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Dalle pompe funebri alle corse: la storia di Alessandro, che ha vinto il Rally di Piancavallo

L’ultimo anno e mezzo gli ha lasciato «una cicatrice indelebile» Poi un pomeriggio indimenticabile, grazie alla passione per il volante 

PORDENONE. L’ultimo anno e mezzo, sostiene, gli ha «lasciato una cicatrice indelebile». Alessandro Prosdocimo, dalla primavera 2020, si è dovuto confrontare ogni giorno con gli effetti del Covid. Talvolta anche in maniera brutale. Fa parte del suo lavoro, dato che conduce un’azienda di onoranze funebri. La sua passione, però, l’automobilismo, gli ha donato un pomeriggio di enorme gioia.

Alla sua 39ª gara in carriera, il gentleman driver pordenonese, classe 1979, ha conquistato il suo primo successo assoluto, aggiudicandosi su Skoda Fabia R5 il round nazionale del “Rally Piancavallo”, organizzato dalla Knife Racing di Maniago. Prima dell’ultimo tratto cronometrato, Clauzetto, lungo poco più di 7 km, il pilota era terzo e pensava a conservare il prezioso posto sul podio. «In questo modo ho affrontato la prova» ha sottolineato. Poi si è verificato ciò che, nelle corse, specialmente quando piove, può capitare. Il leader della classifica ha sbattuto, ritirandosi; il secondo l’ha imitato, riuscendo però a ripartire ma senza potersi mettere alle spalle Prosdocimo, arrivato davanti a tutti al riordino di Maniago, «dove ho scoperto di aver vinto – ha raccontato –. All’uscita della prova di Clauzetto, infatti, non avevo la connessione internet e non potevo controllare le classifiche. Sceso a Maniago, ho visto la classifica e mi sono emozionato». Un sogno, l’ha poi definito, un momento che porterà con sé e che manterrà non solo tra i ricordi della sua carriera sportiva – iniziata nel 2002 al Rally Valli Pordenonesi, “discendente” del Piancavallo – quanto tra quelli della sua sfera privata.


«Dal punto di vista umano, viste da vicino le conseguenze del Covid, ho passato mesi difficili – ha spiegato –. La pandemia ha cambiato la mie prospettive di vita, ha dimostrato chiaramente che nessuno è invincibile. Sono salito in macchina dopo più di un anno solo per respirare per un giorno e mezzo un po’ di normalità. Avevo bisogno di una boccata di ossigeno e volevo divertirmi». L’ha fatto, e ha vinto. «Sono fortunato anche perché ho la possibilità di guidare un auto che tanti soltanto sognano – ha aggiunto –. Nei miei piani non c’era la vittoria, ma è andata così e me la godo».

Alessandro si meritava un momento del genere, viste le emozioni con cui ha dovuto convivere. «Negli ultimi due mesi ho dovuto assistere al funerale di tre coppie, non mi era mai successo in 25 anni di lavoro – ha spiegato –. È la mia professione, certo, e con le persone devo e voglio essere rassicurante. Il contraccolpo umano l’ho sentito anch’io, perché sono un uomo». A tutti ha sempre donato cortesia e umanità, nonostante le difficoltà. Una vittoria forse anche più importante di quella ottenuta al volante. —

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