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Friuli segnato dal Covid: cala la speranza di vita, meno nascite, più decessi

MASSIMO PERCOSSI

L’Istat: 16.600 morti nel 2020, con un aumento del 16,1 per cento sul 2019. Ussai (M5S): nei primi tre mesi del 2021 siamo stati i peggiori in Italia

UDINE. Meno nascite, più decessi, residenti in calo, immigrazione in frenata. Nel 2020 il Covid ha inciso su tutti i valori demografici del Friuli Venezia Giulia e dell’intera Italia, limitando addirittura la mobilità e incidendo persino sulla scelta di avere figli. I dati pubblicati ieri dall’Istat fotografano in modo chiaro la situazione, mettendo anche in evidenza la diminuzione della speranza di vita, scesa di 1,2 punti per arrivare ora a 82 anni in Italia (mentre nella nostra regione è calata a 80 anni per gli uomini e a 85 per le donne).

Secondo l’Istat, c’è però un valore che il Covid non è riuscito a condizionare, nonostante la consistente quantità di persone prematuramente decedute, ossia il livello di invecchiamento della popolazione. A livello nazionale l’età media è salita da 45,7 a 46 anni tra l’inizio del 2020 e l’inizio del 2021. Il Friuli Venezia Giulia è al di sopra della media italiana, con un indice di 48 anni.

Popolazione residente

Se l’insieme dei fattori demografici ha avuto un andamento negativo anche a causa del coronavirus, il totale della popolazione in regione non poteva che diminuire: ora siamo 1.198.800, con un calo del 6,2 per mille. Tutte e quattro le province hanno visto scendere il numero dei residenti, anche se in proporzione diversa: Udine a fine 2020 era a quota 523.400 abitanti (-5,8 per mille), Pordenone a 309.100 (-4,7 per mille), Gorizia a 136.800 (-7,2 per mille), Trieste a 229.500 (-8,5 per mille).

I decessi

L’eredità più pesante lasciata dal Covid è quella delle migliaia di morti in tutto il Paese. Secondo il Sistema di sorveglianza nazionale integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso del 2020 sono stati registrati 75.891 decessi attribuibili in via diretta al Covid-19. Tuttavia, l’incremento assoluto dei decessi per tutte le cause di morte sull’anno precedente è stato pari a +112 mila. Così, se da un lato è possibile ipotizzare che parte della mortalità da Covid-19 possa essere sfuggita alle rilevazioni, dall’altro è anche concreta l’ipotesi che una parte ulteriore di decessi sia stata causata da altre patologie letali che, nell’ambito di un Sistema sanitario nazionale in piena emergenza, non è stato possibile trattare nei tempi e nei modi richiesti. In attesa degli approfondimenti sui dati distinti per causa di morte, è possibile però effettuare alcune valutazioni di massima.

«Se, ad esempio, – osserva l’Istat – nel corso del 2020 si fossero riscontrati i medesimi rischi di morte osservati nel 2019, i morti sarebbero stati 647 mila, ossia soltanto 13 mila in più rispetto all’anno precedente, invece dei 112 mila registrati. Ne consegue che la mortalità indotta direttamente/indirettamente da Covid-19 ammonta a 99mila decessi». L’eccesso di mortalità interessa più il Nord, gli uomini e gli anziani. Delle 99mila unità stimate come eccesso di mortalità 53mila sono uomini e 46mila donne. In base all’età le perdite umane in eccesso si concentrano tutte dopo i 50 anni e risultano maggiori all’avanzare dell’età. Si registra invece un eccesso di mortalità nelle età più fragili, che per gli uomini interessa soprattutto le classi 80-84 e 85-89 anni (circa 22mila decessi in più) mentre per le donne, in ragione di una presenza più numerosa, l’eccesso prevale nella classe 90-94 anni (oltre 15mila decessi in più). A livello regionale i valori variano dal 4% di Calabria e Basilicata al 25% (un decesso su quattro) della Lombardia. Nella nostra regione i morti sono stati 16.600: a Udine 7.200, a Pordenone 3.800, a Gorizia duemila, a Trieste 3.700. Si tratta del 16,1 per cento in più rispetto al 2019 a livello regionale. Secondo l’Istat l’eccesso di mortalità in Fvg è stato del 12,3 per cento ed è dunque questa la fetta di decessi in gran parte attribuibile al virus. In termini assoluti si parla dunque di 2.041 persone.

Il caso Fvg

Sempre sulla drammatica contabilità dei decessi, ma in relazione ai dati parziali del 2021, il consigliere regionale del M5S Andrea Ussai fa notare che «il Friuli Venezia Giulia è la Regione con il maggiore eccesso di mortalità nei primi tre mesi del 2021, rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019». «L’Istat – prosegue Ussai – registra un +23,7% di decessi rispetto a una media nazionale del +4,9%». «Già dall’inizio della seconda ondata di Covid-19, e quindi negli ultimi mesi del 2020 – ricorda Ussai – la nostra regione è risultata tra le più colpite in termini di mortalità. Ma quando in questi mesi abbiamo cercato di fare luce su questi numeri di decessi sia direttamente sia indirettamente legati alla pandemia, alle interrogazioni presentate alla Giunta non è stata data risposta».

La crescita demografica

Già da anni in passivo, la contabilità fra nascite e decessi è stata ulteriormente appesantita dall’anno di pandemia. Nel 2020 in regione c’è stato un tasso di natalità del 6,2 per mille (ossia sei nuovi nati ogni mille abitanti) e un tasso di mortalità del 13,8 per mille. La “crescita” (in termini statistici) è dunque negativa del 7,6 per mille. Un dato peggiore rispetto al resto del Paese. La media italiana del tasso di natalità è infatti del 6,8 per mille, mentre il tasso di mortalità è del 12,6 per mille, con una differenza del -5,8 per mille.

Numero di figli:

Un figlio per donna

La riduzione della natalità interessa tutta l’Italia. Nel 2020 ci si è ancora di più avvicinati alla media di un figlio per donna. La media italiana è scesa infatti a 1,24, il dato più basso dal 2003. In Friuli Venezia Giulia il dato è di 1,26, con una età media al parto di 32,2 anni. —

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