di quali percentuali stiamo parlando?
«Dopo il vaccino AstraZeneca dello 0,0004 per cento, dopo il Covid-19 del 16,5 per cento. Dopo l’assunzione della pillola anticoncezionale la percentuale oscilla tra lo 0,05 e lo 0,12 per cento».

Ci sono altri farmaci che provocano lo stesso rischio trombosi?
«L’eparina, un farmaco comunissimo che viene somministrato dopo una frattura. In questo caso nessuno ha paura, in realtà provoca lo stesso effetto collaterale di AstraZeneca nell’1 per cento dei casi, una percentuale più alta rispetto a quella associata al vaccino».



Perché siamo a questo punto?
«Bloccando e rimettendo in utilizzo il vaccino AstraZeneca, Ema e Aifa hanno ingigantito la paura, sta accadendo quello che abbiamo sempre temuto, che per come è stato gestito sarebbe stato difficile trovare qualcuno che acconsentiva di fare AstraZeneca».



Ritiene possibile un cambio di rotta?
«Temo che il danno sia stato fatto, a prescindere dalle posizioni no vax un certo numero di scettici rimarrà».

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