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Crisi demografica in Friuli, l’esperto: «Non si potrà invertire questa tendenza: declino in atto già da anni»

Alessandro Russo: “Preoccupa il numero di figli per donna.  siamo solo a 1,2 mentre per essere in equilibrio la media è 2”

UDINE. Numeri negativi, che non fanno altro che accelerare una corsa che da anni ha preso una direzione ben precisa. Quella del declino. Lo scenario demografico nella nostra regione è sicuramente peggiorato a causa del Covid, ma – come in quasi tutto il mondo occidentale – da anni stiamo comunque vivendo uno squilibrio costante fra nascite e decessi. Ovviamente a favore dei secondi. Un panorama che da tempo è sotto la lente d’ingrandimento dell’Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali del Friuli Venezia Giulia. A conoscere bene le dinamiche della nostra regione è il ricercatore dell’Ires Alessandro Russo.

Russo, come vede il futuro della nostra regione dal punto di vista della demografia?

«Purtroppo il declino demografico è in atto già da anni. La pandemia non ha fatto che peggiorare la situazione, ma la tendenza è netta. Sarà difficile invertirla in pochi anni».

Ci dia qualche numero per farci capire meglio.

«Uno dei più significativi è quello delle nascite. Nel 2007 in Friuli Venezia Giulia avevamo circa 10.500 nuovi nati l’anno. Un dato che man mano è calato sino ad arrivare alle 7.500 unità attorno al 2018 e 2019. Nel 2020 siamo ulteriormente scesi a 7.400 circa. L’incertezza derivante dalla pandemia si rifletterà anche sull’anno in corso».

Tutto questo non fa che aumentare lo squilibrio con i decessi.

«Purtroppo il Covid ha fatto crescere il numero delle persone decedute e questo è fuori di dubbio, come fa rilevare anche la ricerca dell’Istat sul cosiddetto eccesso di mortalità. Inoltre lo scorso anno si è accentuato un altro fenomeno a cui stavamo assistendo anche in precedenza, cioè la stabilizzazione della presenza degli immigrati».

Fino a qualche tempo fa gli immigrati contribuivano invece a far aumentare il numero delle nascite.

«Si, i figli degli immigrati compensavano il calo demografico degli italiani. Già da qualche anno questa compensazione non c’è più. Nel 2020 il Covid ha frenato anche l’arrivo degli stranieri. Il risultato è che in Friuli Venezia Giulia siamo scesi sotto il milione e duecentomila abitanti e anche nei capoluoghi registriamo un calo dei residenti. A livello nazionale assistiamo allo stesso trend negativo».

È calato anche il numero di figli per donna.

«Ora siamo scesi a 1,2, ma una società per restare in equilibrio dovrebbe avere una media di due figli per donna. Senza il contributo dell’immigrazione saremmo molti di meno. Nei prossimi anni il quadro potrebbe cambiare ancora venendo a mancare l’arrivo degli stranieri».

Nel 2020 il Covid ha fatto scendere anche altri indicatori.

«Colpisce in particolare quello della speranza di vita. Dopo anni di crescita abbiamo perso circa 12-14 mesi e il valore è tornato a 82 anni. Questo comunque sarà un valore destinato a risalire in futuro, quando il coronavirus sarà fermato».

C’è ancora chi dubita dell’effetto-Covid sul numero globale dei decessi.

«Tutti dovrebbero convincersi che la pandemia ha provocato morti che non sarebbero avvenute in quel numero nello stesso periodo temporale. Il virus ha prodotto anche effetti indiretti dato che ha paralizzato la sanità. Persone con altre patologie e che normalmente sarebbero state curate hanno dovuto invece subire il rallentamento dell’attività degli ospedali. Pure per questi malati ci sono state conseguenze molto gravi».

Anche nella nostra regione il cosiddetto eccesso di mortalità è stato consistente.

«Si, è stato molto evidente. Il confronto dell’Istat tra la mortalità del 2020 e quella media annuale del periodo 2015-2019 parla chiaro. A novembre e dicembre il surplus dei decessi è stato addirittura del 61 e 68 per cento. Gli ospedali, in particolare quello di Udine, sono stati sotto pressione sino a pochi giorni fa». —

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